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Anadolu Efes, l’eterna incompiuta. Altra messe di stelle, altro fallimento?

Anadolu Efes. Breve storia triste. Stagione 2013-2014. Stagione di attesa in vista di Dusan Ivkovic, che si prende un anno sabbatico. Stagione 2014-2015. Arriva Dusan Ivkovic che annulla la maledizione di EuroLeague centrando i playoff, e si porta a casa anche la Coppa di Turchia. Stagione 2015-2016. Dusan Ivkovic viene esonerato. Stagione 2016-2017. Arriva Velimir Perasovic, pompato messia del basket europeo dopo le Final Four di EuroLeague con il Baskonia. E’ il secondo matrimonio con il coach croato, che nel 2010 vinse la Coppa del Presidente. Arriva un playoff di EuroLeague chiuso solo all’ultimo tiro con l’Olympiacos. Stagione 2017-2018. Velimir Perasovic viene esonerato. Arriva Ergin Ataman e l’ultimo posto in EuroLeague, con l’attenuante di un’altra Coppa di Turchia. Stagione 2018-2019. Vittoria in Supercoppa di Turchia. Ma come avrete capito, vietato illudersi troppo presto.

Questo è l’Anadolu Efes, una grande del nostro basket, ma piccola piccola per risultati (non vince lo scudetto esattamente da dieci anni) nonostante lo status di prima turca vincente in Europa (Korac 1995-1996, in finale con Milano), e per pubblico al seguito. Ambiente freddo, sangue molto caldo. E siamo pronti a ripartire, come ha raccontato lo stesso Ataman da questi schermi.

Con che squadra? L’anima è quella del Baskonia 2016-2017, che con Sito Alonso arrivò ai playoff, con qualche polemica arbitrale nel confronto con il Cska. Dunque Shane Larkin, respinto dall’Nba, ma giocatore di primario valore in EuroLeague: realizzatore, maestro del p&r, giocatore in grado di spaccare anche una partita «spiritandosi» dall’arco. Al suo fianco Rodrigue Beaubois, quel che si dice bomber, uomo da uscita dei blocchi o da palla in mano, certamente attaccante istintivo senza remore nel fare male.

Il confronto con il Baskonia piace, e allora proseguiamo nel confronto. Ai tempi c’era Adam Hanga, ora James Anderson. Certo, l’ex Khimi è tiratore e discreto difensivo, ma non un equilibratore come l’ungherese che fu, e che oggi non è a Barcellona. Poi Shengelia allora, e Moerman ora: il francese ha meno talento, una certa durezza intermittente, e pericolosità dall’arco. Il georgiano è a tutto tonto offensivo, che sa alzare la sua attenzione anche sull’altro lato del campo, se l’occasione lo richiede. Quindi il ruolo di centro: Dunston contro Bargnani (per quel che durò) e Voigtmann. Il centro USA è certamente più interno e dominante, i rivali giocatori più da «allargamento» del fronte offensivo. Per certi versi, perfetti per Larkin e Beaubois.

Poi c’è la panchina. Ci troviamo un giocatore di carattere, leader e difensore vero come Balbay. Poi l’ala perimetrale Brock Motum, anche ottimo rimbalzista. Quindi il centrone mai sbocciato (più che prospetto NBA) Tibor Pleiss, e il tiratore di massimo talento Kruno Simon.

Capitolo a parte per Micic. Fisicamente incontenibile per qualsiasi play europeo, regista di valore ma testa intermittente. Saprà essere parte di un contesto di simile talento, o verrà risucchiato come nel Bayern Monaco?

Conclusione. Roster lungo con coppia di esterni importante e rodata. Ma come spesso accaduto in questi ultimi anni, non si capisce chi possa difendere davvero, se non saltuariamente Anderson sugli esterni, e sempre Dunston (due volte miglior difensore della competizione) nel pitturato. La risposta dovrà darla Ataman, o il secondo anno sarà interrotto anche per lui.

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