L’Olympiacos post-Blatt strapazza uno svogliato Valencia

Al Pireo l’era del dopo David Blatt è iniziata nel migliore dei modi, con la netta vittoria dell’Olympiacos per 89-63 contro il Valencia Basket nella seconda giornata di Turkish Airlines EuroLeague. La partita, mai in discussione, ha visto i padroni di casa scendere in campo molto più motivati dei molli spagnoli.

Analizziamo attraverso i nostri consueti cinque punti quando successo allo Stadio della Pace e dell’Amicizia della cittadina portuaria.

Kestutis Kemzura, un interino che potrebbe restare. Dopo la partenza di Blatt, il suo assistant-coach, il lituano Kemzura, sta occupando il suo posto in panchina. La situazione potrebbe essere temporale, ma in ogni caso, Kestutis Kemzura non è uno sconosciuto: oltre a lavorare per diversi anni come secondo allenatore (anche a Treviso tra il 2005 e il 2007), ha diretto anche la nazionale lituana per due anni, vincendo una medaglia di bronzo mondiale nel 2010. Il primo impatto come head-coach dell’Olympiacos è stato ottimo, e questo potrebbe aumentare le sue possibilità di restare.

Squadra che perde si cambia. Sia l’Olympiacos che il Valencia Basket avevano perso in occasione della prima giornata di Eurolega, e per cercare di cambiare qualcosa nella dinamica di gioco, entrambi i coach hanno stravolto le rotazioni. Antonios Koniaris, Vassilis Spanoulis e Brandon Paul in campo in quintetto per i greci, assieme a Printezis e Papanikolau, invece di Kevin Punter, Wade Baldwin e Mindaugas Kuzminskas. Quattro cambi per Jaume Ponsarnau, che ha puntato su Sam Van Rossom, Jordan Loyd, Vanja Marinkovic e Bojan Dubljevic, assieme a Brock Motum, al posto di Alberto Abalde, Fernando San Emeterio (infortunato), Guillem Vives e Mike Tobey. Scelta azzeccata da parte di Kemzura, ma non di certo per lo spaesato Ponsarnau.

La ‘Cultura della pigrizia’ di Valencia nel primo tempo. Il Valencia Basket è famoso da anni per il lemma di ‘Cultura del Esfuerzo’ (=cultura dello sforzo) che campeggia sulle sue magliette arancioni, o sugli stani colori delle terze divise usate in Europa, come il rosa pallido sbiadito di quelle viste al Pireo. La squadra ha fatto del suo motto il suo punto di forza, culminato con la conquista del campionato nel 2016-17. Nella sfida conto l’Olympiacos, però, non si è visto nulla di tutto questo in campo, soprattutto durante una nefasta prima parte, culminata con 9 rimbalzi totali e 11 palle perse. La squadra è apparsa molle e nulla in fase difensiva, soprattutto nel pitturato. La mancanza di Will Thomas (ceduto allo Zenit) e di Louis Labeyrie, uno degli uomini più in forma del momento fuori per infortunio, si è fatta sentire in questo senso, così come la precaria forma fisica di Bojan Dubljevic e la presenza altalenante dell’altro centro Mike Tobey.

Nikola Milutinov, il dominatore della serata. Se i lunghi di una squadra disputano una prestazione negativa, spesso e volentieri è anche “colpa” di chi si ritrovano davanti, e il centro della nazionale serba Nikola Milutinov è stato un’autentica spina nel fianco per i suoi rivali. 17 punti con 7/11 al tiro, e 14 rimbalzi, 8 dei quali offensivi i numeri di una serata vissuta da autentico protagonista, nella quale le seconde opportunità offensive hanno permesso ai padroni di casa di distanziarti subito nel marcatore senza lasciare scampo ai rivali.

L’eterna giovinezza di Vassilis Spanoulis. La guardia di Larissa, che lo scorso agosto ha compiuto 37 anni, è tornato a mettere a segno numeri importanti in EuroLega dopo un inizio di 2019 non certo brillante. Era dal 20 dicembre 2018 a Gran Canaria, infatti, che ‘Kill Bill’ non realizzava almeno 17 punti (con 3/6 in triple) conditi inoltre da 6 assist e 4 rimbalzi. Quando il genio greco si accende, finché la forma fisica lo accompagna, risulta sempre determinante.

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