Il destino di Velimir Perasovic, e dell’Anadolu Efes, si scriverà contro Milano. Dietro l’incrocio, Dejan Radonjic

Giovedì sera, il Sinan Erdem Dome potrebbe definire i destini di Velimir Perasovic. Il coach croato, in caso di sconfitta con l’Olimpia Milano, una conferma all’ultima piazza in EuroLeague, riceverebbe una lettera di sola andata dalla dirigenza dell’Anadolu Efes. Il sostituto? Dejan Radonjic.

Ultima chiamata, dunque, per Perasovic. E sarebbe la seconda volta in quel che rimane un rapporto complesso con la dirigenza dell’Anadolu Efes. Nel 2010-2011, quando il club si chiamava ancora Efes Pilsen, la prima chiamata. Stagione complicata, 5-5 il record nella regular season di EuroLeague per cominciare, poi il 2-4 nelle TOP16, con 4 sconfitte in fila. Anche il cammino in Turchia non convince, e il 19 marzo, alla settima sconfitta in ventidue gare (contro il Mersin), ecco le dimissioni. Dai sussurri di allora, il GM Engim Ozerhum le accettò in un battito di ciglia.

Passano gli anni, l’Efes cambia nome e GM (attualmente è Alper Yilmaz), e nell’estate 2016 il club versa 350.000 euro nelle casse del Baskonia per riportarsi Perasovic in casa. D’altronde, quelle Final Four conquistate in contemporanea ai balbettamenti della crepuscolare gestione di Dusan Ivkovic sono piaciute, e molto.

E arriviamo quindi al recente passato, e al presente, per comprendere anche le ragioni di una potenziale scelta. Perasovic firma un biennale a Istanbul, parte con tre ko in fila in EuroLeague ma arriva ad un successo dalle Final Four (comandava 2-1 nella serie con l’Olympiacos dopo un successo al Pireo), mentre in patria in finale la Coppa di Turchia la alza il Banvit, e nei playoff all’ultimo atto con il Fenerbahce ci va il Besiktas di Ufuk Sarica. Giochi del destino, quel 19 marzo 2011 l’attuale coach della Turchia prese proprio il posto di Perasovic alla guida dell’Efes.

Un parziale, quanto sostanziale fallimento per una società che non vince un campionato dal 2009, e che evidentemente rileva nel coach chiare responsabilità, nel momento in cui decide di avviare la seconda stagione con un contratto in scadenza.

E qui entrano in gioco anche le scelte estive, in cui Perasovic ha un peso primario. Derrick Brown e Bryant Duston sono le sue pedine di base. Il primo è forse uno dei potenziali più poderosi dell’intero basket europeo, il secondo certamente l’unico patrimonio accresciuto dal coach croato nel primo anno a Istanbul. Ma ci sono i contrasti con Thomas Heurtel, che alla fine preferisce Barcellona con tutte le sue forze, e anche addii sostanziali come quelli di Jayson Granger, DeShaun Thomas e Tyler Honeycutt. Tutto ci si poteva attendere dal «Perasovic II», tranne che una totale rivoluzione.

Con Cedi Osman che vola in NBA, il passo indietro diviene evidente sin dai primi giorni di ritiro. Errick McCollum è la “gemma”, ripensando all’EuroCup vinta con il Galatasaray. Josh Adams è tuttavia acerbo al primo piano europeo, mentre i vari Krunoslav Simon, Ricky Ledo, Edo Muric, Brock Motum e Vladimir Stimac sono elementi validi sì, ma ai margini della “prima scelta” in cui l’Anadolu Efes ha sempre potuto pescare.

Se ci aggiungiamo i problemi fisici di Derrick Brown, ecco che il record 2-7 in EuroLeague, e 5-2 in patria, può diventare un problema. Una condanna, come detto, in caso di successo di Milano a Istanbul giovedì sera.

Tutto questo per Dejan Radonjic, libero di stato dopo la fine del trionfale quadriennio con la Stella Rossa, valso tre Aba-Liga, tre leghe serbe, e una partecipazione ai playoff di EuroLeague nel 2016. Bottino che acquista ancor più valore pensando a quel che ha rivelato la fine, ovvero quell’addio ufficializzato in lacrime dopo l’ultimo titolo conquistato, causa una società che aveva sino a quel momento garantito solo 4 mesi di stipendi ai giocatori: «Ho parlato con Covic (Nebojsa, presidente della Stella Rossa, ndr), ma non resterò. Non è realistico rimanere in queste circostanze».

Si parla di Maccabi Tel Aviv, ma gli israeliani hanno in realtà sempre avuto in testa Neven Spahija. Poi Baskonia, nei giorni dell’addio di Pablo Prigioni. In realtà a farsi avanti davvero è solo il Galatasaray, che proprio in queste ore sta valutando la posizione di Erman Kunter dopo due mesi a dir poco disastrosi. Ma un grande coach come Radonjic non può che avere un grande agente come Misko Raznatovic. Meglio temporeggiare quando l’opportunità si chiama Anadolu Efes, e soprattutto EuroLeague.

Alessandro Luigi Maggi

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