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Milano batte l’emotività

43-68, terzo quarto, 5’53” da giocare e Dairis Bertans ha appena scosso la retina per l’ennesima volta dall’arco. Il Darussafaka è oltre il 50% dall’arco, provandoci quasi una volta al minuto, Milano non esiste, o meglio ha dato un piccolo segnale e nulla più. Il canestro (nella foto) di Milan Macvan è valso un 2+1 che ha riportato il divario sotto il ventello (43-62), ma prima di considerarlo decisivo arriveranno ancora un 3/4 dalla lunetta di Ante Zizic e la suddetta tripla del tiratore lettone.

E’ la fine, è la pietra tombale sull’Eurolega milanese, perché se le buone sensazioni degli ultimi due turni (sì, solo due perché la vittoria col Galatasaray è di ben poco rilievo) vengono subito seguite da un disastro interno che forse è perfino peggio di Mosca e Kazan, allora non c’è più nulla.

Ma il gioco è anche questo, raramente in realtà, ed è il più bello del mondo in una classifica in cui il secondo non c’è. Istanbul si siede, Milano vola. Il check-in è quel miracoloso “and one” di Macvan, il gate lo aprono generosamente Wanamaker e compagni, il volo lo guidano il comandante  Simon ed il suo assistente Pascolo. La compagnia aerea è targata Jasmin Repesa, nel bene come nel male, sebbene in un gioco talvolta perfino perverso che attrae l’ambiente milanese come nemmeno Beyoncè saprebbe fare, si sia deciso che per il coach valga una regola certa: se si perde è irrimediabilmente l’unico responsabile, mentre se si vince vi è comunque qualcuno che lo ha trascinato fuori dal baratro. Scelte ed opinioni rispettabilissime, ci mancherebbe, che magari sarebbe più corretto che tenessero in considerazione una serie di fattori che esulano dalle competenze e responsabilità di tutti gli allenatori in genere, forse ancor più segnatamente all’ombra della Madonnina. Perché gli allenatori, che nel basket valgono parecchio più che in altri sport, le partite spesso le vincono, ma altrettanto spesso le perdono, anche quando santoni del pino quali David Blatt. La vittima scarificale di Lebron James (una delle tante) lascia che la sua squadra si specchi in una presunta bellezza derivante da percentuali dall’arco troppo alte per essere vere, rese possibili da una serie di morbidissimi e scellerati cambi sul perimetro di una difesa milanese che per 25 minuti è vergognosa per atteggiamento e principi. Repesa lo conferma, parlando di linguaggio del corpo tremendo e di svolgimento del compito, nella propria metà campo, che permette tutto agli avversari. Sarebbe stato assai interessante che qualcuno in sala stampa avesse posto “la domanda” per eccellenza al coach croato, ovvero se fosse il caso di cambiare sistematicamente contro una batteria di esterni (sono tutti tali tranne Zizic) come quella dei biancoverdi. Ogni cambio che portasse il 4 o 5 Olimpia di turno sull’arco ha creato un canestro facile avversario. le cose sono cambiate quando l’energia si è accesa, è vero, ma soprattutto quando, con 4 piccoli, Milano ha potuto difendere senza sopportare situazioni di vantaggio preconfezionate per i turchi. Perché puoi mettere tutta l’energia che vuoi, ma McLean, Macvan e Raduljica a sei metri dal canestro contro Wanamaker, Clyburn, Anderson e Bertans vengono presi a schiaffi. Purtroppo in conferenza stampa si è scelto di parlare di altro ed i minuti di Fontecchio hanno avuto il sopravvento. Sarà…

L’autocelebrazione estetica turca ha avuto fine quando si è smesso di giocare con Ante Zizic, splendido per più di metà partita, dimenticato totalmente nella fase decisiva. Che il ragazzo fosse super ce lo preannunciò quel Dino Repesa che, alla sua beata giovane età, è uno dei maggiori conoscitori del gioco e dei giocatori che circolino nel continente. Ci parlò, più di un anno fa, di ginocchia su cui lavorare, assicurando che lo staff del Cibona stesse facendo benissimo in tal senso. Il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti. Il gancio mancino che ha regalato al Forum verso la fine del primo tempo è musica per le orecchie degli amanti della tecnica vicino al ferro. Da rivedere, ma di tempo ce n’è tanto, le movenze principalmente sui passaggi consegnati, dove il perno si muove un po’ a caso (ma in NBA sarà un non problema, visto il tenore dei fischi).

«E’ vero che qualcuno ha le gambe pesanti perché sappiamo di essere in un periodo di lavoro molto duro». L’ammissione di Repesa si chiama Coppa Italia, inutile girarci attorno. E come spesso accade in questi casi, i muscoli si sciolgono giocando ed ecco che le educande del primo tempo diventano i guerrieri degli ultimi 15 minuti. Kruno Simon prende in mano la partita come finalmente gli sta accadendo negli ultimi tempi anche in Europa, cosa mai accaduta nei 16 mesi precedenti in maglia Olimpia. Innescare Dada Pascolo diventa semplicissimo perché quest’ultimo oggi può stare in campo in Eurolega, cosa che prima non poteva fare a causa di pecche difensive terribili. Il piede perno è sempre stato la sua arma, le letture ne sono causa ed effetto. Il QI cestistico è di primo piano. Il ragazzo, prima del giocatore, c’è ed ha lavorato tanto e bene con il suo staff, che lo ha gestito, dagli allenamenti alle partite, in modo perfetto. I meno giovani potranno ricordare il primo Roberto Premier milanese, quello a cui, giustamente, Coach Peterson non perdonava nulla, conoscendone le potenzialità. Il pubblico rumoreggiava allora quando l’Ariete di Spresiano giocava poco ed a sprazzi, come rumoreggia oggi per Dada. Quel che ne venne dopo è storia.

Ciò che resta della notte del Forum è una profonda considerazione sul gioco in sé. Il Darussafaka ne è, piaccia o meno (e nel mio caso siamo ben sotto il meno…) l’emblema. 510 triple tentate in 21 partite (secondo in EL), un ottimo 38,82%. Milano dice 151 su 424 (terzultima per tentativi), al 35,61%. 901 i tiri da due provati dai biancorossi, contro gli 810 turchi: 53,94% contro 47,78%. Le prime quattro squadre per numero di tentativi da due sono Efes, Olimpia, Unics e Maccabi: cos’hanno in comune? Guardate la classifica dal basso e lo scoprirete. Le 4 leader della  classifica, come tentativi da due, sono rispettivamente ottava (Olympiacos), undicesima (CSKA), dodicesima (Fenerbahce) e tredicesima (Real). E’ una pallacanestro in cui il tiro da tre domina incontrastato, sia in situazioni di pericolosità potenziale interna limitata (vedi Blatt col solo Zizic), sia in caso di  lunghi con movimenti e punti nelle mani (vedi Real con Ayon, Reyes etc, che è primo per triple tentate a 536). Ci si deve adeguare, a malincuore o no. Repesa lo ha fatto ieri ed ha vinto una partita abbondantemente persa. La domanda è semplice: la struttura di Milano è allora troppo classica ed inadatta al gioco moderno? Ne riparleremo.

La corsa Playoff si è riaperta, per un solo posto: già stasera, Stella-Efes ci dirà molto. Di certo si è fermato il volo di Blatt, ora dietro sperano in tanti. Se a sperare ci sarà pure Milano lo diranno le prossime tre-quattro gare, ben consci che il percorso è tracciato ma il realismo delle parole in sala stampa deve accompagnare ogni istante di qui a fine stagione: tredici minuti di pallacanestro sono “un po’ ” di pallacanestro, non “la” pallacanestro. La fragile emotività del gruppo è per una notte sconfitta. Per una notte…

 

7 commenti

  1. In che senso Milano è troppo classica? un solo pivot, trattato come Mario Governa. tre play-maker che tutti insieme non allacciano le scarpe a Mike D’Antoni o a Sasha Djordjevic, quanto a regia e leadership. Nessuna guardia tiratrice. Un sacco di “due metri” in grado di fare più o meno tutto, tranne difendere. Sarei curioso di vedere la classifica di rimbalzi e stoppate.
    A me sembra una squadra fatta male, più che altro.
    Saluti

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    1. Buongiorno Francesco, l’allusione alla “classicità” di Milano è una provocazione riguardo la costruzione del roster rispetto al tipo di gioco attuale. E’ una domanda che si prefigge di provare a capire se le scelte estive (a questo punto alcune delle quali rivelatesi errate) non fossero troppo volte ad un sistema di gioco classico e poco producente nel mondo della perimetralità assoluta. E’ solo uno dei tanti temi su cui dibattere riguardo a Milano. Saluti

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    1. E’ giusto che i tifosi abbiano la loro opinione. Avendo avuto modo di seguire la stagione e qualche allenamento abbastanza da vicino, esprimo la mia a riguardo, senza volerla imporre a nessuno, ma allo stesso tempo senza essere influenzato dai giudizi altrui.

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    1. In effetti… La situazione è stata molto dura, l’ipotesi esonero reale od almeno caldeggiata da una certa parte dell’ambiente, magari non solo tifosi, una buona parte dei quali resta convinta che il coach sia il responsabile primo, se non unico, della cattiva classifica europea di Milano. Detto questo, da parte mia ritengo che i giudizi veri si debbano dare a fine stagione, ed in realtà sarebbe perfino presto se vi fosse una programmazione più a lungo. Milano non è fuori dalla buca che si era scavata e lo dimostrano i primi 28 minuti di ieri. Qualcosa si muove, tutti devono muoversi se vogliono realmente uscirne, dal primo all’ultimo.

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