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Maurizio Gherardini, l’uomo del momento, ci guida verso la finale dell’anno: Efes vs Fenerbahçe.

La puntualità e la cortesia sono quelle di sempre: Maurizio Gherardini, la vera “star” della pallacanestro continentale in questi giorni, ci porta verso quella che si preannuncia come una delle più grandi finali dei campionati nazionali recenti e non.

La rivalità tra il suo Fenerbahçe e l’Efes ha raggiunto vette incredibili quest’anno, portate addirittura oltre dal nettissimo successo degli uomini di Ataman nella semifinale di Turkish Airlines Euroleague.

– Buongiorno Maurizio, come vanno le cose? Domani si comincia…

Prima di tutto sono un po’ assonnato, naturalmente ho visto la finale NBA perché il mio coinvolgimento emotivo è tanto, essendo stato parte della costruzione e della crescita di questi Raptors.

– Per certi versi una tua creatura?

Creatura no, ma sicuramente una parte importante della mia carriera cui sono molto, molto legato.

– Veniamo alla finale turca. Il punto più alto che possono offrire i tornei nazionali europei?

Beh certamente è l’unica finale che ha come protagoniste due squadre che hanno fatto le Final 4. Altrove non può avvenire.

– A livello di infortuni come state?

Nulla di nuovo rispetto a Vitoria. Non ci saranno Gigi, Jan e d Erick ma la squadra ha fatto un passo avanti metabolizzando le assenze e rendendosi perfettamente conto di quanto abbiamo a disposizione e di come possiamo fare per limitare le difficoltà.

– Che partite vedremo rispetto a quella semifinale così particolare?

Ci conosciamo ormai benissimo, gara 1 sarà l’ottavo confronto stagionale, con l’Efes avanti 4 a 3 sinora. In terra basca avevamo il problema mentale dell’arrivarci dopo una stagione straordinaria ma con la frustrazione di non poter fare quello che avevamo fatto per mesi. E’ brutto trovarsi in quella situazione nel momento chiave. Quando loro hanno preso il comando non abbiamo saputo reagire. Oggi abbiamo più risposte perché abbiamo recuperato energia mentali importanti. 

– Da dove deriva questa tua sensazione?

Mi sbaglierò, ma la serie con il Tofas Bursa ci ha dato tanta consapevolezza. Siamo sereni, sappiamo di aver meno soluzioni ma siamo pronti a gestire i nostri limiti attuali. Sono segnali positivi. Parlerei di energica serenità.

– Il giorno dopo la sconfitta di Vitoria Nick mi ha espresso un concetto molto chiaro: «Si poteva perdere, ma non si doveva perdere così». E’ forse domanda più per il Coach, ma cosa pensi siate riusciti a cambiare analizzando quella prova negativa?

Innanzitutto ti dico che non meritavamo una sconfitta simile, dopo aver giocato una stagione straordinaria, con anche il record in Eurolega, che poteva diventare indimenticabile. Abbiamo capito tante cose, di cui la più importante è che abbiamo meno talento e quindi dobbiamo essere più aggressivi. Sappiamo bene oggi cosa fare, sia coi loro esterni che in  tante altre piccole cose che diventano fondamentali. Dobbiamo uscire dall’errore commesso in cui o produci il giusto impatto o cali, come accaduto alla Fernando Buesa.

– Mi sbaglio se ti dico che aspetto alla finale di Coppa turca a febbraio, oggi il regolamento che prevede solo 5 stranieri penalizza di più voi mentre allora era sfavorevole all’Efes?

Non sbagli. Oggi noi abbiamo 4 stranieri disponibili: Melli, Kalinic, Guduric e Sloukas. Per onestà è giusto dire che abbiamo un turco-americano come Bobby, ma è ovvio che siamo tirati. Il vero gap rispetto all’Efes è che avendo loro il roster totalmente disponibile, avranno modo di ruotare molto, cosa importante quando giochi ogni 48 ore. Noi avremmo sicuramente bisogno dei nostri giocatori turchi.

– Un’ultima domanda, che esula dalla finale ma che riguarda due giocatori che io ritengo eccezionali: Vincent Poirier e Jordan Mickey. Sono i potenziali dominatori di Turkish Airlines Euroleague nel futuro, oltre ad attrarre molte franchigie NBA?

Poirier è stato il lungo costantemente più sorprendente del torneo, giocando una grande stagione. E’ chiaro che piaccia tanto in NBA così come possa essere sul taccuino delle squadre top di Eurolega. Mickey può diventare uno degli europei più efficaci se allarga il “range” del suo gioco, come ha dimostrato di saper fare. Può essere uno dei nomi più appetibili, come per Poirier. Dopo una stagione come questa è anche normale che si attenda la “free agency”, dopodiché tante cose si chiariranno definitivamente.

– Ok Maurizio, non giriamoci attorno, sappiamo bene che tutti si aspetterebbero ora una bella domanda su Milano e sulle mille voci attorno al tuo nome, ma… c’è una finale importantissima, un lavoro da svolgere e tanti impegni correlati a tutto ciò. Giusto?

Hai detto tutto correttamente: al lavoro e sotto con la finale.

 

Esattamente. Come fanno i professionisti più seri e preparati, i numeri uno come Maurizio Gherardini. Ogni cosa a sua tempo.

 

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