Vuoto totale Olimpia, il Real ringrazia

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Nella tristissima cornice di un Mediolanum Forum deserto per le note ragioni, peraltro splendidamente addobbato dalla società ospitante cercando di creare un minimo di atmosfera, va in scena l’ennesimo capitolo contraddittorio di una stagione milanese che  non decolla e non fornisce alcun elemento che possa far pensare ad un futuro di una qualsiasi positività.

Il Real Madrid è arrivato a Milano decisamente controvoglia, lo ha fatto per dovere professionale e se ne torna a casa, nel giro di pochissime ore trascorse nel capoluogo lombardo, con una W che lo tiene in quota per la corsa al vertice senza aver fatto nulla di straordinario e senza aver mostrato quella ferocia agonistica che ne contraddistingue le prestazioni da tanti anni, propio da quel 2011 in cui Pablo Laso prese possesso del pino “blancos”.

A dirla tutta e senza giri di parole, se non vi fosse stata la collaborazione di un’Olimpia incomprensibile, abbiamo seri dubbi che la situazione ambientale ed il viaggio in giornata ci avrebbe regalato la rimonta Real. Che però, da grande squadra, se le viene concesso qualcosa, lo fa suo senza indugio.

I nostri abituali 5 punti, per provare a capire cosa ci sia dietro il crollo tecnico ed emotivo biancorosso, che è l’opposto di quanto ci hanno regalato i campioni della “casa blanca”.

 

  • Le condizioni particolari e l’occasione clamorosa sprecata

Ricapitolando…

Gara a porte chiuse, Real senza 5 giocatori di grandissimo valore, 11 atleti a roster tra cui un 2001 (Nakic) mai realmente utilizzato ed un 2002 (Garuba) spesso parte delle rotazioni ma sempre bambino, Salah Mejri da 30 minuti totali in stagione e Felipe Reyes, 40enne il 16 marzo, che di quei minuti ne ha giocati 44’04” sinora in tutta la Turkish Airlines Euroleague. Un viaggio in giornata, le ovvie preoccupazioni ai tempi del coronavirus e tanta, tanta voglia di rispettare l’impegno ma soprattutto di ripartire immediatamente.

C’era una situazione possibilmente migliore per Milano? Non era questa l’occasione d’oro per portare a casa un successo nobile che avrebbe pesato tantissimo in una lotta Playoff che è aperta a sempre più squadre?

La gara di ieri era tutto ciò ma questa Olimpia non ha valori sufficienti, né tecnici, né mentali.

  • Rudy, la leggenda

Un campione. Totale ed infinito. Non ce ne frega niente di simpatia od antipatia (peraltro di campioni che fossero così gradevoli in campo ne ricordiamo abbastanza pochi…), qui si parla di leggenda, senza se e senza ma. E’ l’uomo che suona la carica, è quello che non accetta la sconfitta, è quello che ha lavorato su un mutamento atletico delle sue caratteristiche diventando letale tiratore, lui che era uomo da gara delle schiacciate. Oggi emergono le sue triple, ma quello che fa in difesa è straordinario e lo è da qualche anno (ricordate la prova contro Datome in Finale  Belgrado? Noi sì, molto bene). Una leadership totale di un uomo tranquillo che in campo si trasforma in una belva feroce. La vittoria di ieri nasce dalla sua carica. Una volta di più, giù il cappello per Rudy Fernandez!

  • Il parziale? Sì, è inconcepibile 

Tralasciando lo 0-17 della prima parte di gara in 4’39”, che sarebbe già sufficiente a definire la prestazione Olimpia, quello che accade a cavallo tra terzo ed ultimo quarto è francamente difficile da pensare per una squadra a questi livelli.

Il 53-41 a 4’46” del terzo periodo, dopo il canestro di Tarczewski, diventa 55-61 a 6’28” dell’ultima frazione! 2-20 in 8’18″… 2 punti a referto in più di 8 minuti? Ci perdonerà Messina se non condividiamo per nulla le sue parole del fine gara: non crediamo che si possa definire “giocare duro” quanto visto prima dei momenti cruciali, anzi.

La squadra si perde in qualunque difficoltà e francamente presenta alcuni giocatori in uno stato di forma raccapricciante. Dà molto l’impressione di qualcosa di compatto finchè è tutto facile, ma di fronte alla prima complicazione perde completamente il filo. L’esperienza fortemente voluta di alcuni elementi non dovrebbero permetterlo.

  • Tavares, il centro più determinante di tutta l’Eurolega

Forse non avrà i movimenti migliori dal punto di vista tecnico, ma senza alcun dubbio è il centro che condiziona di più le partite a livello altissimo.

Walter Tavares sta facendo un  lavoro straordinario poiché non cade più nei tranelli che il suo imponente corpo gli mette di fronte pressoché ad ogni contatto. La sua stazza infatti gli è costato in passato tanti falli fischiati anche perché decisamente più visibile di altri. Ora si muove con grande perizia, interpreta le giocate dei suoi esterni al meglio, esce sul perimetro quando lo deve fare restando a guardia del proprio ferro con maggiore continuità. E’ diventato difficilissimo attaccarlo sulle sue debolezze e portarlo dove ha meno armi da opporre. Lo zampino di Laso? Certo, insieme ad un’etica lavorativa che da Madrid ci descrivono come eccellente.

Ieri ha fatto a pezzi, senza nemmeno accorgersi che ci fosse, Tarczewski, che nelle ultime gare era emerso come uno dei migliori nel ruolo. 13+12 con 4 stoppate e due assist: gara da favola.

  • Gli interrogativi di Messina

Il presidente/allenatore deve porsi tante domande, perché 4/14 in 18 gare è un record da ultimo posto ed è accompagnato da una qualità veramente bassa di pallacanestro.

Sgombriamo il campo da qualsiasi equivoco… Non è in discussione la qualità del Coach Messina, ma lo sono tante scelte estive, alcune da lui stesso già sconfessate, ed il rendimento della sua squadra, che gioca propio male. Ma veramente male. Non vi è nulla di convincente nella pallacanestro milanese da due mesi abbondanti, anche tre, e non si capisce, cosa più grave, cosa si voglia fare in campo. Correre? Non se ne parla. Attacco organizzato a metà campo? Tracce introvabili. Difesa feroce? Nemmeno l’ombra.

Se è comprensibile che vi sia dello scoramento di fronte ad un stagione ad oggi pessima per risultati e qualità, non lo è invece continuare a vedere quelle facce. Lo abbiamo già scritto e lo ripetiamo, ragazzi miei fate il più bel lavoro del mondo, un po’ di determinazione e di espressione positiva non darebbe fastidio. Sì, anche in panchina.

In tutta questa situazione decisamente deficitaria, noi ribadiamo quanto espresso più e più volte: chi guida la squadra è uno dei pochi profili che può evitare il naufragio. Per esperienza, per valori personali e per caratteristiche tecniche.

 

(Grazie a Euroleague Basketball per il pronto invio del materiale fotografico)

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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