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Il Fenerbahce di Lauvergne e Datome vince la battaglia di Vitoria

Partita durissima, fisica ed atletica alla Fernando Buesa Arena.

Nel teatro delle prossime Final 4, il Fenerbahce prevale nel finale dopo che l’ultimo periodo era iniziato sotto il segno dei baschi, sul 55-48. Obradovic ora è atteso da una serie di 4 trasferte in 5 gare, che culmineranno nel suo ennesimo ritorno ad Oaka ed inizieranno la prossima settimana con un altro viaggio ad Atene, dove troverà un Olympiacos ferito dal derby di ieri e, soprattutto, alla ricerca di una continuità che dia corpo ad un classifica per ora insoddisfacente.

I nostri 5 punti per analizzare una gara che non ha soddisfatto nessuno dei due tecnici.

  • Se la qualità di una sfida si esprime, come accade spesso, nel rapporto tra assist e perse, allora non si può che essere d’accordo coi due gestori del pino. 14/19 per i padroni di casa e 16/16 per gli ospiti. Ovviamente vi è parecchio merito delle difese, sebbene anche qui Martinez non abbia espresso soddisfazione per la prova dei suoi,  protagoniste di alcuni momenti di grande aggressività, tuttavia le perse sono veramente troppe.
  • Le stesse statistiche globali presentano alcune contraddizioni rispetto al verdetto finale. Turchi sotto a rimbalzo in modo notevole (38-27), leggermente nel tiro da due e, sostanzialmente, assai migliori solo dall’arco, dove il 5/27 basco, funestato dall’1/11 di Janning è stato basilare causa della sconfitta, come ha precisamente indicato coach Martinez in sala stampa. Da sottolineare come gli uomini di Obradovic siano ultimi a rimbalzo sinora, con 26,83 palloni catturati a sera: solitamente ne concedono 29,20 agli avversari, mentre ieri i 38 del Baskonia sono anche oltre la media stessa abituale di 36,17. Incidono clamorosamente i 18 offensivi e non tanto i 3 di Poirier e Shengelia, quanto i 4 di Garino, sempre più fattore.
  • Joffrey Lauvergne e Gigi Datome sono due giocatori di straordinaria classe. La pulizia delle movenze, la padronanza dei fondamentali, la capacità di leggere il momento della gara con un senso del dramma notevole: tutte cose che fanno di un atleta un campione. Se il francese contribuisce in modo fondamentale a tenere a contatto i suoi nei primi tre quarti, il capitano azzurro fa tutto ciò che serve per vincere la gara nel finale. Il fatto di essere protagonista delle giocate decisive senza mai dare l’impressione di forzare è ancora maggior merito, poiché si è trattato di soluzioni che per normali esseri umani sarebbero pressoché impossibili.
  • Vi sono tre fischi che lasciano un po’ di malo in bocca. Lungi da noi il parlare di arbitri in un certo modo, poiché restiamo convinti che lamentarsi e piagnucolare sia robaccia senza senso e senza logica, tuttavia crediamo si possa discutere tranquillamente della qualità di diverse chiamate, soprattutto riguardo il metro. In una gara da 51 falli, peraltro distribuiti, almeno numericamente, in modo equo, iniziare a fischiare anche i respiri negli ultimi due minuti  è un errore. Dal tecnico a Martinez per una legittima richiesta, fino ai contatti, offensivi e difensivi (Garino e Vildoza i “colpevoli”) a favore di Kalinic è un susseguirsi di errori del trio Radovic, Boltauzer (ancora lui, quello del fattaccio di Milano con Markovic travestito da Vjaltsev) e Obrknezevic. Per non parlare del pasticcio sull’antisportivo a Janning ed il susseguente annullamento del secondo libero a Sloukas: ci sono le regole, è vero, ma ci sarebbero anche gli uomini per interpretarle in un modo logico e sensato. Brutta serata per i “grigi”, nulla di più. ma si deve migliorare globalmente perché questo spettacolo lo merita.
  • Kostas Sloukas è tema decisivo nel Fenerbahce di oggi. In costante miglioramento in carriera, con un palmarès senza eguali ad un età (28) che ha ancora tantissimo da dire, oggi ci pare un poco “boia ed impiccato”. Se è vero che si tratta di uno dei pochissimi campioni che incarnano il ruolo di “combo” eccellendo in entrambe le posizioni di 1 e 2, è altrettanto vero che il contributo che riceve in regìa dal duo Mahmutoglu/Dixon è, al momento, limitato. Nei set offensivi di Obradovic, uno in particolare, vi è il ruolo del 2/3, come faceva Bogdanovic due anni fa, che prevede una partenza senza palla ma di fatto una situazione in cui, ricevuta la stessa, si diventa playmaker e prima minaccia per la difesa. Guduric, con gli ovvi distinguo rispetto al fenomeno volato in NBA, lo sta facendo, e sta crescendo, ma resta il fatto che la sovraesposizione di Sloukas può diventare un fattore determinante in termini di usura. Su queste pagine lo abbiamo già detto: dopo l’infortunio di Ennis, l’arrivo di Erick Green ci pare più un allargamento di roster piuttosto che una sostituzione vera e propria. Se il Fenerbahce fosse sul mercato, nel breve o nel medio, per un giocatore più di gestione non ci stupiremmo per nulla.

 

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