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Valencia scoperchia il pentolone Barça

Da 18-12 a 18-32 in 6’01” a cavallo della sirena del primo quarto: può bastare per definire  la serata del Barcellona un disastro? Assolutamente sì.

I catalani non fanno tesoro dei campanelli d’allarme suonati alla Fonteta una settimana fa, dove i parziali, per certi versi inquietanti, si erano susseguiti fino al capolavoro finale di Mirotic. Questa volta la supponenza blaugrana va oltre e la gara non viene più ripresa.

Il Barça è più forte di Valencia, tanto, e non può bastare la giustificazione, comunque seria, dell’assenza di qualsiasi forma di playmaking, dopo l’ennesimo stop di Heurtel ed un Pangos non ancora pronto. Delaney gioca una gara ben diversa da quanto fatto contro Milano anche perché la difesa “taronja” concede un decimo di quanto fece l’Olimpia. Hanga ha tirato la carretta in regìa a lungo, ma se pressato, ovviamente, perde un poco di lucidità e, soprattutto, se gli viene tolto ritmo il contributo che può dare nel ruolo è assai limitato.

La dimostrazione di quanto sia stato gettato al vento dagli uomini di Pesic sta nel fatto che, anche in assenza di un attacco credibile, siano state tantissime triple mettibilissime ad aprire uno strappo non più riducibile. 43 triple, di cui 14 a bersaglio, con sostanzialmente solo Claver e Mirotic a far male, sono un dato che inquieta più di quanto faccia ben sperare.

Valencia è perfetta ed è molto meglio allenata di quanto tutti (noi compresi…) pensavano. Squadra colpita da tanti infortuni che va per la sua strada e soprattutto società che guarda al futuro (il centro di allenamento è un esempio su tutti) senza far drammi nel quotidiano. In quasi tutti i team d’Europa, dopo il disastroso inizio di stagione in Eurolega, il coach sarebbe cambiato. Qui no ed ora i dividendi fioccano, ivi compresa una partecipazione ad una lotta playoff con squadre costruite in maniera ben più ambiziosa, cui oggi si aggiunge una semifinale contro il Real che è premio e riconoscimento assai meritato.

Il tentativo di suicidio perfetto di Aaron Doornekamp non va  buon fine, seppur entri nella storia come uno dei più grandi di sempre. Fallo terminale, di una durezza clamorosa, a 26 secondi e 3 decimi dal termine, a metà campo, su Delaney, avanti 78-71: poteva essere disastro, ma l’avversario va in lunetta e sbaglia il primo libero. Tutto in linea con le mille occasione gettate al vento dai catalani.

«Se siamo in Copa del Rey è per vincerla» dichiara l’uomo tranquillo Jaume Ponsarnau. Ovvio, ma avevamo dubbi, noi…

Mike Tobey è l’eroe di giornata, ma il collettivo è il vero MVP.

Che Barcellona vada sotto a rimbalzo con una rivale così strutturata fisicamente suona come una barzelletta, che non farà certamente ridere Pesic, il quel aveva indicato nel controllo dei tabelloni la chiave della gara.

La grande ed attesissima semifinale con il Real va in archivio senza essere giocata. Ciò che resta, a questo punto, è la sensazione di una sconfitta devastante che al Palau potrebbe lasciare conseguenze e dare chiare indicazioni per la prossima stagione.

«Non è detto che il Barça debba vincere sempre» dice Pesic. E’ vero, è il gioco e l’avversaria è assai valida, ma quando sei in un club che investe quello che ha investito il Barça 2019/20, l’asticella è elevatissima sempre e tirarla giù a calci non è il miglior viatico per affrontare il resto della stagione, che ha già visto i primi due obiettivi (Supercopa e Copa) sfumare amaramente senza competere al livello richiesto.

(Photo: acb.com)

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