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Il vento del cambiamento soffia su Milano. Ettore Messina, tra i consigli di Coach Gamba e la fiducia di Andrea Cinciarini.

Correva il 1990 e gli Scorpions, dall’album Crazy World ci regalarono la splendida “Wind of change”, capolavoro oltre ogni tempo.

“Hai mai pensato che potessimo essere così vicini, come fratelli… il futuro è nell’aria, lo posso sentire ovunque, soffia col vento del cambiamento”. Sono le parole di quell’eterno pezzo.

Ecco che cos’è Ettore Messina per Milano. Il futuro nell’aria, la sterzata decisa rispetto al passato recente, la magia di sentire qualcosa nell’aria che propaga un ottimismo che è contagioso. Al limite del pericoloso.

Una conferenza stampa è sempre un rito di contatto coi protagonisti, un momento di confronto, e deve esserlo in maniera reciproca: chi commenta domandando, chi offre la sua visione e la spiegazione del momento e delle scelte rispondendo. Una conferenza di presentazione è rito ancor più sacro, da non consegnare alla storia come un attimo fuggente di luce che può trasformarsi domani nel buio, come accaduto troppe volte nella Milano recente.

«Ogni relazione inizia con dei dubbi, di qualunque genere essa sia». Parole che ci ha regalato Dimitris Itoudis proprio pochi giorni fa. Mai fu detta verità più grande.

Ma proprio in quei dubbi oggi vi è tanta certezza. La  Milano che era una volta da bere si è tristemente ubriacata la stagione scorsa, abbandonata a se stessa sul bancone di un bar di periferia. Come non aver dubbi sul futuro?

No, questa volta proprio no. I dubbi sono fisiologici, ma vi è uno tsunami di certezze che nasce da quel vento di cambiamento. Perché Ettore Messina è Ettore Messina.

«Ha una  comunicativa tecnica e tattica straordinaria. E’ il più bravo nel chiedere ai giocatori una cosa con grande chiarezza. Non deve cambiarne tanti, il gruppo è già buono». Ce lo dice Sandro Gamba, non uno qualunque.

Ed in quel gruppo c’è capitan Cinciarini, uno che ha vissuto il bello ed il brutto della chiarezza di Messina, tra preolimpico ed europei. Allora, Cincia, come la mettiamo? E’ coach così esigente nei minimi dettagli? «Ogni allenatore con cui ho giocato mi ha chiesto cose differenti e l’intelligenza di un giocatore sta nel capire cosa ti chiedono e come farlo. Ettore è un grande allenatore, dovremo essere pronti». 

E la sua pallacanestro? Si passa da un “pick and roll” che voleva concludere subito ad un “pick and roll” che deve costruire il primo vantaggio per poi consolidarlo nel successivo movimento di uomini e palla, con necessità di andare in post e di ribaltare il lato: questa è più la pallacanestro di Cinciarini, o no? «Hai detto tutto tu». 

Ettore ci spiega che Milano è Milano ed è chiarissimo alla domanda di uno che qualcosina di basket la sa come Toni Cappellari: l’Avvocato Porelli cosa ti avrebbe detto del trasferimento a Milano? «Sarebbe salito in macchina con me, mi ci avrebbe portato lui». Gianluigi Porelli divide con Gregg Popovich il gradino più alto del podio del personaggio di basket verso cui il nuovo coach milanese prova la più grande ammirazione.

Il modo di comunicare è straordinariamente diretto, sintetico e chiarissimo. Si va al punto. Differenze col recente passato? Sarebbe facile ironia che oggi non ha diritto di cittadinanza.

Certo Pop, il meglio «Il più grande di tutti», secondo Messina. Ed allora perché lasciarlo e non perseguire il sogno di una panchina tutta tua in NBA? C’è tanto orgoglio, con una giusta punta di rammarico che non deve però essere minimamente interpretata come se Milano fosse la seconda scelta.

«Se mi avessero proposto solo di allenare non avrei accettato». Eccoci. Essere qui ciò che Pop è là, nella più grande organizzazione sportiva al mondo.

«Vorrei anche provare nel mio piccolo a portare qualcosa al mio paese, dove vivono le famiglie mie e di mia moglie». Non ha mai risparmiato critiche al nostro sistema, che lasciò volontariamente. «Manca il senso del bene comune in Italia» ci disse ad inizio settembre 2018.

«Voglio un’organizzazione in cui l’ultima parola sia la mia ma che sia basata su gente che lavora per me come tutti noi, a partire da RC Buford facevamo a San Antonio per Pop. E vorrei essere capace come lui di vivere il momento del cammino, non solo con la mente che un attimo dopo una vittoria è già concentrata  sulla prossima sfida».

«L’obiettivo è vincere un campionato che è più competitivo, se verso l’alto od il basso lo lascio decidere a voi, nonché fare i PO di Eurolega, che è clamorosamente competitiva». Idee chiare e nessuna fatica ad ammettere ciò che è la realtà: Milano deve avere respiro europeo prima di tutto.

«In tanti anni in Texas abbiamo ricevuto moltissimi ospiti, come nella cultura e tradizione Spurs. Tutti coach o dirigenti, ma mai nessuno che venisse a studiare la gestione del personale inteso come atleti e di modi per farli render al meglio. Penso ad alimentazione, carichi di lavoro, recupero dagli infortuni: per noi parte fondamentale dell’organizzazione». Non si lesinano bacchettate, con classe, tanta, e decisione, di pari livello.

«Il salto di qualità lo si fa difendendo e passandosi la palla». Semplice? Certamente, ma esattamente ciò che non faceva la Milano 2017-2019. «Non ho mai visto nessuno vincere senza difendere e passarsi la palla». Lo charme e la già citata classe non prevedono riferimenti al passato, se non di massimo rispetto («Qui hanno allenato grandi allenatori»), tuttavia la pallacanestro è questa ed il gioco non fa sconti.

La tua è pallacanestro per persone intelligenti e giocatori che sanno scegliere: li selezionerai in base a questi criteri? Ci abbiamo provato… «E’ presto, voglio parlare con tutti, prima di decidere». La faccia, crediamo di non sbagliarci, ha detto di sì.

Non saranno tutte rose e fiori, il Mondiale sarà parziale ostacolo per chi è nuovo in un ambiente, la pallacanestro di coach Messina richiederà un adattamento iniziale come ogni cosa di alto profilo. Non è e non vuole essere quella che giocano tutti, mai sarà misera e mai sarà volta a qualcosa di diverso dall’eccellenza.

Si chiude col Cincia. Capitano, Messina può portare questo club al livello di quelli di Laso, Itoudis ed Obradovic? «Non so in quanto tempo, ma si lavora per quello». Ok, vero, ma senza dimenticare che lo score dice Obradovic 9, e vabbè, poi Laso 2, Itoudis 2 e Messina… 4. Ah caspita, 4, meglio non dimenticare che la Turkish Airlines Euroleague non ti chiama “LEGGENDA” per niente.

E’ cambiato il vento a Milano e non sono solo i sorrisi a raccontarcelo.

 

 

 

 

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