Interviste

Daniel Hackett : Sloukas l’avversario piú ostico, Mike James è di un altro mondo

E’ l’uomo del momento per il basket italiano in Eurolega. Insieme a Nick Melli e Gigi Datome rappresenta l’eccellenza azzurra nella massima competizione continentale  e lo fa in un contesto ambiziosissimo come quello del CSKA Mosca, dove la Turkish Airlines Euroleague la si gioca con un solo chiaro obiettivo: vincere.

Daniel Hackett è un uomo tranquillo, perfettamente integrato in una realtà importantissima, che sa descrivere la sua attuale avventura senza dimenticare come e perché ci è arrivato, che sa pesare il buono ed il meno buono del passato. Come fanno gli uomini.

– Daniel, partiamo da lontano per arrivare a qualcosa che ci tocca da vicino. Tu hai fatto la High School a St John Bosco (Bellflower – Ca). E’ un’esperienza che si può dire formativamente superiore a quella di un settore giovanile nostrano?

Di certo ti apre la mente, è un modo di crescere diverso dal nostro in cui ti confronti con atleti fisicamente più completi e duri da affrontare. E’ una bella sfida.

– Poi il college, che vuol dire USC. Coi Trojans partecipi a tre tornei NCAA e metti a segno anche una tripla doppia. Si può considerare, sempre a livello formativo, il momento che fa la differenza rispetto a tanti pari età italiani, che al termine del settore giovanile vanno a scaldare le panchine, magari dietro ad americani scarsi?

Se cerchi di viverla in ottica professionistica lo è certamente. Sfidi tanti giocatori che poi verranno in Italia ed in Europa, oltre ai migliori che andranno in NBA. Il college ti fa essere più paziente, hai 4 anni per crescere e migliorare, tempo che in Italia non hai. E’ un mondo molto differente che ti aiuta moltissimo per il tuo futuro.

– Si arriva al Draft 2009 e ti ritrovi “undrafted”, la parola più dura che si possa sentire in quel momento. Ci speravi e quanto ti ha deluso quel verdetto?

Sapevo di dover lottare molto e di non essere tra i primi. C’è stato un affollamento di playmaker, credo almeno 12 in quel draft (ndr Vennero scelti Steph, Harden, Rubio, Jrue Holiday, Jeff Teague ed anche Calathes alla 45 e De Colo alla 53…), penso ad un AJ Price, ottimo play di Connecticut scelto alla 52. E’ stata dura, ci speravo, la delusione fu tanta e ci volle del tempo per riprendersi. Avevo firmato prima del Draft con Treviso, non volevo tornare al college dopo il licenziamento di coach Floyd. Lì iniziò la carriera da pro.

– Dal 2009 a Treviso fino a oggi a Mosca hai avuto tanti ottimi allenatori, da Vitucci a Repesa, poi Dalmonte, Banchi, Crespi, Trinchieri, Sfairopoulos ed Itoudis: senza fare torto a qualcuno di loro, chi ha influito di più sul DH di oggi?

Al 100% Luca Dalmonte. Mi ha preso in piena gioventù e mi ha fatto capire che si doveva diventare uomo. In un certo senso mi ha preso da terra, dopo le difficoltà a Treviso, e mi ha aiutato a rialzarmi. La sua è un pallacanestro efficace, semplice e divertente. Ho capito tante cose con lui, ad esempio degli errori commessi quando me la prendevo con Vitucci dicendogli che non mi vedeva o con Repesa perché faceva giocare gli stranieri. Ho capito che avevo la testa dura e proprio la scorsa settimana ci ho scherzato sopra con Jasmin, che se la rideva pensando a quel Daniel.

– Veniamo ad Itoudis, all’apparenza uomo duro e chiuso, ma se poi ci parli trovi una persona molto sensibile ed umanamente disponibile. Mi è accaduto così a Belgrado, dialogando della stagione CSKA e della sfortuna di arrivare alle F4 con Nando e Kyle al 50%. Chi è il “tuo” Itoudis?

Come lo hai descritto. Al primo impatto incute un po’ di timore, anche per il suo pazzesco curriculum che ammiri e per la scuola Obradovic. E’ molto diretto, sa tirare fuori dai giocatori il meglio del talento di ciascuno, sa esaltarli. Cura i dettagli come pochi ed è un motivatore duro, serio e tosto. Ma ti sa far aprire, sa parlarti e ci tiene moltissimo a creare gruppo tra e con i giocatori. In sostanza un lato umano molto spiccato.

46,4% da tre punti è la tua percentuale migliore di sempre in Eurolega, mentre il 48,1% da due è secondo solo al 58,2% di Bamberg. E’ cambiato qualcosa di sostanziale o è solo cresciuta la fiducia?

Certamente la fiducia fa tanto, insieme alla cura dei dettagli in palestra. A Bamberg avevo uno “skill coach” (Stefan Weissenbock) che mi ha ricostruito tecnicamente: come tenere la palla, come prepararmi al tiro e come farlo. Venivo da un brutto e lungo infortunio, non è stato facile. Poi voglio sottolineare il grande lavoro fatto in estate con coach Spiro Leka a Pesaro. Un mese fondamentale per me.

– Una costante della tua carriera è sempre stata la notevole “ratio” assist/perse, dimostrazione di grande cura del pallone. Da dove deriva una caratteristica così importante per chi la palla ce l’ha in mano spesso?

Ce l’ho, da sempre e ti dico che in fondo c’è una ragione semplice. Se sono aggressivo non la perdo, se sono un po’ passivo allora posso perderla. Ci tengo molto, e ci ho lavorato imparandolo da coach Floyd, a far entrare la squadra nel possesso offensivo in modo rapido ed aggressivo.

hackett itoudis

11 gare di adattamento, poi l’esplosione con la maglia del CSKA. Solo un tempo fisiologico per capire oppure c’è stato qualcosa che ha fatto scattare la scintilla del vero Hackett?

Sì, c’è stato un momento chiave. Dopo la sconfitta col Buducnost siamo rientrati alle 4 della notte ed il mattino seguente c’è stato allenamento, anticipato da un sessione video assai incisiva. Ho chiesto di parlare col Coach perché volevo capire dove stavo. Gli ho chiesto ulteriore fiducia e lui me l’ha data.

Nando ti cerca, il “Chacho” ti cerca. In una squadra con degli esterni così, cui aggiungerei Higgins, direi che si tratta di grande fiducia reciproca e voglia di fare bene insieme nel modo migliore. Siete la squadra più forte nel “mid-range” e questo potrebbe essere un dettaglio non da poco quando i giochi si faranno duri. Fiducia reciproca, ok, ma c’è dell’altro?

Abbiamo dei bloccatori e dei rollatori che sono sottovalutati per quanto riguarda il grande spazio che ci creano in quel “mid-range”. Kyle ed Othello fanno un lavoro clamoroso, così come Will. Io mi trovo benissimo quando posso creare dal post, sia medio che basso, e con loro è più facile. Tutti ci cerchiamo, è vero, e vogliamo darla  chi in quel momento sta facendo meglio. E’ il nostro sistema, è quello che vuole il coach  che soddisfa tutti.

– Non si può non parlare di Nazionale. Ale sta tornando quello vero, Gigi e Nick sono ai vertici da tempo, tu sei alla miglior stagione europea, visto il contesto, anche il Gallo è al top, Beli è una certezza e Brooks “passaportato” è una bella addizione. Si può sognare?

Guardavo recentemente Islanda-Italia del 2015, partita bruttina e dura e ragionavo su questo gruppo. Tutti hanno già fatto bene e lo stanno confermando, poi la chimica in Nazionale è figlia del saper stare bene insieme, non bastano alcuni dettagli. Se c’è gruppo, c’è tutto. Meo è un coach ed una persona molto piacevole che la pallacanestro ce l’ha dentro, ci sentiamo spesso. E’ stato un giocatore e non è dettaglio insignificante, anzi. Il talento c’è ed è tanto e proprio Meo può essere la persona giusta per esaltarlo. Si può far benissimo, non sei d’accordo?

– Assolutamente sì (ndr qui scatta la descrizione di una scommessa di chi intervista…), ma torniamo all’Eurolega. Lotta serratissima per il settimo ed ottavo posto: chi vedi meglio tra Bayern, Olimpia, Panathinaikos, Baskonia e Maccabi?

Difficile, è una tonnara vera. Spero Milano, che ha talento incredibile e potrebbe essere una mina vagante mica da ridere: Gudaitis è una perdita grave ma possono farcela. E spero di non trovarli nei Playoff proprio perché possono far male. Direi loro ed il Pana. In queste 9 gare sarà importante il fattore campo e da questo punto di vista vincere ad Atene o a Tel Aviv diventerà durissima.

Chi è l’avversario più forte, quello che può metterti in difficoltà maggiore?

Tanti, ma ti dico Sloukas per la capacità di gestire la squadra e di attaccare. Poi Mike James, che è di un altro pianeta.

Venerdì arriva il Real, con cui avete già vinto a Madrid, poi verso la fine avrete in casa anche il Fenerbahce, e qui dovete ribaltare il -4 di Istanbul. E’ già gara da “circoletto rosso”?

E’ importante ma è sempre una gara di stagione regolare. Poi la temperatura, avvicinandosi aprile, comincerà a salire. Comunque è da vincere, senza alcun dubbio.

La quota primo posto pare a 25 W, che sono tante…

Incredibile, sono tantissime. Il Fenerbahce sta facendo un percorso fantastico, il Real è lì, ma ci siamo  che noi.

– Un’ultima cosa sugli infortuni, tanti ed importantissimi. Spesso ho l’impressione che gli staff medici ed atletici assumano un’importanza a volte pari, se non superiore, a quella dei coach stessi. Cosa mi dici a riguardo?

E’ pazzesco quanti infortuni ci siano, quest’anno veramente tanti, troppi. E gli staff diventano fondamentali. Fanno un lavoro durissimo perché devono sapersi imporre nel momento in cui bisogna rallentare o fermare qualcuno. Noi giocatori e gli allenatori stessi vogliamo sempre andare al massimo e quindi abbiamo bisogno di loro, per saper gestire il momento del riposo, quando devi smorzare un po’ per non rischiare troppo.

La sensazione? Avete presente quando vi fate un’idea di una persona solo per quello che sentite e poi, conversandoci amabilmente, ne scoprite una completamente differente? Ecco, il DH che si apre con Eurodevotion è questo: un uomo che non smette di crescere, che sa imparare dagli errori, che è consapevole dell’importanza del contesto in cui gioca e che non vuole lasciare nulla al caso nella sua carriera. Ed allora capisci bene perché gente del calibro di Itoudis, De Colo, Rodriguez ed Higgins ne ha piena fiducia. Tutta strameritata da un grande giocatore di pallacanestro.

 

 

 

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