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FIBA World Cup 2019italbasket

Diario di viaggio Fiba World Cup Day 3 : il preolimpico c’è, nonostante la tonnara angolana

Terza giornata a Foshan

Riecco le partite. I giocatori in giro per l’hotel tornano a mostrare la tensione, con la sola eccezione dei serbi che indipendentemente dalla giornata mantengono la stessa espressività di una maniglia del frigorifero. Annotazione del tutto personale: oltre al consueto inquietante incontro in corridoio con Bobanone Marjanovic (finirò per abituarmi, ma per ora mi sembra di alloggiare nella casa della famiglia Addams), ho condiviso l’ascensore con Jokic e Bogdanovic. Per una volta, non c’erano molti dubbi su chi abbassasse la media di talento e chi invece di simpatia. Arriviamo al palazzetto in tempo perfetto per il puntuale scroscio torrenziale di pioggia calda delle 14.30, fenomeno su cui ormai regoliamo gli orologi, e per lo spettacolo celebrativo del Kung fu (nato qui, dicono), ballato con… gli ombrelli e non facciamo fatica a capire perché. Il palazzo è pressoché vuoto, tanto che i rigorosissimi volontari cinesi ci lasciano raggruppare dietro la panchina azzurra, prima di giungere a invitare il pubblico del secondo anello a scendere al primo per coprire i vuoti. Ormai è confermato: ai cinesi il basket non interessa nulla, salvo i fenomeni NBA come Jokic e Bogdanovic, e non considerano tali né Gallo né Beli.

 

Italia-Angola, primo tempo

L’avvio è ben più problematico che con le Filippine, non tanto per il 4-0 angolano quanto per l’evidente fisicità con cui i nostri avversari impostano il match.

Dalla panca Tessitori incita uno a uno i compagni, mentre Lele Molin letteralmente telecomanda la difesa, con anche indicazioni sul lato da concedere a ciascun avversario in possesso di palla. Decisamente, il gioco di Sacchetti non è solo “corri e tira”.

Il primo a recepire le prescrizioni è evidentemente Biligha, che con pressione anche a metà campo interrompe i giochi avversari e produce recuperi.

biligha

Solo uno sciagurato 1/5 dalla lunetta – Gentile tira i liberi con la stessa posa plastica dei portieri del Subbuteo – rinvia il decollo azzurro; ma non appena si accende Belinelli scattiamo sul 16-8 costringendo gli avversari al time out, dopo il quale, se possibile, l’Angola aumenta ancora la rudezza. Sotto canestro è una tonnara sarda dell’800, a cui i nostri si adeguano quando la palla l’hanno gli altri, sicché l’Angola in tutto il primo quarto cava solo 11 punti, contro i nostri 25.

tonnara angolana

Il secondo periodo produce momenti di entusiasmante, purissimo wrestling, che gli arbitri assecondano adottando la regola del tre (contatti) per uno (fischio).

In ogni caso, gli attaccanti angolani si inoltrano serenamente dove la difesa azzurra vuole indirizzarli, così assistiamo in sequenza a un penetra e scarica (di Antonio) direttamente a Guangzhou e ad una stoppata di Brooks il cui suono ha fatto eco sulle tribune.

Il livello difensivo azzurro cresce ulteriormente, attorno a Brooks che esce con la palla da un paio di mischie come il Diavolo della Tasmania, a dispetto di rivedibili scarpe con catarifrangenti modello “my little pony”. Chiede cambio solo sul +20, e Tessitori si siede sul cubo con la faccia di quello entusiasta di sapere che va a subire contusioni in varie parti del corpo.

All’intervallo un’Italia pessima ai liberi, modesta da 3 e con un attacco frenato dalle mazzate è comunque sopra 44-21: Sasha ha ragione, e se questa non la capite andate a rileggere la giornata precedente di questo diario.

Il secondo tempo

Poco da dire, per cui ci godiamo alcune singole azioni, come Gallo che finta, manda Moreira a controllare se il bus della squadra è pronto al parcheggio, penetra e schiaccia; per poi, nell’azione successiva, osservare perplesso vari giri sul perno del “tappetto” Domingos e infine stopparlo come se fosse un bimbo punito al campetto.

gallo vs ang.jpeg

Con la tripla di Belinelli tocchiamo il +30, mentre l’Angola (al 25′) è ancora a 28: Sacchetti addirittura si accomoda in panca. Sarà per questo che negli ultimi minuti l’Italia smette di spingere, tanto che il ritorno dei compagni in panchina alla fine del terzo quarto (70-42) è accolto da Beli con un «ma come K stiamo giocando!».

gallo + beli

L’ultimo periodo ci lascia le immagini di Brooks che in “tap-in” decide che il canestro può star bene anche in camera sua. “Tex” Tessitori che (tra l’altro) segna con giro e tiro in fade away facendo esplodere la panchina e ovviamente lo spicchio azzurro. Della Valle che punisce liberissimo il pressing avversario portandoci sul +36 ed infine una testata di Paulo a Gentile che costituisce il naturale epilogo di una partita così fisica e così mal controllata dagli arbitri (nonostante tutto, Hackett ci invita a non fischiare Paulo dopo la conseguente espulsione. Chapeau).

Alla fine è 92-61, preolimpico raggiunto e spicchio azzurro che intona un Tex-Tex tra i segni di assenso del resto della squadra.

Lezioni di coaching

Due timeout molto, molto significativi di Sacchetti.

Il primo, puramente motivazionale, quando si era ancora a +14: 15” di silenzio e poi «Ragazzi, facciamo solo un pezzo e ci accontentiamo, come se non avessimo voglia di andare avanti. Forza, andiamo avanti, facciamo anche il resto».

Il secondo, a 3’ dalla fine, dopo che Biligha (rimesso in campo da poco per uno splendido Tessitori) lascia due rimbalzi in sequenza a un avversario. Fissando il malcapitato, «Non mi posso permettere di non fare il tagliafuori, non mi posso permettere di lasciare il rimbalzo, aspettando che la partita finisca. E sai perché? Perché in panchina c’è qualcun altro che anche a 3’ dalla fine quel rimbalzo ha voglia di prenderlo».

Una grandissima lezione per tutti, tanto che il Gallo abbraccia Biligha al rientro in campo.

meo vs ang

Serbia-Filippine

Il palazzo finalmente si riempie, anche se a partita abbondantemente iniziata. Nel prepartita, gli schermi presentano la chiave del match, con un confronto che dice tutto. A sinistra, Bogdanovic, nell’esordio 70% dal campo e 57% da tre; a destra, “il Ciccione” Blatche, che da tre vanta il…20%.

Sul 5-0 Serbia sembra già definitivamente tramontata pure l’idea che le Filippine possano mettere il naso avanti anche solo alla prima curva. E invece, succede l’impossibile. Break (!) 9-2 e le Filippine si trovano in vantaggio, sbagliando la tripla del +5.

fans phi.jpeg

Poi il mondo riprende a girare nel senso giusto, ma è stato un attimo inebriante, per noi e per le centinaia di filippini presenti.

Peraltro, il ripristino degli ovvii valori in campo (ovvii non del tutto, visto come gioca Raduljica, neanche lontano parente di quello visto a Milano) non scompone minimamente la torcida  filippina, che ci urla incessantemente nelle orecchie tutto il proprio tifo, e per sovrapprezzo vari insulti in anglo-filippino all’arbitro per ogni, ma proprio ogni fischio sfavorevole.

Nel secondo tempo, Djordjevic dà spazio anche a Marjanovic, fino a quel momento confinato in panca, ed è show assoluto, nel tripudio del pubblico cinese che ormai lo adora.

bobanone.jpeg

Per il resto, la partita scorre tranquilla come uno scrimmage, e a noi non resta che riprendere l’autobus per l’hotel, insieme a Sua Maestà Danilovic. Già.

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