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Futuro americano per Calathes? Non sarebbe la prima stella a preferire la Nba. Perchè questa tendenza?

È notizia di questi giorni, tramite l’infallibile reporter Nba Adrian Wojnarowski, che Nick Calathes voglia fare ritorno in Nba per la prossima stagione.

Non un fulmine a ciel sereno, il greco è originario della Florida dove ha giocato al college con i Gators e viene draftato nel 2009, sbarca si in Europa (Panathinaikos e Kuban) ma torna in america con la maglia di Memphis. Gioca bene, ma viene squalificato per 20 partite per doping e da li il ritorno in Europa coi biancoverdi.

Tutto questo per dire cosa? Che l’Euroleague si prepara a perdere un’altra stella assoluta in favore della Nba, e non è una tendenza destinata a cambiare.

Se guardiamo gli ultimi 3 “All Euroleague First Team” troviamo parecchi giocatori non più in terra europea: Bjelica (che fu anche MVP ora a Minnesota), Teodosic, Marjanovic, Delaney, Bogdanovic, Udoh e Bourousis (lui per finito in Cina). Situazioni molto diverse (tra giovani e veterani con diverse carriere) ma di fatto parliamo di stelle totali in Europa che in Nba al meglio sono dei role player (Bogdanovic probabilmente quello dalla maggiore importanza), rende molto l’idea vedere Udoh in Nba a Utah fare poco più che la comparsa, mentre in Europa era un dominatore totale. E questo dovrebbe bastare per concepire le differenze Nba-Europa.

Ma la domanda principe è: perchè se, con le dovute eccezioni, al massimo si trova un ruolo da rotazione è ancora così forte la tendenza a lasciare l’Euroleague per l’Nba?

Prima di tutto troviamo un fattore culturale nel caso di giocatori provenienti dagli States. Logicamente c’è la preferenza a giocare nel proprio paese vicino alle proprie famiglie. In secondo luogo c’è il fattore economico: in Nba il minimo salariale con 0 anni alle spalle è di 582mila dollari, in crescendo a seconda degli anni passati nella lega (già con solo due anni si arriva al milione). Inoltre è destinato ad avere sempre più impatto (soprattutto nei giocatori di più basso profilo) l’aumento degli stipendi in G-League. Non si scende sotto i 35mila dollari per 5 mesi di G-League, ai quali si aggiunge il nuovo contratto Two-way che permette di avere già un preaccordo per giocare in “prima squadra” come è stato per Mike James a Phoenix questo inverno. E già cosi si è creata una nuova situazione: la stella che tenta la Nba e a gennaio torna in Europa, meccanismo da non sottovalutare.

Ma la realtà è che il fattore principe di queste scelte spesso rimane uno: il confronto coi più forti. E non è da tutti avere il carattere di comprendere i propri limiti (che siano atletici o tecnici) e ritornare sui propri passi. Pochi lo hanno fatto: De Colo, Rodriguez, Spanoulis, Navarro, Fernandez, Jasikevicius, stelle in Europa comparse in America, ma non a caso Europei che tornano in Europa, un po’ come gli americani che tornano in America magari passando per la G-League: Cultura e vicinanza.

Quindi? Probabilmente c’è poco da fare, la Nba è un mercato che la Euroleague probabilmente non potrà mai raggiungere, al massimo imitare ma con le dovute limitazioni. Se poi ci si mettono le faide Fiba-Euroleague allora diventa difficile trattenere i giocatori.

E se Calathes pensa di tornare negli Usa, forse il futuro del Panathinaikos nella massima competizione europea un ruolo ce l’ha.

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