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Regular Season 2018-2019Squadre

Fenerbahce vs Panathinaikos #3. La legge di Obradovic.

Si è detto e scritto che è una competizione di dettagli, i quali assumono sempre maggiore importanza col crescere della posta in palio: il terreno ideale di Zelimir Obradovic dal 1992, attraverso 25 anni di dominio assoluto ai massimi livelli europei. Il Fenerbahce si qualifica meritatamente per la terza Final 4 consecutiva e lo fa in una serie che non era per nulla scontata, alla maniera dei grandi.

Le difficoltà di una stagione lunghissima avevano creato tanti dubbi, dagli infortuni ad un difficile adattamento a nuove tipologie di coaching e preparazione in relazione ad un calendario che proponeva sfide diverse dal passato. Come d’incanto, quando conta emerge il più forte, ed il più forte è lui, l’uomo di Cacak, quello capace di ritirarsi dal basket giocato nel 1991 e vincere una Coppa Campioni nel 1992. Predestinato è poco, numero uno assoluto è la realtà. Perché se ti sai adattare a tre decenni di pallacanestro ed i risultati sono sempre quelli, nel tuo sangue scorre solo ed unicamente gioco di altissimo livello. Non necessitavamo di una conferma, lui ha voluto darcela.

Dominare una serie contro il Panathinaikos, la squadra più calda dell’ultimo segmento di Eurolega, era pressoché impensabile. Tattica perfetta, difesa impenetrabile e pieno sfruttamento del proprio talento sono state le chiavi. 58, 75 e 61 punti concessi senza lasciare un solo canestro facile in tutta la serie. Tutto il roster turco ha perfettamente interpretato la sfida, partendo dalla propria metà campo per eseguire alla perfezione il proprio piano partita.

Mentalmente gli uomini di Obradovic sono stati in controllo sempre, fatta eccezione per quel primo tempo di gara 1, quel 42-28 Pana che forse è stata la vera chiave della serie. 16 punti subiti nel secondo tempo dicono di una squadra che, nel momento del bisogno, non ha fatto che continuare ad eseguire ciò che aveva preparato ed in cui credeva. Da lì in poi, le mani sulle Final 4 sono state solo ed unicamente quelle gialloblu. Avere cancellato dal campo Nick Calathes ed avere sfiancato progressivamente Mike James è stata l’operazione chiave, cui hanno partecipato più uomini in perfetta sincronia, dal perimetro al ferro. Il Panathinaikos, se non parte da quei due, è inerme.

I numeri dicono tanto, ma non abbastanza allo stesso tempo. A rimbalzo, si è partiti da un leggero vantaggio “green” (27-24 in gara 1) per terminare, nei due episodi seguenti, con un netto 71-57 turco. La qualità della pallacanestro espressa si lega di più alla ratio assist perse: 57-39 per il Fener contro il 39-32 degli ateniesi. Oltre al dominio di Bogdanovic nelle prime due gare ed alla chirurgica prestazione di Dixon e Nunnally in gara tre, testimonianza di un gioco perimetrale del tutto superiore per talento e resa, la differenza sotto canestro è stata abissale. Ekpe Udoh ha lasciato le briciole agli avversari: Bourousis inesistente a queste fisicità, mai in grado di sfruttare i suoi kg, causa la perfetta difesa del rivale, mentre lo stesso Singleton, in una corrida di contatti quale quella messa in atto dai turchi, è pressoché sparito, non riuscendo ad essere un fattore nemmeno lontano dal ferro. Anche per Gist, la vallata è sempre e solo stata molto oscura.

Xavi Pascual è andato sotto con il migliore, e questa non è né colpa, né disagio. Il suo roster, in partenza, non valeva per nulla quello del suo rivale. E’ stato bravissimo a portare i suoi a questo livello, con un finale di stagione di alto profilo: le premesse dicevano di una serie equilibratissima, ma lo dicevano soltanto in ragione delle difficoltà del Fenerbahce sinora e degli infortuni recenti, a causa dei quali non si poteva conoscere il reale stato di forma di diversi giocatori, da Bogdanovic a Datome, da Sloukas a Udoh. A posto questi, non c’era partita e così è stato. Per i verdi ateniesi è assolutamente necessario aggiungere del talento in generale e della solidità sotto canestro, dove vecchie volpi come Bourousis e Gist possono arrivare fino ad un certo punto, ma assolutamente non oltre. Stagione ottima in ogni caso, dalla quale partire per i correttivi dovuti. Senza dimenticare il campionato, dove il gap da colmare con l’Olympiacos è quello che riguarda i giocatori greci.

 

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