E’ basket, non guerra. Serve cambiare rotta, altrimenti è tutto a rischio

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Basket europeo alle prese con una fase assai delicata da parecchi punti di vista. Su tutti quanto accade a livello di incidenti, violenza e di polemiche che potenzialmente ne sono innesco.

Il basket europeo vive un momento molto delicato nel quale vi sono diversi temi delicati da affrontare a livello strutturale ed organizzativo. Su tutti si eleva indisturbato quello degli incidenti, della violenza e delle polemiche che potenzialmente ne sono causa scatenante.

E’ molto particolare quanto accaduto negli ultimi mesi, a partire dalla famosa rissa di Madrid, con responsabilità precise ed una gestione a livello di sanzioni che ha lasciato l’amaro in bocca a molti. Pareva si fosse di fronte ad una cosa di gravità inaudita ed irripetibile, tuttavia a distanza di quasi due mesi sembra quasi che quel passaggio così negativo sia ben poco rispetto a quanto vissuto in seguito.

Non vedevamo da anni qualcosa di simile, almeno dai tempi dei fatti tra Galatasaray ed Olympiacos, piuttosto che, ulteriormente indietro nel tempo, quelli del derby bolognese, senza parlare poi di decenni e del famosissimo Italia-Yugoslavia.

Tanta paura, accompagnata evidentemente dalla giusta prevenzione e dalle parole importantissime di Zeljko Obradovic e di Rudy Fernandez, per quel che sarebbe potuto succedere a Belgrado e fortunatamente nulla di fatto dal quel punto di vista.

Tutto tranquillo quindi? Assolutamente no.

Da quei giorni è successo di tutto.

Senza una precisa sequenza temporale, abbiamo assistito al peggio possibile in giro per l’Europa.

Alle Canarie un autista di pullman che frena improvvisamente per far cadere contro il parabrezza del mezzo l’allenatore del Turk Telekom, reo di aver chiesto lumi sul tragitto che pareva un po’ troppo lungo per arrivare all’arena di gioco.

Finali turche con polemiche continue, confronti tra allenatori e pubblico rivale, coach stessi pronti a mostrare i torti arbitrali subiti, e dirigenti che consigliano agli allenatori di cambiare registro. Fortunatamente nessuna conseguenza a livello di ordine pubblico.

In Grecia si è sentito parlare, da fonti ufficiali, di “crimini arbitrali”, si è letto che “solo con questi arbitri potevamo perdere”, si sono accolti atleti rivali con lancio di oggetti vari a sfondare vetrate, si è fatto largo utilizzo dei laser verso gli avversari, per poi chiudere la serie finale con la sospensione di gara 4 dopo una guerriglia interna all’arena di Oaka.

In Italia si è arrivati al contatto tra un esponente del pubblico ed i giocatori, cosa inaccettabile, per giungere nelle ultime ore a dichiarazioni di dirigenti che si sono detti “scioccati dal metro arbitrale” riservato ad un proprio giocatore.

Anche in Israele vi è stato lo stesso contatto durante una finale dal clima guerresco, chiuso con qualche scambio di vedute assai acceso tra un giocatore ed il pubblico.

In Serbia, durante il riscaldamento precedente a gara 3, un tifoso (?) è arrivato molto vicino al contatto con un atleta della squadra ospite, trovandosi troppo vicino al campo, sul parquet, dove non poteva e doveva essere.

Forse dimentichiamo perfino qualcosa, ma tant’è, crediamo basti anche così. In fondo non stiamo nemmeno prendendo in considerazione (ci vorrebbe un’enciclopedia) la valanga di insulti di qualunque matrice che accompagna le gare più importanti che si disputano.

Spesso si è letto di una presunta superiorità a livello di civiltà del basket rispetto al calcio, preso sempre come riferimento in base a criteri del tutto discutibili. Tutte balle!

E’ molto evidente che la recente pandemia abbia peggiorato le cose. Le conseguenze di quanto accaduto hanno reso moltissimi individui più aggressivi, ferocemente polemici ed assai violenti anche nell’esprimere le proprie opinioni sui social, uno dei temi che oggi fa discutere di più.

Sono cose che oggi si sanno solo grazie, o a causa, dell’esistenza degli stessi social? Vero, una volta forse si dicevano al bar e restavano confinate, oggi su un cellulare o su un computer che le rendono pubbliche, tuttavia ci pare che inasprimento dei caratteri sia un dato di fatto.

Qua non siamo di fronte al semplice ed ormai celeberrimo “leone da tastiera” che, forte della protezione della rete, critica questo o quello in un modo che non ripeterebbe mai di persona. Qui abbiamo a che fare con un problema sociale che si tramuta in violenza verbale senza precedenti perchè se ci capita di leggere una persona di 65 anni che digita un semplice “m..de, dovete morire” indirizzato ai rivali della squadra per cui parteggia, crediamo che il problema sia più grande. Se poi il tutto si dovesse tramutare in qualcosa di più grave nei fatti, non ne saremmo stupiti. E sì, ci mettiamo l’aggravante dell’età, perchè si presume che ad un certo punto della propria vita un filo di equilibrio in più dovrebbe derivare dall’esperienza.

Attenzione però! La stragrande maggioranza di chi popola gli spalti di qualunque disciplina rappresenta gente tranquilla, appassionati che vivono il gioco come uno sport da godersi, con le proprie passioni ed il proprio tifo. Su questo non si discute, come sul fatto che senza questi appassionati lo sport non esiterebbe, quindi vanno rispettati. E proprio in quel rispetto risiede il dovere di far sì che la percentuale di gente per bene non si riduca continuamente a favore di personaggi assai discutibili.

Quindi, che fare?

Non siamo certo noi ad avere la soluzione, è tutto molto più complesso rispetto alle nostre possibilità, tuttavia, nel nostro piccolo, da sempre non diamo spazio a polemiche arbitrali ed a qualunque accadimento che abbia implicazioni sociali di un certo rilievo. Veniamo meno ai nostri doveri di cronaca? Probabile sia così, ma è una scelta precisa che oltretutto ci porta ad una perdita notevole di click e letture. Non fa nulla, restiamo dell’idea che ci siano cose più importanti.

Impossibilitati a proporre una soluzione che necessiterebbe di un lavoro sul tessuto sociale ben oltre le nostre possibilità, però, un piccolo consiglio ci sentiamo di darlo agli addetti ai lavori, ivi compresa la stampa, da quella più libera a quella schierata.

Urge darsi una calmata e riflettere bene prima di parlare e comportarsi in un certo modo, perchè le conseguenze possono esser assai gravi. Ogni parola, ogni scritto, ogni comportamento ed ogni atteggiamento può essere l’innesco di qualcosa di troppo importante per giustificare il tutto dall’inizio.

Laso di un'altra categoria, Milano sempre più in alto ed il disastro arbitrale | Eurodevotion

Gli arbitri poi, il grande dilemma. Lamentarsi ad ogni evento negativo o presunto tale ha senso? Poteva essere giustificato in un contesto sociale differente, non in quello di oggi, stracolmo di odio e frustrazione da esprimersi in ogni modo.

Comprendiamo benissimo che all’interno di una gara si possa protestare ed essere insoddisfatti di questa o quella chiamata, tuttavia restiamo sempre dell’idea che il giorno nel quale sentiremo un protagonista dichiarare di avere vinto grazie a decisioni a favore, allora potremo tenere in considerazione le lamentele a seguito di una sconfitta. Illusione? Certo, lo sappiamo bene, ma continuiamo a non dare spazio al tema.

Oggi serve il basso profilo e serve non solo a parole poiché i fatti dimostrano che si tratta di un’emergenza.

Abbiamo sempre sorriso quando sentivamo dire che “serve abbassare i toni” ed oggi ammettiamo l’errore. Urge farlo, per non rompere il giocattolo.

(Photo cover credit: US Sun)

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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