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L’EUROLEGA CHE CAMBIA : O NO?

La più grande manifestazione della storia continentale nelle mani di un minorenne? E’ la realtà e non sarà l’inizio di un era, perché obiettivamente diventa difficile pensare ad un futuro diverso dall’NBA per Luka Doncic. Real, CSKA, Oly e Fener sono lì: cambia la leadership, ma la sostanza in ottica Istanbul è probabilmente la stessa.

Il Real Madrid del fenomeno di Lubiana guida l’Eurolega dopo 21 turni, con una partita di vantaggio su CSKA ed Olympiacos e due sul Fenerbahce di Obradovic, in netta risalita ed ormai a ridosso della posizione che gli compete. Già scrivere che non si tratti del Real di Llull è tantissima roba, quasi follia a pensarci, ma non siamo tanto lontani dalla verità. 7 W consecutive ed un calendario che ora parrebbe favorire i blancos, per quanto queste considerazioni valgano abbastanza poco, visto tutto ciò che accade ogni due, tre settimane nel torneo. 86,5 punti a partita sono tanti e forse sono una svolta in ambito continentale. Che si giochi meglio, allontanandosi ad alto livello dal mero pick and roll risolutore, è vero. Che quelli di Laso ne siano oggi gli interpreti migliori è una certezza. A proposito di quel diciassettenne, sarà in grado di portare Madrid in vetta a fine stagione? E’ forse la storia più intrigante degli ultimi vent’anni di pallacanestro europea. Lo CSKA, che poche settimane fa pareva quasi inarrivabile, non è certo superato, ma soltanto vittima di un periodo in cui i propri leader e fenomeni hanno avuto problemi fisici significativi. Il roster più lungo dei madrileni è, da questo punto di vista, maggiore garanzia. Si disse con chiarezza che il rischio maggiore moscovita fosse appunto il minimo problema per Teodosic e De Colo: è successo e si è visto, sebbene non si debba accantonare l’ipotesi che Itoudis stia gestendo al meglio le assenze dei due in ottica fase decisiva. In fondo i posti dalla prima alla quarta sono pressoché assegnati, come logico da inizio stagione, ed alle Final 4 devi batterne due nell’ordine che vuoi se vuoi sollevare il trofeo.

Dietro pareva chiusa, almeno per sette posti su otto, ma in fondo non è così. La durezza della competizione causa cadute fragorose così come crescite improvvise. Ne vinci tre in fila e mutano tutte le prospettive, ne perdi due e rischi molte posizioni. Vi sono oggi 5 squadre tra il 12/9 ed il 10/11 perfettamente in corsa, senza dimenticare che anche l’ondivago Zalgiris a 9/12 una speranza ce l’ha. Se poi pensiamo che perfino Milano, reduce da 10 L consecutive, un pensierino lo cova ancora…

Il fatto chiaro è che ci sono sempre almeno 6-7 scontri diretti, con le sole Maccabi e Galatasaray che paiono totalmente allo sbando, seppur temibili sul campo di casa. E proprio le partite lasciate contro queste potranno fare la differenza. Lo stesso Unics pare in discesa, tuttavia chi si recherà a Kazan dovrà far fronte ad un viaggio assai complicato e basta che magari arrivi dopo un turno di campionato difficile, ecco che la sconfitta pesante è in agguato. Da questo punto di vista paiono leggermente avvantaggiate, Bamberg, che gioca in un torneo nazionale assai modesto con in realtà un solo avversario (Bayern), e Milano, altrettanto favorita da un quadro interno abbastanza semplice fino ai Playoff. Tuttavia il grande distacco delle due squadre da quell’ottavo posto rende la rincorsa legata ad un vero e proprio miracolo, oggi impronosticabile. La Stella Rossa ha mancato un pesante match point casalingo con l’Efes: anche nel caso dei serbi il campionato aiuterà, visto il percorso immacolato in un contesto tecnico di livello medio-basso. E qui la cosa pesa di più perché si parte da 12 vittorie già in cantiere.

5 sconfitte nelle ultime sette ed ecco che il Darussafaka di Blatt si ritrova nella piena bagarre, proprio nel momento in cui ha trovato pericolosità e talento sotto canestro con Ante Zizic. Che non sarà Doncic, ma è un lungo, e si sa bene quanto la maturazione sia più lenta: di ottimo prospetto, se non fenomeno, si tratta comunque. Il quesito tecnico che le recenti prestazioni della squadra del vincitore delle Final 4 di Milano ci lasciano è molto chiaro: è struttura tecnica in grado di sfruttare al meglio il gioco sotto canestro? Questione di coach e di giocatori, che amano la palla alla follia ed il suo rilascio solo verso la retina. Le prossime quattro gare dicono di problemi seri in arrivo: derby interno contro il Fenerbahce, a Madrid, rientro a casa col Pana e trasferta al Pireo. La sconfitta di Milano potrebbe avere un peso specifico totale e le responsabilità dello staff tecnico, in quel contesto, sono state tremende.

3 trasferte nelle prossime 4 giocheranno ruolo definitivo per le residue speranze di Andrea Trinchieri e del suo Bamberg: resta il fatto del poco o nulla sotto canestro che pesa troppo. La Stella Rossa parrebbe comunque al sicuro, per raggiungere quella quota 15 W che vuol dire Playoff: dopo il viaggio a Mosca arrivano Galatasaray e Brose in casa. Considerando che alla penultima si giocherà un turno casalingo contro l’Unics eliminato, quelle tre vittorie che mancano dovrebbero arrivare. Nulla di più meritato. Attrae, e personalmente lo fa sin da inizio stagione, l’Efes. La miscela Heurtel-Perasovic, se funziona, è mal di testa assicurato per tutti gli avversari. Ad Istanbul arriveranno EA7 e Baskonia, poi Brose e Maccabi, in serie. Se si considera che dopo le prime due si andrà a Kazan e dopo le altre a Kaunas, direi che si può anche tentare di rendere ininfluenti gli ultimi tre turni, previsti con Fenerbahce, Olympiakos e Real. Molto più seria di quel che pare la situazione Baskonia, che sta bene a 12/9 ma ha di fronte impegni durissimi, a partire dal “must win” di Tel Aviv, che potrebbe essere determinante, in positivo come in negativo. Poi fuori con l’Efes, in casa con Milano, visita ad Obradovic e sfida casalinga con Itoudis. Baschi assolutamente più dentro che fuori, ma attenzione.

Per il Panathinaikos 4 turni fondamentali, con grosse possibilità di garantirsi l’accesso alla postseason in anticipo: Brose, Unics, Darussafaka e Zalgiris, solo Blatt fuori. Certo è che oggi i “green” giocano una pallacanestro pessima, figlia di due playmaker che già in parte non lo sono, e poi, anche quando immersi nel ruolo, non la passano proprio mai. Calathes non è più quello di inizio stagione ed è tornato a cadere nei difetti di una carriera.

Al netto delle deludentissime Galatasaray e Maccabi, il peggior gioco arriva da Barcellona. Ok gli infortuni, ma tra movimenti incomprensibili sul mercato ed uno stucchevole sistema “Rice contro tutti”, si può tranquillamente dire che Bartzokas stia deludendo non poco.

 

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