Eurodevotion Weekly – Il volo dell’Efes e la crisi dell’Olimpia

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Round 13 agli archivi e la classifica comincia ad essere abbastanza definita, con posizioni che rispettano maggiormente le aspettative, senza che manchino alcune situazioni inattese.

5 brevi valutazioni dell’accaduto, tra squadre, coach e campioni.

  • Il volo dell’Efes sulle ali del coinvolgimento

Tanti, e ci mettiamo in lista anche noi, ad inizio stagione si chiedevano se i turchi potessero ripetere una stagione come quella scorsa, del tutto sorprendente anche perché si arrivava, non dimentichiamolo, dall’ultimo posto del 17/18.

Se c’è uno che non ha mai avuto dubbi questo è Coach Ataman, fin dal luglio 2018. «Siamo una squadra che vuole vincere questo trofeo». Sorrisini di quei tanti, ma ad un anno e mezzo da quelle parole, con una finale persa agli ultimi possessi a Vitoria, si può tranquillamente dire che avesse ragione lui.

Perché l’Efes è in vetta? Perché ha due campioni straordinari, un allenatore con gli attributi ed un sistema molto organizzato. Perché gioca un basket moderno ed efficace che coinvolge ambiente e giocatori. Perché ha saputo sinora fare a meno sempre di un grande giocatore come Moerman e spesso di Dunston senza pagare alcun dazio. Ma soprattutto perché si tratta di una pallacanestro che coinvolge tutto il roster e, nonostante la presenza di due profili importanti, viene giocata in modo e con delle frequenze che sanno creare protagonisti nuovi ad ogni possesso. L’Efes gioca facile un gioco difficile e questo, anche nella testa dei giocatori è fondamentale in una maratona come la Turkish Airlines Euroleague. E se la mente è tranquilla il corpo reagisce bene ed è in grado di rispondere sempre. Il capolavoro di Ataman è questo: giocare come in NBA in una stagione che è quasi come quella NBA.

  • La crisi di Milano: non corre, non salta…

Spezzone di una conversazione delle 1900 di ieri… «L’atletismo dell’Asvel può fare malissimo ad una squadra sostanzialmente senza esplosività, sebbene tecnicamente superiore». Ci voleva poco…

38 punti di scarto subiti tra Asvel, Stella Rossa ed Olympiacos, che insieme combinano per un record di 16-23 e sono fuori dall’attuale “playoff picture” sono ben più di un campanello d’allarme. Ed i punti subiti totali sono 257 (media 85,66…): non si va lontano così. Sconfitte chiare e meritatissime, in cui ad un certo punto c’è stato un crollo totale, senza che la tecnica potesse sopperire alla totale assenza di impatto fisico. Si torna ai dubbi di inizio stagione, quando i risultati europei erano tappeto sopra la polvere: se dipendi totalmente da Rodriguez e Scola, in mancanza dei quali non si mette insieme nulla di tecnicamente valido, con questo calendario il campanello d’allarme diventa una sirena di acusticità intensissima.

Mercato? Necessario. Un atleta vero, che possa fare il 4 e più il 3 che il 5, ed una combo con punti nelle mani, perché la pallacanestro di oggi necessita di giocatori che dal pick and roll sappiano concludere in proprio o creare per il “rollatore”, per il primo scarico (skip etc) ed eventualmente garantire anche l’efficacia di un ulteriore extra pass. Ed anche questo giocatore deve avere gambe esplosive, senza le quali è durissima competere da protagonisti.

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  • Maccabi e Cska. la prima gara di Playoff della stagione

Straordinaria per intensità, per individualità clamorose e per l’averci regalato attacchi  molto ben eseguiti anche in presenza di difese che non volevano mai e poi mai farsi battere.

Il primo tempo russo è da antologia. Alcune giocate di Hines, imbeccato alla perfezione dai piccoli, sono enciclopediche era quanto un centro possa creare per i compagni e per sé.

La difesa di Sfairopoulos del secondo tempo va direttamente insegnata ad ogni coach che si affaccia al mestiere, nonché a tanti che quel mestiere lo fanno già con “alterne” fortune e capacità. L’efficacia dei cambi è un capolavoro. James immarcabile? Vero, ma Sfai un’idea ce l’ha e ribalta tutto. Chapeau.

Intensità Playoff, l’Eurolega al meglio.

  • Real Madrid e Barcellona: macinare nel silenzio

Perfettamente d’accordo con Pesic. «La Liga ACB è il campionato nazionale più difficile e rimanere ai vertici sia di qua che di là è merito assoluto».

Vero che queste due squadre hanno roster infiniti e campioni assoluti, ma i viaggi, gli aerei, la mancanza di allenamento etc riguardano anche i campioni. Che diversamente dai brocchi, però, li sanno gestire.

Real e Barça, che per me restano le due probabilissime finaliste (lo so, Ergin la pensa diversamente…) stanno macinando nel silenzio. Si dà praticamente per scontato il loro record, ma in questa competizione, se molli un istante soltanto, di scontato non c’è più nulla. Sono squadre che difendono ed attaccano migliorando di gara in gara. Sistemi diversi ma altrettanto imponenti, in cui i campioni restano campioni facendo quel che serve alla squadra. E sia chiaro che proprio “quel che serve” è che si mettano anche in proprio risolvendo le questioni più spinose, perché i campioni sono così nella pallacanestro, il gioco di squadra con le più spiccate individualità che esista.

  • Corsa Playoff, prime avvisaglie di chiarezza

Ad un livello superiore, per ora, Efes, Real e Barça. Cska, Maccabi ed anche il Pana dopo l’arrivo di Pitino paiono di una certa solidità che possa garantire l’accesso alla postseason.

Poi… poi è tonnara, sebbene limitata nei numeri rispetto allo scorso anno. A metà-fine gennaio ne sapremo molto di più ma è chiaro che molto dipende dalla rimonta Fenerbahce, che tutti, più o meno, riteniamo probabile. Se così fosse (il calendario potrebbe portare Obradovic ad un record positivo proprio alla fine del primo mese del nuovo anno), resterebbe un solo posto disponibile.

Milano, Baskonia e Khimki sono le tre candidate più accreditate, ognuna però con problemi oggi abbastanza seri. Dei meneghini si è detto, mentre per i baschi serve un corposo ricorso al mercato perché gli infortuni-stagione pesano troppo, altrimenti a fine aprile si pensa alla Liga e basta. Per i russi resta l’incognita di una gestione tecnica che continua a non convincere. Con Mozgov sarebbe stato tutto diverso, ma non se ne hanno più tracce.

Olympiacos, Bayern e lo stesso Asvel potrebbero provarci, soprattutto i tedeschi, ma paiono un gradino sotto. Impossibile per le altre.

 

 

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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Secondo  Sportando Aaron Jackson, 33enne “combo”, sarebbe ormai un giocatore del Maccabi. Vincitore dell’Eurolega 2016 nonché di 5 titoli VTB col Cska, l’atleta, terminata l’esperienza in Cina, era nel mirino dell’Olimpia Milano nonché, secondo Eurohoops, del Fenerbahçe. Mancherebbe solo l’annuncio ufficiale, come riportato dal sito di Emiliano Carchia.

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