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Dimitris Itoudis: Al CSKA costruiamo generazioni di campioni. Hackett ci ha portato tanto.

La sua è stata la stagione perfetta, i cui meriti crescono a dismisura se si considera che è nata da un finale di stagione 2018 in cui non vi fu alcuna giustizia per una squadra come quel CSKA, dominante a livello tecnico per sei mesi prima di dover soccombere alla mancanza di due pilastri come Hines e De Colo, presentatisi a Belgrado in condizioni da “visita fiscale”.

Ma il tempo a volte è gentiluomo e lo è ancor di più con chi quella cortesia se la merita con il lavoro, duro, deciso e professionale come pochi altri. Andrey Vatutin ha saputo cogliere il senso ed il valore di quel lavoro ed ecco che, a fronte di un mondo che lo voleva ad anni luce da Mosca, ha riconfermato coach Itoudis. Il resto è storia, recente, e si riassume in quell’abbraccio sul campo della Fernando Buesa, una delle immagini più belle della pallacanestro di questo millennio.

Dimitris Itoudis è il dominatore di questo 2019, ed il suo successo a Vitoria ci ha regalato tanti lati della persona che potevamo immaginare ma che solo il contatto diretto ci ha permesso di vivere.

– Coach, 9 anni di esperienza tra Zagabria e la Grecia, poi arriva la chiamata di Obradovic, che allora aveva già 3 titoli europei in bacheca: cosa cambia nella vita del giovane Dimitris?

Avevo incontrato Zele diversi anni prima in occasione di un torneo di Natale nei sobborghi di Amsterdam. Ero là come assistente del KK Zagrabria mentre lui allenava Badalona. Ci siamo scambiati i numeri di telefono e poi abbiamo parlato molto. Prima di lavorare con lui, anni prima, il mio capo allenatore a Zagabria Bosco Bozic, sfortunamente scomparso, lo voleva come guardia ma Zeljko rifiutò per intraprendere la carriera di coach al Partizan, col quale fu subito gloria europea. Dusan Ivkovic è la persona che ci ha messo in contatto e che ha mantenuto viva e ricca la nostra relazione. Relazione che è stata progressiva fino al ’99 quando ci incontrammo a Salonicco. Il sindaco invitò allora la nazionale serba, vittima dell’embargo, ed in quell’occasione parlammo ancor di più, scambiando idee sul gioco e non solo, chiedendoci come sarebbe sabato lavorare insieme. Dopo tre giorni, era il 23 giugno, andammo ad Atene a firmare per il Panathinaikos.

– 13 anni di Panathinaikos con 5 Euroleague, 11 campionati greci (di cui 9 di fila tra 2003 e 2011) e 7 coppe nazionali: come si tiene l’asticella così alta e come si ottiene un rendimento costantemente così elevato da parte dei giocatori?

Tutti i rapporti, non solo nello sport, iniziano con dei dubbi e così fu per noi. Ci ha aiutato molto il fatto che Zele fosse così affamato: ne derivò grande stabilità. Dovevamo costruire una mentalità solida e la proprietà è stata fondamentale, laddove i tre fratelli Giannakopoulos, Pavlos, Thanasis e Kostas, anche loro purtroppo mancati, ci diede grande credito. Durante la nostra lunga permanenza ad Atene abbiamo cambiato almeno tre generazioni di giocatori, da Bordiroga a Diamantidis e tantissimi altri. Non avevamo il budget più alto perché la città stava preparandosi per le Olimpiadi ed accaddero cose tipo il trasferimento da Oaka allo Sporting, il più storico impianto della capitale, ma con solo 2500 posti che non ci aiutarono per immagine ed incassi. Accadde lo stesso anche all’Olympiacos, che si spostò dal “Pace e Amicizia”. Così ci siamo concentrati sull’aspetto della creazione di un approccio competitivo ed efficace al gioco, investendo tempo e denaro sui giocatori.

– Coach Obradovic mi ha detto che la Final 4 del 2009 è stata la migliore di sempre per talento e per squadre presenti: sei d’accordo?

Sono d’accordo con lui. Per talento, creatività ed unità di intento che mostrammo anche nella nostra squadra. Grandi partite, tiratissime, come la semifinale che vincemmo con l’Oly o la finale vinta solo dopo l’errore di “Siska” da tre. Ma non dimentichiamo il 2011, anno in cui vincemmo dopo aver eliminato nei PO la squadra ospitante le Final 4, il grande Barcellona di allora, senza avere il fattore campo. Maccabi, Real e Siena furono grandi partecipanti.

– Quel Pana del 2009, con Jasi, V-Span e Diamantidis, il Maccabi di Anthony Parker, la Kinder di Ettore Messina e…  Sono le migliori squadre del secolo in Europa?

Tutte grandi squadre che vincevano e perdevano, perché c’è sempre qualcosa che non puoi controllare come gli infortuni o altre situazioni che sono parte del gioco e della vita. Il nostro Pana ha influenzato il gioco come poche altre squadre, Bologna aveva grandi stelle che giocavano benissimo, così come il Maccabi. Erano squadra con impegno e dedizione. Veri “Team”, 4 lettere che formano una parola magica. Mi piace però sottolineare anche la filosofia di continuità che stiamo dimostrando a  Mosca, con 8 nuovi campioni di Turkish Airlines Euroleague nel 2016 e 9 nel 2019. Stiamo costruendo una seconda generazione di campioni.

– Dopo Atene arriva il Banvit e poi il CSKA: cosa si porta dietro coach Itoudis del bagaglio riempito da Obradovic e cosa modifica nel suo approccio ad una superpotenza?

Voi vi aspettate una frase ad effetto, ma la reale vita è diversa. E’ tutta questione di piccole cose giornaliere che sono le basi del tuo lavoro. I tuoi principi, i piccoli dettagli che costruiscono la tua carriera. Zele è un vincente, lo sappiamo tutti, ma ti chiedo se è qualcosa che qualcuno gli ha insegnato o se ce l’ha dentro… Di certo ce l’ha dentro. Vuoi combattere o vuoi mollare? Non ho nulla contro la mediocrità, ma se vuoi costruire qualcosa di straordinario devi combattere ogni giorno. Siamo stati insieme 13 anni, non ricordo un rapporto di tale durata nello sport. E’ stato un privilegio per me ed è stato reciprocamente grande condividere le nostre idee. Io ho sempre voluto portare qualcosa con le mie idee ogni giorno ed è quello che lui ha apprezzato. Rifiutai almeno tre ottime offerte da capo allenatore per stare con lui. Alla fine devi solo costruire la tua visione personale, la tua identità e la tua filosofia.

– Il primo anno porta il titolo di VTB e la sconfitta terribile con l’Olympiakos, un’eredità pesante che sembra protrarsi nel tempo. Su cosa hai lavorato per togliersi di dosso l’etichetta di Incompiuta delle Final 4?

Nulla ti è regalato o garantito. Rispetto le opinioni di tutti, ma leggere sempre che il CSKA debba per forza essere alle Final 4 non è corretto. Con un grande budget non si comprano né la salute né le emozioni. Devi lavorare duro per migliorare, ma c’è sempre qualcosa che non puoi controllare. Tanti grandissimi allenatori non hanno vinto a causa di infortuni o di altri fattori particolari. Noi abbiamo fatto qui un grande lavoro perché dovevamo convincere i dirigenti ed anche i tifosi. 12 MVP insieme fanno una squadra? Forse. O forse no. Una squadra necessità di ruoli precisi, dove ognuno si trovi bene. Hai bisogno di talento così come di guerrieri e penso a Daniel Hackett come esempio. Il 50% del successo si costruisci col reclutamento estivo, specialmente oggi, tra Cina, G-League, ed NBA con più giocatori sotto contratto. Deve essere chiaro che essere alle Final 4 è un grande successo. Quante squadre, seppur ottime, non le giocano? Si parte in 16, l’anno prossimo anche 18, e si arriva lì in 4 ed una sola vince. Come si può giudicare un’annata dal solo sollevare o meno un trofeo?

– Tutto ciò mi porta a Belgrado, che è tremendamente dura perché dopo aver giocato il miglior basket europeo ti ritrovi con Kyle e Nando a pezzi: la forza di Vatutin è stata aver compreso il valore del lavoro svolto?

Aggiungi pure  Westermann e poi  Vorontsevich nei primi minuti della semifinale. Andrey non mi ha mai parlato direttamente di licenziamento. Magari lo ha pensato, ma non me lo ha detto. Avevo un contratto. La situazione era esattamente quella del Fenerbahçe di quest’anno, che ha giocato al meglio e come quadra più solida per quasi tutta la stagione, poi… Qualcuno può dire che non abbiano fatto un lavoro straordinario? La decisione di Andrey Vatutin si basò su quello che vedeva. Eravamo tutti sulla stessa pagina in campo come fuori, consapevoli di fare un grande lavoro, capaci di gestire vittorie e sconfitte, cambi nel roster, infortuni. Oggi io gli sono grato e sono molto felice: allora l’unica cosa che gli ho promesso è stata di renderlo orgoglioso della sua squadra ed è quello che mi ha ricordato durante quell’abbraccio sincero ed assai pieno di rispetto in mezzo al campo a Vitoria. Poi non dimenticare che, per la stampa, io avrei dovuto lasciare Mosca ogni volta al secondo anno… ma sono ancora qui a lavorare sul mio prossimo roster cercando di migliorare quello attuale.

Un dato statistico che mi impressiona. 132-34 in 5 stagioni europee, mai sotto il 74,29% di vittorie  e tre volte sopra l’80% con una punta dell’86,67%. Ok, alleni una superpotenza, ma è un numero impressionante che presume 24/7 di basket senza sosta. Quanta passione c’è in tutto questo?

Io ti ringrazio perché sottolinei numeri e situazioni che mi fanno piacere e per certi versi mi imbarazzano pure. La mia faccia sta arrossendo… Sì, ho una passione irrefrenabile per questo gioco e per il mio lavoro, che amo alla follia. Sono così grato del fatto di essere in salute e di avere una così grande crescita davanti a me. Il nostro lavoro è 24/7, il nostro cervello deve pensare basket ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Sul campo come fuori, sono sempre 365 giorni di pallacanestro. E quella passione la devi mostrare a chi lavora a con te, perché dà loro l’idea di chi sei e cosa vuoi. Hai menzionato grandi numeri ed i numeri non mentono mai. Sai che sono stato ad una trasmissione sportiva in Russia ed abbiamo scoperto che, compresa la stagione dell’introduzione delle Final 4, il nostro record nei Playoff di VTB è 41-1? In una lega con grandi squadre come la nostra, hanno introdotto il sistema delle Final 4 perché qualcuno potesse sconfigger il CSKA. Ma mi chiedo: è meglio che si batta il CSKA attraverso una formula diversa od è meglio che le altre squadre raggiungano il livello del CSKA? Io sono orgoglioso di questi numeri clamorosi, ma ogni tanto mi fanno paura. Una sconfitta, a volte, fa bene perché ti riporta sulla terra, dove io voglio rimanere, coi piedi stabilmente al suolo. Dobbiamo essere umili e con grande passione.

– Se dovessi indicarmi due punti cardine della tua pallacanestro, quali mi sottolineeresti? Suggerirei “timing” e “spacing”…

Sono fondamentali. ma devi sempre guardare al roster che hai. Quando sono arrivato qui avevo un gruppo molto atletico, con Kirilenko, Hines e Kaun ed ho pensato ad un basket di transizione, ad alto ritmo, che fosse uno spettacolo coinvolgente per il pubblico. Sai, qui siamo il quinto sport, dietro agli sport invernali ed al calcio, quindi bisogna coinvolgere il tifoso. Ma quel basket porta  a tante palle perse ed allora ho dovuto gestire l’equilibrio tra spettacolo ed efficacia.

– “Timing” e “spacing”, ovvero i due principi del basket di Ettore Messina, plurivincitore di Eurolega (4), ex CSKA di successo che torna  e si accasa a  Milano. Cosa ti aspetti da Ettore e che ruolo gli dai nella pallacanestro europea e mondiale?

Prima di tutto Milano ha avuto una grande crescita come ambiente. Ogni volta che ci gioco trovo un’arena appassionata. E’ una città di sport con un proprietario straordinario come il Signor Armani che ha portato stabilità finanziaria enorme. Ettore è un grandissimo allenatore con idee di grande spessore sul gioco. Il contratto che ha firmato, un 3+2 credo, dimostra di che fiducia disponga. Sai che ebbi il privilegio di giocare  a Milano, contro la Recoaro, nei primi anni ’90, una gara di Korac col mio KK Zagreb. C’erano Dino, Antonello e Sasha. Era il girone con Caja San Fernando Sevilla, Paok e noi. Perdemmo di 30 in casa ma poi vincemmo a Milano.

– Qual è il giocatore che ti ha impressionato di più in tutti gli anni di carriera in Eurolega?

Se posso dirne più di uno… ne avrei tantissimi. Da Stojakovic a Christodoulou, da Bodiroga a Diamantidis, poi Spanoulis… Ma vorrei sottolineare il concetto del cambio del gioco negli anni, che influenza una risposta simile, la quale sarebbe stata diversa ai tempi di Riva, Galis o Carlton Myers rispetto ai tempi di Diamantidis o Papaloukas. Metterne 30 era garanzia di essere indicato come l’MVP allora, poi il gioco è cambiato, con giocatori dai numeri meno eclatanti ma dall’impatto clamoroso. Oggi posso aggiungere con orgoglio il nome di Will Clyburn o Cory Higgins, gente che è devastante per quello che ti dà in campo. Sai chi ha cambiato tutto? Michael Jordan. Essere miglior marcatore ed anche nel quintetto difensivo ha dato un’idea chiara di cosa volesse dire dominare. Ed anche gente come Stockton o Malone lo ha fatto, dando tanto al gioco seppur senza vincere.

– Il collega, Zele escluso, contro il quale prima della gara dici «Caspita, che mal di testa, cosa mi inventa oggi?

No, non mi succede. E’ questione di lavorare per essere sempre pronto a tutto. Devi andare là fuori e sapere cosa accadrà sul campo. E lo farai se avrai lavorato duro in allenamento, durante le sessioni video ed in ogni occasione. A volte giochiamo gare che sappiamo di vincere, anche con grandi scarti, contro squadre non del nostro livello, ma anche lì dobbiamo essere perfetti, lavorando sui dettagli ed essendo pronti ad ogni situazione. 

– Ed infine tante voci di mercato, su cui non posso non chiederti qualcosa.  Il Chacho sembra lontano, Higgins è già a Barcellona, di De Colo si è detto tanto sul suo ritorno in Spagna, diciamo che il reparto guardie pare in rifacimento pressoché totale…

Estate durissima, con 9 giocatori in scadenza ed il mio rinnovo che ho firmato un po’ tardi. Cory è ufficialmente via ed io non posso che ringraziarlo per avermi permesso di allenarlo al massimo. Auguro il meglio a lui ed alla sua famiglia, è un uomo che mi rende orgoglioso. Sto parlando con i giocatori che hai menzionato, intanto ottima notizia il rinnovo di Will, fondamentale. Si lavora 24/7 per trovare il meglio.

– Daniel, di cui abbiamo parlato tanto a Vitoria. Spesso indicato come giocatore difficile in carriera, con te sembra aver trovato il paradiso e quando parla del suo coach gli si illuminano gli occhi. Ma anche tu quando parli di lui… Che uomo e che giocatore è?

E’ reciproco. Pochi attimi dopo aver vinto l’Eurolega mi ha abbracciato e mi ha detto «Coach, non hai idea di quanto abbiamo creduto in te». E’ il premio più grande per un coach, che arriva dai suoi giocatori. La prima volta che gli ho parlato, anche se avevo ben presenti alcune voci che giravano, ho voluto capire di persona. Mi ha promesso di portare qualcosa che non avevamo ad una squadra piena di talento. Ed è quello che ha fatto. Sono orgoglioso che sia uno dei 9 nuovi campioni di Eurolega. 

Passione, orgoglio, lavoro duro, impegno e dedizione. La pallacanestro di Itoudis è questa. La vita di “Dima” (come lo chiama Zele) è questa. Alla ricerca della prossima sfida,  24 ore al giorno, 365 giorni l’anno.

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