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2019/20 Turkish Airlines Euroleague seasonTurkish Airlines Euroleague

Real Madrid vs Barcellona è l’essenza di un’Eurolega straordinaria

Poche storie, questa era la partita più attesa dall’inizio della stagione perché nelle difficoltà attuali del Fenerbahçe e nel rinnovamento del Cska la questione spagnola diventava una sorta di duello per il trono.

Da una parte i campioni del Real, trionfatori nel 2015 e nel 2018, nonché protagonisti dell’indimenticabile semifinale di Vitoria, dove solo la generazione di fenomeni del Cska poteva batterli. Dall’altra un Barça che definire ambizioso è poco: mercato stellare e partenza di altissimo profilo.

Sinora in stagione vittoria “blancos” in Supercopa, vantaggio sempre madrileno in Liga Endesa (7-0 vs 5-2) mentre in Turkish Airlines Euroleague tre inopinate sconfitte hanno relegato gli uomini di Laso ad un modesto 4-3, contro l’ottimo 6-1 dei “blaugrana”, sempre dominanti con l’eccezione di Milano.

Partitissima doveva essere e partitissima è stata. Con emozioni e singoli momenti gà da conservare.

Vittoria del Real Madrid in una serata che ha regalato alcune situazioni assai atipiche e, francamente, inattese, partire dai primi due quarti di dominio alternato.

L’analisi di #eurodevotion negli abituali 5 punti che riteniamo di maggior incidenza sul risultato finale.

  • Fisicità ed atletismo delle guardie

Vi era e vi è superiorità da parte degli uomini di Pesic, ma tutto quanto previsto sulla carta in realtà non si è verificato, se non a sprazzi. Campazzo, Laprovittola e Llull non sono per nulla andati sotto contro Delaney, Higgins ed Hanga, potenzialmente devastanti se l’avessero messa un po’ più sul fisico. Intercettare questi tre, senza dimenticare un Pau Ribas sempre positivo e lineare, è stata una delle faccende meglio gestite da Laso, al solito uno dei migliori nel leggere le parti fondamentali di una gara.

  • Il fattore rimbalzi

Il Barcellona è la terza migliore in Turkish Airlines per percentuale di rimbalzi raccolti, col 53,3%, mentre il Real si ferma al 49,5%. Nella sfida del Wizink Center la “casa blanca” ha ribaltato il tutto, raccogliendo il 56,2% dei palloni disponibili, lasciando quindi solo il 43,8% agli avversari. E’ un altra lettura di Laso di portata straordinaria.

  • Anthony Randolph e quel Mirotic col circoletto rosso

In missione, nulla di diverso. L’ala grande americana (sloveno raccontatelo ai mercanti di passaporti) ex Lousiana State, scelta nel 2008 con la 14ma da Golden State, nativo di Wurzburg, dove i genitori servivano fedelmente la patria a stelle e strisce, aveva segnato questa gara proprio col circoletto rosso. Ed in quel circoletto c’era anche il nome di Nikola Mirotic, uno che qui a Madrid non viene proprio osannato, visto il “tradimento” a favore dei rivali di sempre.

Partita esemplare, energia totale sin dalla palla a due e voglia di mettersi in proprio ma di farlo per la squadra contro il bersaglio numero uno avversario. Missione compiuta: 16+7 che dicono perfino poco dell’impatto sulla partita e sul risultato. In tutto questo, serata negativa per Mirotic? Sì, se 19 + 5 con il 50% al tiro può essere negativo ok. Ma ovviamente stiamo parlando di uno dei tre migliori, forse il migliore del continente, quindi quell’asticella è molto in alto.

  • Quintetti fisici: la criptonite del Barça?

Campazzo, Taylor, Deck, Randolph e Tavares: 11′ in campo (27,5% del tempo totale) e +24 di plus/minus. A Milano fu +11 per Rodriguez, Della Valle, Micov, Scola e Gudaitis in poco più di 5 minuti. Vuoi vedere che abbiamo un’indicazione sulle difficoltà “blaugrana” contro avversari che presentano una struttura fisica di un certo tipo? Due gare non sono certezza, ma l’oscuramento di tante vallate e di tante linee di passaggio sono una chiave, fondamentale. Alla prossima potrebbero esserci Derrick Williams, Lauvergne e Vesely: qualcosina più di una verifica.

  • Coach to Coach, con la C maiuscola, ma uno è in pericolo?

Delle mosse di Laso si è già detto, ma non fanno altro che confermare l’eccellenza assoluta di un Coach che, come un giocatore che lavora in palestra duramente nel quotidiano, si migliora di stagione in stagione, aumentando l’incidenza del proprio apporto sul rendimento della squadra. Farlo magari in realtà di provincia è quasi semplice, farlo di fronte a campionissimi, alcuni peraltro già in là con l’età e quindi con un carico di esperienza e di aspettative di un certo tipo (minuisci, trattamento etc), è un’impresa straordinaria. Se i numeri del Coach sono già leggenda non è per nulla un caso.

Pesic è un “talebano”? Le voci si rincorrono in terra catalana e le correnti interne ed esterne (stampa che pesa…) si confrontano, più o meno apertamente sul tema dell’allenatore serbo. Che per noi resta uno dei migliori ed ha fatto una scelta estrema nel voler costruire le fondamenta di questo Barça partendo dalla difesa, ma è proprio l’essere estrema, in un contesto tale, il problema di questa strada intrapresa. Il Barcellona, dominante per 5 gare contro avversari però non eccellenti, fatto salvo l’Efes della prima giornata, si è perso contro Milano e Madrid, quando l’asticella si è alzata. Vero è che all’interno di queste due gare vi sono stati momenti anche di onnipotenza, tuttavia è chiarissimo che le prossime tre gare casalinghe contro Fenerbahçe, Maccabi e Cska, nonché il seguente viaggio nel fortino di Shved ci diranno tanto, probabilmente tutto. Xavi Pascual non è un nome a caso, però non lo è nemmeno a Vitoria…

 

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