Andrey Vatutin, Cska: La pandemìa ha cambiato tanto. Mike James è nel posto giusto

Andrey Vatutin è senza alcun dubbio uno dei più grandi manager della storia di Turkish Airlines Euroleague.

La sua carriera è iniziata alla Tass, sezione sportiva, nel 1995, dopo la laurea in giornalismo all’università statale di Mosca. Dal 1997 al 2000 è stato a capo della comunicazione per la Federazione Russa. Poi dal 2000 si è spostato all’Ural Great Perm come assistente del CEO, nel frattempo ricoprendo anche la carica di assistente GM della nazionale.

Nel 2002 è finalmente arrivato al Cska dove inizialmente è stato vice Amministratore Delegato sino al 2006, poi vice presidente per la stagione 2006/07, CEO dal 2007 al 2009 ed infine Presidente e CEO, ruolo che ricopre tuttora.

Se parliamo di trofei ci sarebbe da scrivere un libro… 4 Russian Superleague, 13 campionati russi consecutivi, 2 coppe nazionali, 9 VTB (tutte tranne l’edizione 2011) e, cosa principale, 4 titoli di Eurolega. Quello del 2006 e del 2008 da vice Amministratore nel 2006, quello del 2008 da CEO e quelli più recenti, nelle stagioni 2016 e 2019 nel ruolo attuale di plenipotenziario.

Grazie all’abituale cortesia dell’ufficio stampa moscovita abbiamo avuto modo di proporre la formula classica del “Q&A”, ovvero una serie di domande per le quali abbiamo ricevuto le dettagliate risposte del Presidente.

– Sei stato uno dei primi dirigenti che ha parlato di riduzione del budget nei giorni iniziali della pandemia, ciononostante hai costruito una squadra favolosa firmando grandi campioni e gestendo abilmente, allo stesso tempo, la partenza di alcuni elementi importanti. Il sacrificio di quei giocatori era qualcosa di pianificato per poter arrivare a nuovi arrivi eccellenti come Milutinov e Shengelia così come poter rinnovare gente come Mike James, Danile Hackett e Darrun Hilliard?

«La pandemia ha insegnato tanto a tutti, soprattutto che le cose possono cambiare in un attimo ed i tuoi piani finire nel cestino a causa di problemi finanziari, nuove restrizioni e decisioni dei governi. Non ha quindi senso tornare sui piani che avevamo all’inizio: li abbiamo adattati alla situazione diverse volte. Ora in molti apprezzano molto la squadra che abbiamo costruito, ma io dico sempre che solo il campo ce ne darà conferma. Abbiamo sofferto perdite terribili. Se Kyle Hines ha deciso personalmente di lasciarci, separarci da Andrey Vorontsevich ed Howard Sant-Roos, il primo un nostro veterano ed il secondo un atleta che si era dimostrato di altissimo livello in stagione, è stata una scelta soltanto dovuta a ragioni finanziarie. Non avremmo mai voluto perdere questi due atleti».

– In un’intervista recente hai dichiarato “il nostro budget è pubblico e siamo gli unici”. Non credi che dovrebbe essere così per tutti i club di Eurolega, almeno rendendo visibili i salari netti di tutti gli atleti, in modo che tutto l’ambiente possa avere un’idea migliore nella direzione della trasparenza?

«La cosa principale che vorrei avere è una condizione di uguaglianza per tutti i club. Non è facile avere il dito puntato da tutti, che in un certo senso ti accusano di essere ricco senza considerare i veri numeri di tante altre superpotenze del continente. Noi non vogliamo essere un esempio per nessuno, seguiamo solo le regole stabilite dalla VTB. Le voci del nostro budget sono assolutamente trasparenti, siamo puntuali nel riportare tutto alle autorità ispettive. Allo stesso tempo comprendiamo che sia impossibile avere una reale condizione di equità economica a causa delle differenze nei sistemi fiscali, della provenienza delle risorse e dei metodi di pagamento dei giocatori (i contratti d’immagine in diversi paesi). Per quanto riguarda i salari dei giocatori possono essere resi pubblici solo con il consenso degli atleti stessi. Ad esempio servirebbe la collaborazione di ELPA. In parecchi paesi tali informazioni sono considerate confidenziali».

– Torniamo alla riduzione di budget, circa il 25-30% secondo quanto hai detto più volte. Alcuni commentatori hanno sorriso ironicamente alla tue parole ritenendole poco credibili dopo le firme di Milutinov e Shengelia. Possiamo dire che la cifra risparmiata rilasciando Kufos, Baker, Kulagin, Vorontsevich, Hines e Sant-Roos, oltre al “buyout” incassato da Milano per Kyle, è superiore a quanto speso per i nuovi? Mi sbaglio se indico quel risparmio in un 25-30%’

«Abbiamo mantenuto un equilibrio salariale proprio perché diversi atleti molto costosi hanno lasciato la squadra. Non abbiamo risparmiato solo in termini qualitativi, ma anche quantitativi: lo scorso anno eravamo in 17, oggi siamo in 14 con due componenti del roster che solo ieri erano junior. Sono d’accordo, un taglio generale non poteva venire però dalla sola rinuncia ai giocatori. Stiamo riducendo diverse spese e siamo molto attivi sul fronte del provare a creare maggiori entrate, cercando nuovi sponsor. In pratica abbiamo migliorato la qualità del roster riducendo però dal punto di vista quantitativo: non avremo un panchina così lunga e sarà quindi fondamentale limitare gli infortuni».

– Vorrei sottolineare una cosa importantissima riguardo il termine dell’accordo con Aeroflot per la disponibilità dei voli charter. Voi, come il Khimki, avete trasferte agevoli solo per il derby, per lo Zalgiris e per lo Zenit, mentre ogni altro viaggio è una sorta di “volo intercontinentale”, con tante ore trascorse sull’aereo. Situazione molto sfavorevole rispetto alle squadre dell’occidente europeo, che hanno viaggi molto agevoli. Può essere un problema ulteriore da affrontare con Itoudis e tutto lo staff? Non credi che EL dovrebbe cercare un accordo generale con una compagnia aerea per coprire le esigenze, diverse, di ogni club rendendo le condizioni più eque?

«Sarebbe grandioso se EL potesse aiutare in questo senso, sebbene lo ritenga poco probabile oggi. Il problema non è nuovo per noi, lo affrontiamo da quando esiste il Cska. Senza Aeroflot sarà molto più dura, hai ragione., e questo aggiunge un po’ di mal di testa allo staff, rendendo necessario un aggiustamento del programma di allenamento, prestando maggior attenzione alle condizioni dei giocatori e cercando di garantire più giorni di riposo a tutti. Allo stesso tempo, quando tutti i voli saranno disponibili, avremo condizioni per muoverci in Europa anche migliori rispetto a squadre come il Nizhny, l’Unics o il Loko, che hanno giocato in Eurolega. Purtroppo non possiamo cambiare la geografia (ndr risata)».

– Parliamo di Dimitris… Io ero lì, a Belgrado, ed ebbi l’opportunità di intervistarti dopo la sconfitta in semifinale. Mi dicesti che si sarebbe dovuto riconsiderare ogni posizione all’interno del club, nessuno escluso. Quale è stata la ragione principale per cui hai deciso di continuare con il Coach?

«L’estate 2018 è stata difficilissima. Noi abbiamo sempre grandi attese ed un fallimento non fa che porre ulteriore pressione su tutti. La scelta più facile sarebbe stata quella più netta e rapida. E’ più difficile prendersi del tempo, pesare ogni situazione e con grande attenzione scegliere nel modo più lucido, a mente fredda. Abbiamo parlato tanto con Dimitris, io, come ho detto spesso, ho sempre creduto nel nostro Coach, riconoscendone perfettamente le qualità professionali. Mi ha promesso di rendermi orgoglioso della squadra ed ha mantenuto la sua parola».

– Puoi raccontarmi qualcosa che non sappiamo di lui, qualcosa che apprezzi lavorandoci insieme?

«Non so se possa dire qualcosa di nuovo… E’ una persona che rispetto molto perchè onesto e diretto. Non ti parlerà mai alle spalle, ti dirà sempre in faccia ciò che pensa e lo preoccupa. In più Dimitris vive al 100% le esigenze del club, è uomo di pallacanestro 24/7 che pensa costantemente a cosa può renderci migliori».

– Secondo me è attualmente il migliore in Europa grazie alla sua versatilità che gli permette di lavorare con giocatori molto diversi tra di loro. Può essere questo il segreto per costruire l’ennesima generazione di campioni, come gli piace sottolineare spesso?

«E’ tosto come Coach, ma allo stesso tempo sa comunicare al meglio coi giocatori. E’ importante, secondo lui, costruire un rapporto chiaro con tutti, senza nascondere nulla in modo da poter ragionevolmente esprimere le proprie idee. Credo sia l’approccio migliore alla generazione attuale di giocatori atleti».

– Il famoso “abbraccio” di Vitoria: in una parola come lo descriveresti? Direi che non esiste un altro Presidente che vive la gara in modo così emozionale come fai tu…

«In una parola? Lo abbiamo detto, “orgoglioso”. Ero orgoglioso del risultato della squadra che aveva passato momenti molto duri, dell’allenatore che aveva mantenuto la sua promessa, e di me stesso, per aver seguito il percorso corretto. E’ stata una vittoria molto significativa per me come per tutti. Sono rimasto nell’arena finché non è uscita l’ultima persona… Quel titolo ha rappresentato così tanto per per me, per Mosca, per la Russia. Un amico che era a Vitoria un’ora dopo la partita mi ha detto “Stasera sei campione due volte. Hai vinto l’Eurolega e non ti è venuto un infarto».

– La mossa dello scorso anno, con la firma di Mike James ha scatenato molti dubbi tra parecchi addetti ai lavori che mettevano in dubbio l’atteggiamento del giocatore.Poi nella realtà avete dimostrato che un grande club, con un grande allenatore, possono gestire qualunque atleta ed ora Mike si è integrato alla perfezione. Quali sono le ragioni per cui avete deciso di procedere con l’arrivo di James?

«Nell’estate 2019 Mike è apparso sul mercato in maniera abbastanza inattesa. Pochi pensavano che Milano si liberasse del miglior realizzatore della stagione precedente. Un detto dice che la tua brutta reputazione ti precede. Abbiamo sentito molte cose sulle sue azioni, ma abbiamo deciso di fidarci delle nostre sensazioni. Abbiamo parlato con chi lo conosceva bene e siamo arrivati alla conclusione che Mike potesse dare il meglio nell’ambiente giusto. Ora dice di trovarsi bene da noi e ne siamo felici perchè è uno dei maggiori talenti di tutta l’Eurolega».

– A proposito di Eurolega, recentemente ha pubblicato una serie di regole e protocolli per la ripresa della stagione. Non credi sia difficile applicarli a 10 paesi differenti che sono coinvolti nella lega?

«L’ho già detto durante la fase più acuta della pandemia, molti piani vanno cambiati costantemente e l’Eurolega lo sa bene. Ora non abbiamo bisogno di regole ma di protocolli per affrontare le diverse possibili situazioni. Questa è la cosa principale su cui lavoriamo insieme».

– Sembra che i numeri dei casi di positività siano in crescita ultimamente e ci sono ancora molti dubbi sulla nuova stagione. Il “board” si riunirà ad inizio settembre per valutare ogni scenario possibile. Credi si posa pensare ad una sorta di bolla in stile NBA, almeno per l’inizio, oppure è impossibile a causa delle implicazioni con le leghe domestiche?

«In effetti hai già dato la risposta, giochiamo tutti in diversi campionati. Eurolega sta controllando tutto, ogni tipo di cambiamento, ma spero che si possa iniziare nel modo più simile a quello normale. Sebbene oggi sia dura, viste le tante restrizioni ancora effettive».

– Una curiosità sul nuovo capitano dopo che avete perso Kyle, l’uomo perfetto per quel ruolo. Quando avremo la nomina del suo successore? Sceglierete solo tu e Dimitris o ci sarà una sorta di confronto con la squadra per determinare la scelta?

«Hai ragione, Kyle era perfetto come capitano. Un grande giocatore, un combattente vero, un carattere forte, una persona di valore ed un amico allo stesso tempo. Di certo sarà impossibile trovare la sua copia. Ma abbiamo qualche ragazzo degnissimo di essere il nuovo capitano del Cska: Nikita Kurbanov, Will Clyburn, Daniel Hackett, Semen Antonov e Mike James. Io ed il Coach parleremo con tutti i candidati e con gli altri giocatori per capire quale possa essere la tendenza generale, dopodiché prenderemo la decisione finale che arriverà poco prima dell’inizio della stagione ufficiale».

Un ringraziamento speciale a Nikolai Tsynkevich, responsabile della comunicazione Cska, che ha contribuito in maniera determinante alla realizzazione di questa intervista.

(Photo. cskabasket.com)

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