Liga Endesa, gara 1: Real Madrid straordinario, Barcellona ai limiti del nulla

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Real Madrid di altissimo livello quello che ha demolito il Barcellona in gara 1 di finale. La squadra di Jasi fornisce una prova pressochè inaccettabile.

E’ una sorpresa? Non nella sostanza, magari nella forma.

Il Real Madrid fa a pezzi un Barcellona raramente così brutto, molle ed impreparato in gara 1 di finale di Liga Endesa.

Il 75-88 finale è perfino scarto striminzito per quanto visto in un Palau presto ammutolito dalla grandissima differenza vista sul parquet.

17-30 a fine primo quarto, 31-49 a metà gara, 51-74 dopo 30′: non c’è stata partita a livello tecnico ed ancor meno a livello mentale.

Dicevamo del concetto di sorpresa… I Playoff sinora ci hanno mostrato un Real molto solido, sia nello sbarazzarsi di Manresa, avversario meno complicato, sia nel non concedere chance alcuna ad un Baskonia certamente più impegnativo ed in un buon momento.

Al contrario il Barça ha faticato sia contro Granca che contro la Joventut, continuando un momento di scarsa brillantezza che ormai dura da fine marzo, ultimi giorni in cui si era vista la corazzata dominante a livello europeo.

Ecco perchè non può sorprendere il verdetto di gara 1 nella sostanza, sebbene certamente ci aspettassimo dai blaugrana almeno la volontà di lottare.

Sin dalla palla a due si è vista una squadra pronta ed una che non lo era, da qualsiasi punto di vista.

Alla vigilia avevamo indicato alcune situazioni più importanti all’interno della gara e della serie. Effettivamente la lotta a rimbalzo è stata decisiva, così come lo scarsissimo equilibrio porta ai propri colori dal duo di registri catalani: Calathes e Laprovittola, peggio il primo del secondo, non sono stati in grado di gestire lo sforzo dei propri compagni. Confusionari, atleticamente sovrastati dai rivali, solo con l’ingresso di Jokubaitis si è visto qualcosa almeno a livello di energia. Così come il solo Kuric, tra gli altri, abbia provato a fare qualcosa.

Adam Hanga prima e Gaby Deck poi sono stati i protagonisti principali della clamorosa partita “blanca”, accompagnati da quel Fabien Causeur che si conferma campionissimo sempre al meglio quando la posta in palio è più alta.

Tutti gli uomini di Chus Mateo si sono dimostrati all’altezza, tutti pronti a dare quanto serviva alla squadra nei momenti in cui era più necessario. Ed i primi 13′ di gioco appartengono alla ristrettissima sfera della miglior pallacanestro di almeno un ventennio. Spettacolo puro che è andato di pari passo ad un’efficacia unica. L’impressione generale è stata quella di una squadra che sapesse cosa fare, quando e come farlo, di fronte ad una rivale che anche tatticamente non ha saputo esprimere nulla.

Il vuoto che hanno fatto Tavares, Poirier e Yabusele è stato quasi imbarazzante per impatto fisico ed atletico. Sono più grossi, è vero, mancava Sanli per un guaio alla caviglia rivelatosi irrisolto, ed è vero pure questo, tuttavia non è accettabile che un gruppo come quello di Jasi venga spazzato via ad ogni contatto ed in occasione di ogni pallone combattuto sotto le plance.

Oltre ogni limite di negatività la prova di Brandon Davies, parso fisicamente a pezzi, incapace di incidere anche minimamente, tre categorie sotto i diretti avversari ed oltremodo pigro nel cercare quelle zone del campo in cui avrebbe potuto dare almeno fastidio.

Nikola Mirotic è stato semplicemente travolto dall’inerzia della partita, impalpabile anche tecnicamente, cosa gravissima visto che si sa quanto possa soffrire lo scontro fisico a certi livelli. Gli era richiesto di mettere in campo le sue eccellenze, non ci ha nemmeno provato.

L’unica nota altamente negativa della serata madrilena è stata il grave infortunio che ha colpito Anthony Randolph. Ancora lui, purtroppo, uno degli atleti più sfortunati di sempre. Sul campo dove qualche anno fa ci aveva regalato la più grande giocata atletica della storia di Eurolega, il giocatore ha subito una distorsione al ginocchio in un contatto di gioco con Mirotic che è parsa subito bruttissima. Incrociamo le dita, ma le speranze che sia poca cosa sono ridottissime.

Va poi aggiunto che il Real giocava in totale emergenza di playmaking: niente Alocen, niente Williams-Goss, Llull nei 12 ma inutilizzabile, Abalde in campo 1’04” per onor di firma. Ebbene, il Barça ha iniziato a pressare Hanga, che play puro non è di certo, dopo 30′ a buoi ampiamente scappati. Come si possa accettare una scelta del genere resta un mistero. Splendido, ancora una volta, l’apporto del 18enne Juan Nunez, in 7’45” da consumato veterano (+13 di plus-minus).

Jasi si è preso le sue responsabilità, come fa sempre, parlando d’incapacità di preparare la squadra ed ha aggiunto che se i suoi non ritrovano le energie «può essere una serie brevissima». Tutto giusto ed apprezzabile, solo che queste parole le abbiamo udite un po’ troppe volte, soprattutto di recente.

A tal proposito ci torna in mente una dichiarazione in sala stampa a Belgrado, dopo lo choc della sconfitta in semifinale sempre coi rivali di sempre: «Siamo convinti di essere una squadra migliore, ma abbiamo perso». ed allora il dubbio che ci viene riguarda questo guardarsi troppo allo specchio ed incensare eccessivamente i propri livelli: forse dare un’occhiata anche agli altri e partire da un’umiltà un po’ maggiore farebbe bene.

Il suo diretto rivale Chus Mateo, in attesa del ritorno di Pablo Laso (allena ma è difficile che rientri per le partite in questa stagione) colleziona il suo settimo sigillo da capo allenatore in sette gare, novello Franco Casalini al tempo di Dan Peterson, ed è chiarissimo: «Ne abbiamo vinta solo una e mercoledì saremo qui per vincerne un’altra».

E’ solo 1-0 ma il campo ha detto che è molto di più.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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