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Le triple di Milano e la signorilità di Repesa. La notte del Forum non è per nulla banale, nel nome di Goga Bitadze.

I timori per Milano erano parzialmente giustificati. Da un lato un paio di infortuni di troppo ed una condizione che lo stesso allenatore definisce “mancante di energia”, dall’altro la sfida contro la penultima di Turkish Airlines Euroleague, con i suoi recenti cambiamenti di roster e di coach, quel Jasmin Repesa che il destino ha voluto che si riaffacciasse in Europa propio contro quella che è stata la sua squadra sino a 19 mesi fa.

Poi però c’è la logica: partita non poteva esserci e partita non c’è stata. Milano è nettamente più forte di Podgorica e non sono certo un paio di assenze a colmare il gap. Approccio corretto quello milanese, decisamente sotto ritmo quello montenegrino: a 5’18” del primo quarto la gara era morta e sepolta.

Fin qui parrebbe una serata senza grossi squilli, col pronostico pienamente rispettato che non concede spazio ad interpretazioni diverse. Ma sì, ci son dei ma, peraltro parecchi, che danno corpo a diverse riflessioni. Partendo ovviamente, da una delle cose più belle viste al Forum in tanti mesi: un 19enne georgiano che ha illuminato lo sguardo di chi ama questo gioco.

  • Goga Bitadze, nativo di Tbilisi (20 luglio 1999), in prestito dal Mega Bemax, dopo due gare di Eurolega ha già avuto un impatto semplicemente devastante. I suoi 211cm per 112kg stanno facendo il vuoto a 20 di media, col 62% da due, anche un tripla a segno ieri, rilasciata con una morbidezza e dei tempi notevoli, 7,5 rimbalzi, altrettanti falli subiti e 3,5 stoppate. Il PIR medio di 26,5, figlio del 22 di Monaco e del 31 di Milano, la dice lunga, in 25’02” di utilizzo medio. E l’affollamento di GM e scout NBA presenti, cui luccicavano gli occhi, non fa che confermarne le potenzialità. «Quella mano così educata ed in grado di colpire anche dall’arco può fare la differenza in ottica NBA» ci ha detto Alessandro Mamoli, ammirato quanto noi. A livello di fisicità ci siamo (spalle da rinforzare) mentre per l’atletismo c’è da lavorare, soprattutto sull’esplosività degli arti inferiori. Un lungo a 19 anni è un bambino, non dimentichiamolo. Spesso si fida troppo della sua verticalità insita nei 211cm e succede che un volpone come Gudaitis sappia spostarlo  e togliergli il tempo per i rimbalzi, che avrebbero potuto essere il doppio senza questo dettaglio. Ma la cosa che impressiona di più è la lettura, impensabile per un centro 19enne, del passaggio migliore, eseguito in almeno tre modi differenti ieri sera. Misko Raznatovic, il più potente agente europeo (BeoBasket) che controlla il suddetto Mega Bemax, non ha scelto a caso la destinazione Buducnost nei giorni in cui si profilava l’arrivo di Jasmin Repesa: per le referenze sul lavoro coi giovani chiedere di Belinelli, Lorbek…
  • L’Olimpia conferma pregi e difetti stagionali. Quando la palla e gli uomini si muovono e l’attacco suona sinfonie sulle note del classico “early offense”, è squadra di notevole livello e non ci sono assenze che tengano. In questo caso è il sistema che può sopperire alle mancanze dei singoli creatori di gioco. Ma quando il tutto si blocca e ci si rintana nelle mani, peraltro dorate, di Mike James o in quelle meno preziose di Curtis Jerrells, la palla si ferma, i secondi scorrono al ritmo di palleggi senza costrutto, i giocatori non coinvolti escono dal set offensivo mentalmente e la squadra diventa di valore relativo. Immagine chiave l’accaduto sul punteggio di 89-79: tripla di Jerrells, altri due punti di CJ, poi 2+1 di James. In questo caso, contro la difesa del Buducnost, la situazione di “1 vs tutti” può pagare, ma a livello più alto (vedi Maccabi, non il top del torneo) assolutamente no.
  • 16/30 da tre punti, di cui 7/10 nel primo quarto, chiuso con un surreale 36-22. Che poi la percentuale sarebbe in realtà ancora  migliore, se togliessimo due-tre preghiere allo scadere dei periodi… La prova di ieri ricorda molto la sparatoria di un anno fa con vittima Malaga. Il tiro da tre è l’arma numero uno di Milano e questo è chiarissimo. Ci sono tanti interpreti ottimi ed è corretto che si faccia così se vuoi rispettare i dettami dell’allenatore di Siena: quando poi trovi una difesa come quella montenegrina che te ne concede almeno il 70% con diversi metri di spazio, allora tutto diventa più semplice. La chiave della gara sta molto in questo dato: una squadra fa bene una cosa, l’altra concede troppo spazio proprio in quella situazione. Non può derivarne che parecchio asfalto.
  • Mike James è palesemente stanco e si può aggiungere anche un po’ nervoso (leggera tensione al rientro per un timeout e lamentele con gli arbitri). E’ il giocatore “strautilizzato” che paga di più l’assenza di Nedovic, che con Micov parla il linguaggio più simile al suo. Ma se col “professore” serbo c’è una separazione importante nel modo di affrontare il gioco, con l’ex Malaga la sintonia tecnica e tattica è totale. Non era il Buducnost il test fondamentale di questo mese, una squadra che prima di ieri veniva da 7 sconfitte in trasferta con 19 punti di scarto medio e 90,14 punti subiti. Anche nella tanto citata serata di Monaco, in cui i montenegrini, già coi nuovi Cole e Bitadze, toccarono anche il più 17 e restarono avanti per 31 minuti, il parziale subìto tra metà secondo quarto e metà dell’ultimo fu 66-42: con questi rovesci non fai tanta strada. Ora Milano trova, in 15 giorni, Barcellona, Bayern, Baskonia e Zalgiris (tedeschi e baschi fuori): seguiranno turni più semplici con GC, Darussafaka, Maccabi e Khimki. Molto, quasi tutto, si gioca in questi 52 giorni, perché il finale di calendario sarà terribile, dal 25mo al 30mo turno. Occhio anche alla differenza canestri, perché un’ammucchiata tra le 15 e le 17 W non è da escludere.
  • Le parole dei coach, ieri per nulla “di routine”. Repesa, al ritorno al Forum, mostra una schiettezza ed un’onestà di tutto rispetto (noi dubbi non ne abbiamo mia avuti): “chapeau”, in un mondo in cui taluni parlano solo sulla base dei consigli di consulenti “social”. Chiaro che si andasse sul tema del suo allontanamento da Milano, situazione gestita con grande signorilità e rispetto per tifosi e società, che lui stesso ha elogiato in questo senso sottolineando la bella accoglienza ricevuta a tutti i livelli. In questo senso va interpretata la “bacchettata” ad un titolo di ieri che era solo parte di una conversazione generale che peraltro noi di Eurodevotion abbiamo avuto qualche settimana fa  (qui).  Interessantissimo l’accenno alle situazione Melli, Datome e Gentile, tutte di natura differente, giocatori sui quali avrebbe voluto costruire la sua Milano. Ma se per Gigione ed Ale bene o male era già tutto chiaro, resta in sospeso quel «Melli è andato via per i motivi che tutti conoscete»… Ed ancor più netto e condivisibile il parere sulla necessità di avere giocatori “domestici” per costruire programmi vincenti (il suo grande rammarico restano Abass e Fontecchio, come ci ha detto tante volte): è verissimo e basta guardare al Panathinaikos, all’Olympiacos, al Barcellona ed al Real Madrid vincenti. Poi anche squadre come il CSKA hanno comunque avuto una natura “russa” importante e continua. Il solo Fenerbahce recente è eccezione che conferma la regola, come fa notare anche Pianigiani. Lo stesso Pianigiani mostra in alcuni casi una certa forma dialettica quando parla del “ranking” e delle possibilità della sua squadra di fare i Playoff. «Un €uro sulla nostra qualificazione non ce lo metto oggi. Ma andiamo in palestra a lavorare e combattiamo con quello che abbiamo». Che non è poco, per niente, al netto di infortuni che colpiscono regolarmente un po’ tutti (vedi Shved, Shengelia, Ennis, Granger e tanti altri in orine sparso). Per noi ha detto una piccola, grande bugìa e se la starà ridendo coi suoi dopo averla detta. Condivisibile o meno, anche questa  è tecnica comunicativa.

 

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