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#EUROBASKET 2017 – Al via i quarti di finale con Germania vs Spagna e Slovenia vs Lettonia: domani gli azzurri.

Istanbul è terra di confine e di sogni, dove il pragmatismo europeo incontra i sapori mediorientali dell’Asia più vicina. Istanbul, da oggi, sarà terra di sogni ma soprattutto di realtà. Germania, Spagna, Slovenia, Lettonia, Grecia, Russia, Italia e Serbia giocano per un sogno europeo, ma il realismo del risultato arriverà dalla compattezza del legno duro, dove si daranno battaglia quasi tutti i migliori interpreti del gioco continentale. Perché degli assenti, delle loro scelte, delle loro idiozie ed anche dei loro reali o presunti infortuni, saremmo anche un po’ stanchi di parlare. A qualcuno è per caso mancato qualcosa vedendo giocare Dragic e Doncic, Shved e Rodriguez, Belinelli e Porzingis, solo per citarne alcuni?

Ed allora proviamo a leggere le carte dei quarti di finale, che partono nel tardo pomeriggio di oggi, con la sfida teutonica ai detentori spagnoli.

GERMANIA vs SPAGNA

Le statistiche parlano ancor più chiaro delle eventuali opinioni. Non c’è partita possibile quando una squadra completa, fisica e talentuosa ne sfida una che, seppur fresca vincitrice di una Francia sulla carta di valore, è sotto in tutti i ruoli ed in tutti i numeri relativi. I rimbalzi parlano di una realtà implacabile: 44,7 contro 33,8. Iberici che vanno in lunetta quasi 7 volte in più a partita, sebbene sotto come percentuale (78,7% contro 83,5%), ma questo perché tra gli spagnoli ci vanno di più i lunghi rispetto a quanto accade in casa Fleming, dove 7,3 volte ci va Schroder (10,9 volte la sola famiglia Gasol, per Scariolo). La qualità della pallacanestro emerge dal rapporto assist perse: 2,2 spagnolo ed 1,1 tedesco. Ci sta eccome, visti gli interpreti. Percentuali esattamente uguali da due punti (52,2%), mentre il divario è netto dall’arco (42,5% contro 28,5% a favore dei campioni d’Europa).

Uomini – Dennis Schroder da un parte, con Johannes Voigtmann e Daniel Theis. “El Chacho” Rodriguez con Pau Gasol dall’altra. Non vedo chances tedesche che possano prescindere da un trentello incisivo del play degli Hawks. Voigtmann dovrà giocarsi tutta la sua atipicità per portare Pau, e magari pure Marc, lontano dal ferro, unico posto dove possono essere vulnerabili. Lo stesso Pau, al contrario, dovrà, col fratello, imporre la sua legge nell’area dei tre secondi, dove la Germania può opporre solo Theis, chiamato ad una prestazione miracolo.

NumeriLa percentuale tedesca dall’arco. Il miracolo passa attraverso un solido 38-40%. La ratio assist/perse della Spagna, ad oggi incredibile a 2,2: se si conferma in questa forma e sostanza, non c’è nulla da fare per gli uomini di Fleming, che dovranno chiedere tanto sul perimetro difensivo anche allo stesso Schroder. 75 punti è il limite oltre il quale la Germania non dovrebbe avere possibilità.

Chi vince – 90/10 Spagna, da qualsiasi parte lo si voglia vedere. Certo che la squadra  che ha battuto la Turchia, se trovasse un avversario che segna con un po’ più di continuità, potrebbe trovarsi nella spiacevole situazione di una gara dentro/fuori equilibrata, assoluta novità nel suo percorso. Ma credendo che il gioco non menta mai, non vedo proprio come possa arrivare un risultato diverso dalla vittoria spagnola. O meglio, a meno che la Spagna non si batta da sola e cancelli quei 15-20 punti di differenza che ci sono tutti.

 

LETTONIA vs SLOVENIA

Se esiste oggi un partita al mondo che possa esaltare più di questa sfida, beh, ditemelo, perché io proprio non ci arrivo. Un pronostico impossibile, una dose di talento da far invidia a mezza NBA, due allenatori che hanno vissuto un percorso, in questi europei, diverso ma altrettanto di successo. Lettonia prima (90,7) per punti segnati, Slovenia  terza (87,5) dopo le prime sei gare. Baltici tra i migliori anche come percentuale dal campo, con il 49,9%, mentre qui scende un po’ in basso la Slovenia, 11ma col 45,4%. Entrambe passano la palla divinamente: quelli di Bagatskis 24,3 assist e 11,3 perse per una ratio di 2,1, mentre quelli di Kokoskov 18,3 ed 11,5, con 1,6 di ratio. Solo Spagna e Serbia appartengono a questo club esclusivo (2,2 fantascientifico degli iberici ed 1,9 dei serbi). Se pensiamo che la leadership in Eurolega fu del Real con quel rapporto ad 1,66 e 20,19 assist contro 12,11 perse, comprendiamo la qualità assoluta della pallacanestro di queste squadre. Che non giocano assieme tutto l’anno.

Uomini – Janis Timma che dovrà mettere le mani addosso a Luka Doncic e Goran Dragic che dovrà caricare di falli Porzingis a rischio di vedere qualche sua penetrazione respinta in quinta fila. Ma tra stelle ed eccellenti supporting cast ci sono almeno 10 nomi che potrebbero spaccare in due la gara.

Numeri – I falli di Porzingis, di Timma e dei Bertans, spesso in difficoltà già nei primi due quarti. Contro la Slovenia dovranno limitarsi, perché margine di errore non ce n’è. 55 punti: se Doncic e Dragic raggiungeranno questa quota, difficile che la Slovenia possa perdere.

Chi vince – 50-50 senza esitazioni. Vincerà la Lettonia perché la Slovenia non ha armi contro Porzingis sui 28 metri. Vincerà la Slovenia perché il talento delle due guardie, Dragic e Doncic, caricherà di falli Strelnieks e Bertans mettendo in partita  alcuni panchinari lettoni che non sono di questo livello.

 

GRECIA vs RUSSIA

Altra sfida equilibratissima, quella che andrà in scena mercoledì alle 1745 (ora italiana). La Grecia, pochi giorni orsono sull’orlo del baratro, si è ricompattata  nell’ultimo quarto dello spareggio  con la Polonia, per poi tornare ai propri livelli, spesso in passato eccellenti, battendo la Lituania negli ottavi. Perché? Un Kostas Sloukas totale ed un Nick Calathes che, finalmente, l’ha messa qualche volta anche da fuori. Senza tralasciare un paio di cosette “chirurgiche” del vecchio Bourousis. La Russia ha iniziato il torneo, seppur vincendo, con qualche dubbio legato all’eccessivo individualismo di Aleksei Shved: oltre alle recenti parole di Vorontsevich, deve aver giocato un ruolo fondamentale coach Bazarevich, di cui francamente dubitavo un poco. Lo Shved uomo squadra ed attento custode dei possessi offensivi visto nelle ultime gare è garanzia assoluta. Sarà così anche nelle difficoltà? E’ il dubbio che separa i suoi dalle possibilità di podio.

Uomini – Shved su tutti insieme a Sloukas. E’ duello di eccellenze assolute, campioni diversi, carriere diverse, talento diverso. Il destino di questa gara passa da loro, in maniera differente. La Grecia ha bisogno che il  suo playmaker metta a referto almeno una ventina di punti per essere competitiva, come dimostrano el ultime due W con Polonia e Lituania, mentre per la Russia, se una prestazione da 20-30 punti è pressoché certa per il suo leader, ciò che farà la differenza sarà la capacità dello stesso di coinvolgere gli altri. Se sarà altra serata da più di 10 assist, per Missas l’impresa diverrà pressoché impossibile. Ecco perché è quasi presumibile ed auspicabile, per gli ellenici, lasciare un numero elevato di conclusioni al giocatore del Khimki, concentrandosi sull’esclusione dalla partita dei suoi ricevitori e terminali offensivi. Timofey Mozgov potrebbe non avere opposizione sufficiente da parte di Bou e di Papagiannis, troppo altalenanti sinora. Kurbanov-Printezis è duello da palati fini.

Numeri – 51,9% da due e 34,2% da tre russo, rispettivamente su 30,8 e 25,3 tentativi. 33 rimbalzi e 19,0/13,8 nella ratio assist/perse. Di queste ultime, 3 arrivano dal numero 1 e 2,3 da Mozgov: attenzione a questa statistica, potrebbe essere fondamentale. La Grecia tira di più e meglio da due punti (41 tentativi col 54,9%), mentre da tre si ferma a 20,3 tiri con però il 41%: molto è figlio dello stratosferico 61,5% di Sloukas su 4,3 tentativi, maturato soprattutto quando contava di più, nelle ultime due vittorie. 35 rimbalzi sono coadiuvati da 18,8 assist e 12,3 perse: nulla di eccelso, seppur buono.

Chi vince – Leggero favore russo, un 55-45 che può estendersi a 60-40. Vincerà perché Shved non è limitabile, così come Mozgov, e perché i vari Vorontsevich, Fridzon, Zubkov, Kulagin e Khvostov verranno coinvolti e risponderanno presente. Vincerà la Grecia perché Sloukas sfrutterà al meglio le manchevolezze difensive di Shved, mettendone più di 20, perché Calathes farà canestro e perché Bourousis e Printezis entreranno nelle pieghe della gara con una ventina di punti totali estremamente incisivi e determinanti.

 

ITALIA vs SERBIA

Un poco di apprensione, in casa serba, c’è. Dalle simpatiche parole di Milan Macvan, che ha definito gli azzurri «A very talented team», ai discorsi di budget federali di Sasha Danilovic. Che i serbi siano penalizzati come nessun altro dalle assenze è realtà inconfutabile: come impatto del talento assente, nessuno soffre tali defezioni in egual maniera, se non forse proprio l’Italia, per quello che Danilo Gallinari avrebbe potuto dare soprattutto laddove gli azzurri soffrono di più, ovvero sul versante offensivo. Che si possa parlare di “very talented” riferendosi a questo roster, beh, Milan caro, ti vogliamo bene ma dai, dinne pure un’altra. Che moltissime federazioni siano poi gestite meglio di quella italiana, non ci vuole un genio a capirlo, dall’evidenza dei fatti dell’ultimo decennio. Tuttavia si potrebbe ragionare su altre questioni, tipo le fisicità e  l’atletismo che la popolazione serba produce rispetto a quella italiana e via così. Sasha lo sa bene, e sa ancor meglio che se c’è una versione vulnerabile della sua nazionale, sicuramente è quella che sta affrontando questo europeo. Furbi e concreti, preparano la gara al meglio, da ogni punto di vista. Detto questo la Serbia è favorita perché più completa, talentuosa ed esperta a questi livelli. Se contassimo le partite decisive giocate dagli uomini di Djordjevic rispetto a quelli di Messina, con la maglia della propria nazionale, non si scenderebbe nemmeno in campo. Ma una squadra che ha dimostrato di avere qualcosa dentro, sebbene sinora contro avversari non certo irresistibili, una possibilità ce l’ha eccome e parte dalla difesa, come sempre. Con l’ovvietà dettata dal fatto che contro questi avversari, bisogna giocare sui due lati del campo per 40 minuti: nemmeno 35 basterebbero. Quindi i 20-25 minuti di buona pallacanestro giocati sinora è bene che Hackett e soci se li dimentichino: non porterebbero da nessuna parte. I balcanici devono cercare di giocare una gara che porti il più possibile la contesa vicino al ferro: perché l’Italia in quel caso non ha armi e perché si aprirebbero praterie sul perimetro per gente come Bogdanovic, Guduric, Milosavjevic e Lucic, tutti in grado di fare male.

UominiBoban Marjanovic ed Ognjen Kuzmic da una parte, con ovvi riflessi su quanto maggiormente potrà incidere Bogdanovic, già di suo devastante, ma non sempre ai suoi eccelsi livelli in questa competizione. Se Stefan Jovic tirerà più di 5 volte dall’arco con il 40%, l’Italia avrà pochissime chances. Nicolò Melli, anche più di Belinelli e Datome, per gli azzurri. Il nuovo giocatore del Fenerbahce, nel ruolo, non affronta certo avversari impossibili: deve avere impatto anche a livello di punti segnati. Ecco perché un Melli da “doppia-doppia” importante, diciamo sopra i 16 punti, potrebbe voler dire Italia in semifinale. Resta la profonda convinzione che l’uomo in più possa essere Ettore Messina: sa di partire sfavorito, credo stia pensando a qualcosa per chiuder quell’area dove non può permettersi 1 vs 1 di apri ruolo. E se fosse una zona, scegliendo di rischiare sui rimbalzi offensivi piuttosto che sui possessi in post basso? Perché se la palla arriva a Kuzmic e Marjanovic e la difesa reagisce bene, questi non sono passatori eccelsi e l’attacco potrebbe stagnare. Nominare Belinelli e Datome è superfluo: sono certezze, mancassero loro non si giocherebbe nemmeno.

Numeri – Serbi che tirano col 53% da due su 41,8 tentativi, mentre dall’arco si limitano a 17,7 tiri col 34,9%. 38,8 rimbalzi a partita sono buona dote, soprattutto per i 12,8 offensivi, spesso ragione dei 24,2 tiri liberi guadagnati. 21,7/11,5 è una ratio assist perse che dice di buona qualità del gioco, forse però più nei numeri che nella fluidità dello stesso. Italia da 46,2% al tiro da due (28,2 tentativi) e 39,25 da tre su ben 28,5 tiri: sono filosofie opposte, dettate dalla logica dei roster. 15,2/11,2 come ratio assist perse non è gran cosa, tuttavia ovvia, visto lo scarso talento nel trattamento di palla e nella pericolosità, non solo in conclusione, dei play. 32,7 rimbalzi sono voce che deve migliorare, se vuoi battere questi avversari. Così come 14,2 gite in lunetta potrebbero non bastare, soprattutto se converti col 67,8%.

Chi vinceSerbia favorita e non di poco. 75-25 è realtà, se non addirittura di più. Vincerà perché è più forte globalmente, perché il suo sinora limitato ricorso alle triple testimonia una certa continuità di gioco sotto canestro, dove stravince i duelli, con Marjanovic rebus irrisolvibile per Cusin e Diliga. Di conseguenza  Bogdan Bogdanovic avrà spazi per quelle sue incursioni nel “mid range” che fanno malissimo. Vincerà invece l’Italia perché il ricorso serbo a Marjanovic non è sempre stato continuo in questo torneo (13 a gara con soli 7,2 tiri e 4,5 rimbalzi soli 15,7 minuti di impiego ), a causa di un feeling che non pare eccelso con la squadra e la panchina. E gli azzurri la porteranno a casa anche perché faranno una scelta precisa sul perimetro, battezzando senza se e senza ma Stefan Jovic, il cui 33,3% dall’arco (29,1% in Eurolega) potrebbe peggiorare se sollecitato ad un numero maggiore di conclusioni, magari senza tanto ritmo, rispetto alla sua media di 2,5 tentativi a gara. Questo potrebbe permettere un maggiore collasso in area e la possibilità di chiudere i rifornimenti ai lunghi con un lavoro di squadra.

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