Ioannis Sfairopoulos: L’amore dei tifosi Maccabi è una cosa che mi accompagnerà tutta la vita

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Ioannis Sfairopoulos, Coach del Maccabi, è stato ospite di Joe Arlauckas nel suo splendido format “The Crossover”.

Coach Sfai, caso quasi unico, ha scelto di lasciare il basket giocato a 21 anni per passare alla panchina con l’Apollon Kalamarias, club dilettantistico della sua Salonicco. Dopo aver vinto il titolo di terza divisione greca all’undicesima stagione con quei colori, è arrivata la chiamata del Paok come assistente allenatore, dove è rimasto 7 anni, una sola da “head coach”, mentre era “vice” anche nella nazionale greca.

«Quello che ho fatto in quegli anni era solo imparare e creare di migliorare. Non sapevo dove sarei arrivato, ma lavoravo col massimo impegno».

Nel 2005 arriva la chiamata dell’Olympiacos, dove rimane tre anni sotto gente come Jonas Kazlauskas, Pini Gershon e Panagiotis Giannakis. Piccola esperienza da capo allenatore al Kolossos Rodi, poi c’è il ricongiungimento con Kazlauskas al Cska. Ed in quel 2011/12 il destino vede il suo Olympiacos sollevare il massimo trofeo continentale, grazie a leggende come Spanoulis e Printezis.

«Il basket è come la vita, non importa quante volte cadi, devi solo rialzarti e continuare a correre»

«Il basket è come la vita. Non conta quante volte cadi, perchè nella pallacanestro cadi anche soltanto dopo una brutta sconfitta, devi solo rialzarti e continuare a correre e guardare avanti. E’ la mia idea di questo gioco e vale per la vita in generale».

«Puoi anche perdere, ma quando hai la certezza di aver dato tutto puoi stare bene. Ovvio che come allenatori vogliamo sempre di più, ma la sicurezza di aver fatto tuto il possibile è fondamentale».

E’ il tempo del Panionios, guidato in Eurocup per due stagioni, dopodiché si torna al Pireo, dopo le premature dimissioni di Bartzokas nel 2014/15. E’ la squadra campione del 2013 e sei mesi dopo toglie il vantaggio del fattore campo al Barça per qualificarsi alle Final 4, dove ci sarà la famosa rimonta da meno 9 a 4′ dalla fine contro il Cska. In finale il Real sarà imbattibile, ma Coach “Sfai” diventa il secondo “rookie” della storia a raggiungere l’atto conclusivo della manifestazione.

«Un sogno. Primo anno da Coach in Eurolega ed arrivare alle Final 4…».


Un’altra finale nel 2017, persa contro il miglior Fenerbahce di sempre, che oltretutto giocava in casa, ad Istanbul, prima di lasciare il Pireo un anno dopo.

Il Maccabi lo chiama, per ritrovare i Playoff che mancano dall’anno del titolo 2014.

E’ amore a prima vista. Il grande popolo di basket israeliano gli riconosce subito la serietà del lavoro ed il cambio di atteggiamento che porta alla squadra.

 «Mi hanno accolto calorosamente dal primo momento. L’amore che ho ricevuto e che continuò a ricevere dai tifosi del Maccabi è una cosa che non dimenticherà mai in vita mia. E’ una cosa unica, accade solo qui, ed io amo loro allo stesso modo. Ciò che dai, ricevi. Mi hanno dato amore, li ho ricambiati con amore. Vorrei averli con noi in queste partite, è tutto così diverso e difficile senza i tifosi. Non dico che avremmo vinto di più, ovviamente, ma il gioco è così diverso senza pubblico».

L’incredibile tifoseria del Maccabi

Quando ha cominciato a pensare che il sogno di allenare professionalmente sarebbe divenuto realtà?

«Effettivamente ci sono alcuni momenti nei quali ho iniziato a capire che potevo fare il salto di qualità. Il passaggio dall’Apollon, la chiamata del Paok è stato un primo passo. Poi quando ricevetti l’offerta per la nazionale. Infine spostarsi dalla propria città, fuori da Salonicco per arrivare ad Atene: da quel momento ho capito che stavo crescendo, ero più maturo, ed ho realizzato che la vita da professionista sarebbe diventata una possibilità concreta».

Questo e tantissimo altro in una chiacchierata che ci racconta l’uomo prima dell’allenatore. Da non perdere, assolutamente.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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Sergio Llull

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