Dino Meneghin, la leggenda. L’omaggio di Euroleague

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Dino Meneghin, basta il nome per pensare a termini assoluti come leggenda, eroe, campionissimo e tutto quanto di straordinario si possa associare ad un atleta.

Euroleague, tramite il suo sito, ha reso omaggio al più grande giocatore della storia della pallacanestro italiana, uno dei primissimi di sempre in Europa, un campione che ha saputo incarnare lo spirito del guerriero nel vero senso della parola, prima con la maglia della gloriosa Varese e poi con quella della Milano pigliatutto degli anni ’80.

Non c’è nulla che non sia stato scritto su Dino, totalmente inutile cercare di aggiungere qualcosa ad una carriera che è storia del gioco da qualunque punto di vista.

Noi possiamo solo aggiungere il link alla nostra intervista di due anni fa, quando ci raccontò tanto dell’Olimpia attuale e della sua, quella che sapeva sempre soffrire e lottare nonché, spessissimo, vincere.

Non è un caso che la sua maglia si stata ritirata in occasione di una gara contro il Maccabi. Ed allora sì, un aneddoto c’è.

Gand, 1988, spogliatoio (si fa per dire, era un prefabbricato ricavato, come il campo e le tribune, in un mercato…) in festa per il “repeat” dopo Losanna 1987.

Sul muro dello spogliatoio campeggia il cartello con le indicazioni tecniche pre-partita di Franco Casalini, sotto alle quali vi è latrasse chiave: DIMENTICHIAMO DI AVERLI BATTUTI MA NON COME LI ABBIAMO BATTUTI.

Il riferimento era ai due successi stagionali, tra i quali lo storico 93-99 di Yad Eijahu con 33 di Ricky Brown e 35 di Bob McAdoo del 17 dicembre 1987, replicato quest’anno dalla banda Messina dopo ben 33 anni, nonchè al sonoro 113-81 del 3 marzo 1988, in cui brillò ancora la stella di un sontuoso R.Brown (35) nonchè del solito “Doo Doo”.

C’è festa, appunto, grande, quasi inattesa per una squadra di giganti umani prima che di immensi giocatori che sono comunque molto avanti con gli anni. Lo spauracchio Galis è stato cancellato per il secondo anno, questa volta in semifinale, dopo la storica rimonta della stagione precedente, ed arriva un trionfo che mette le scarpette rosse per l’ennesima volta nella storia del basket continentale.

Milano si conferma la “ventiquattresima squadra NBA”, come disse un anno prima Coach Dan.

Tutto ad un tratto il silenzio, profondo, rispettoso. Miki Berkowitz leggenda del Maccabi entra in spogliatoio per complimentarsi proprio con Dino ed ecco che proprio quegli immensi uomini mostrano tutto il rispetto dovuto ad un campione come il nativo di Kfar Saba, 193cm di una delle mani più educate che un ventre materno abbia mai messo al mondo, 16 anni con la maglia più gloriosa di Israele prima di chiudere la carriera tra Rishon, Jerusalem ed infine Hapoel Tel Aviv.

Il campione lascerà il Maccabi proprio a fine stagione, dopo essere stato decisivo nei trionfi continentali del ’77 contro la Varese proprio di Meneghin e del 1981, ancora contro un’italiana, questa volta la Synudine Bologna. La V cadde proprio per il canestro decisivo di Berkowitz, assistito, non casualmente, dall’altra leggenda Moti Aroesti.

Ma torniamo a Gand, al Flanders Expo Pavilion…

Dino lo vede, lo abbraccia e quell’abbraccio dura secondi che sono un’eternità per lo sport. C’è tutta l’ammirazione e tutto il rispetto reciproco tra chi ha scritto la storia di questo gioco e lo ha fatto tra tanti campioni che ne hanno elevato il livello all’infinito.

Esserne stati testimoni diretti, ad un metro di distanza, è senza alcun dubbio una delle cose più belle a cui si è assistito nel mondo del basket, una cosa che era e resta indimenticabile, nonchè insegnamento di grandissimo rispetto verso chi perde. Emozione ancor più grande se si pensa al compagno di viaggio durante quella finale, l’indimenticato Tullio Lauro, col quale fummo “invitati” da un giornalista locale ad un “maggior contegno”, visto che eravamo seduti in un angolino della tribuna stampa.

Ettore Messina ed i suoi uomini hanno un grande compito dinanzi a loro, provare a portare Milano dov’era 33 anni fa. Non sarà semplice, per gli avversari ovviamente, ma soprattutto per l’eredità di un gruppo di uomini che sapeva andare oltre i propri limiti grazie a valori interiori ben sopra la media.

Dino ne è stata l’incarnazione perfetta.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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