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#EUROBASKET2017 – QUARTI DI FINALE La grande bellezza di Slovenia e Lettonia, la grande forza della Spagna.

La Spagna di Sergio Scariolo e di un sontuoso Marc Gasol, da 28+10 con 4 su 6 dall’arco (sarebbe un centro di 215cm…), giochicchia in modo spocchioso per 28 minuti, contro una Germania che fa tutto ciò che una sfida del genere le permette: poi è vittoria più di forza che di gioco. Che gli iberici siano i più forti non vi è dubbio, che stiano dando il 100%  è invece fortemente in dubbio, che possa bastare accendere e spegnere l’interruttore a piacimento è operazione assai rischiosa, che tende a ridurre il divario con gli avversari. E se questo divario diminuirà ancora in semifinale, allora è bene fare attenzione, perché la più inattesa delle sorprese potrebbe diventare realtà.

Più volte abbiamo sottolineato come il merito maggiore di Don Sergio sia quello di tenere insieme e saper allenare le mille anime talentuose di questa squadra, e di averlo saputo fare in molteplici occasioni e forme, basti pensare al 2015 del solo Pau, rispetto agli equilibri che riesce a trovare quando gli si affianca anche il fratello Marc. Tutto vero e confermassimo pure ieri sera, quando sul 2-11 iniziale la voglia di un timeout devastante avrebbe pervaso la mente di qualunque coach: saperlo gestire vuol dire allenare ad alto livello e questo Scariolo lo sa fare benissimo, soprattutto sul breve periodo, come una competizione per squadre nazionali. Ma… c’è un ma. La Spagna di questo #eurobasket2017 non sta giocando bene ed ha risolto le poche complicanze affrontate con momenti individuali di onnipotenza, come quello di Marc Gasol ieri sera. Se è vero che il serbatoio di risorse è immenso, è altrettanto vero che in semifinale, così come in finale, bisognerà prima di tutto difendere forte, perché Schroder è forte, ma Dragic-Doncic sono molto di più, e poi riprendere quel filo tecnico di squadra un po’ perduto nelle recenti esibizioni.

Brava la Germania, ottimo il play degli Hawks, molto maturato rispetto a pochi anni fa: non si poteva fare di più, ma sono certo che di qui in poi, i conti in Europa si faranno anche coi teutonici, dove non so perché (non è un’anticipazione di mercato ma solo un’opinione personale) vedrei benissimo, a breve, Andrea Trinchieri in panca, sebbene i problemi del calendario ne complichino l’approdo.

Mi perdoneranno i campioni spagnoli ed i meritevoli tedeschi se però la scena della giornata di ieri va dedicata interamente a Slovenia-Lettonia, di gran lunga la miglior gara sin qui, ed anche di diverse altre edizioni.

Un concentrato di talento, di purezza di gioco, di soluzioni tecniche e di emozioni come raramente si è visto in tempi recenti. Ero certo sin dalla vigilia che quel talento in campo potesse far invidia a più di mezza NBA, così come del fatto che i falli lettoni potessero giocare un ruolo determinante, in negativo, per Bagatskis. Il quale, evidentemente, ha una teoria tutta sua: chi fa il secondo fallo a metà secondo quarto sta in campo, chi fa il terzo sempre prima di metà gara si gioca almeno tre-quattro possessi prima di sedersi. E con 4 falli, il terzo quarto lo giochi come se fosse un’amichevole estiva. E’ così dall’inizio, non può essere un caso.

Potrei passare ore a descrivere almeno 30 cose straordinarie viste ieri sera, ma ciò che mi ha colpito di più è il margine di crescita di alcuni giocatori visti in campo, così come le prospettive di squadra soprattutto dei lettoni, visto l’addio previsto di Goran Dragic alla sua Slovenia. Semplicemente incredibile. Quello che ha fatto Luka Doncic non ha eguali in tutto il globo: se, e sottolineo se, sarà in grado di lavorare su fisicità ed atletismo in modo da poter stare coi razzenti pari ruolo in NBA, non vi sono limiti. I più avanti con l’età (ahimè ci sono…) ricorderanno che si diceva lo stesso di Sasha Danilovic, di cui si dubitava della capacità di reggere l’urto di guardie ed ali piccole oltre oceano. Ecco, solo paragonare qualcosa e qualcuno al divino Sasha credo spieghi meglio di ogni altra cosa il livello di cui si discute. E per molti scout, l’impatto sarà di molto superiore, sebbene questi paragoni, in epoche diverse, siano sempre alquanto inutili.  Kristaps Porzingis, eccoci a lui. Ha giocato una partita assai discutibile, in cui almeno sei volte ci siamo chiesti “che razza di idiozia stesse commettendo”. Ma pensiamoci bene, 34 punti con 11/14 da due nella prima gara della carriera in cui ci fosse in palio qualcosa e due strisce di soluzioni, nel secondo e nell’ultimo quarto, dall’impatto tale da ricordare, che ne so, Kobe ad Indiana o AI allo Staples (impatto, non paragone tra i giocatori, sia chiaro). Oggi, vale il 50% del suo potenziale, a partire da troppe falle difensive, delle quali diverse sono tecniche e molte di applicazione e scelta, su cui deve lavorare a fondo. Ha 22 anni ed è un lungo, sebbene si muova come una guardia: come possessi giocati ed esperienza di situazioni, vale i 18 di Doncic, perché ci sono sempre 4-5 anni di differenza nella maturazione di guardie e lunghi. Pur apparendo decisamente meno maturo dello sloveno, che può già permettersi di riprendere Randolph per una disattenzione difensiva e di monopolizzare un timeout con le istruzioni decisive sul possesso chiave.

I Bertans, Timma, Vidmar, Prepelic, Strelnieks e lo stesso Smits in ordine sparso: quando la bellezza di una gara supera di gran lunga ogni discorso statistico, la pallacanestro è al suo livello più alto. Poesia, musica, arte in generale: chiamatela come volete, qua c’era Platone che parlava di filosofia con Socrate, piuttosto che Dante che scriveva a Virgilio per chiarire un paio di concetti sulla lingua.

Tutti fantastici, uno più di tutti: Goran Dragic. L’assoluto. La leadership. Ripensaci Goran, i Mondiali 2019 ti chiamano a gran voce.

Come ha competentemente segnalato un amico, ottimo conoscitore di giocatori, a fine gara, in rampa di lancio per i lettoni, ci sono Anzejs Pasecniks (216cm, PF-C, 1995) e Rodions Kurucs (206cm, SF, 1998):  non è difficile pensare ad un futuro radioso per la nazionale baltica.

Dura selezionare cinque cose che abbiano lasciato il segno: come in altri casi durante questo #eurobasket2017, ce ne sono decine e decine, ma ci si prova.

  • Partiamo dal male, quello assoluto. Dieci chiamate assurde degli arbitri, tra tecnici “a capocchia”, incapacità di gestire il rapporto Porzingis/Randolph dalla palla a due, la salomonica soluzione finale durante la zuffa e diversi, troppi errori tecnici che hanno punito chi interpretava il gioco al meglio. “Gli arbitri decidono i risultati” (Aldo Giordani, anni ’70) non vuol dire che li indirizzano in malafede, ma semplicemente che, quando non conoscono il gioco, sono in grado di fare danni terribili, come ieri sera. E Lanzarini, ahimè, è tra questi. Conoscendo la FIBA, e non conoscendo la pallacanestro la FIBA stessa, potrebbero pure premiare con nuove designazioni per nobili gare di qui alla fine. Fortuna che lo spettacolo è stato tale da mettere in secondo piano questa gente.
  • La difesa a zona e quella a uomo, nel gioco odierno, sono spesso figlie della stessa matrice di principi. E, come chiaramente sottolineato in uno splendido clinic da Zeljko Obradovic, sono le soluzioni offensive a costringere la difesa a passare a uomo dalla zona, quella matchup che lui dice “di non sapere realmente cosa sia”. Tant’è che la attacca con gli stessi giochi della uomo. Così come coach Messina ha spesso segnalato quanto le scelte difensive sul pick and roll creino situazioni di difesa a zona, in cui bisogna solo scegliere come affrontare la difesa sugli scarichi. Chi sceglie di isolare il pick and roll e restare faccia a faccia coi ricevitori, dividendo la difesa nettamente in due, chi opta per rotazioni complete. Stili, scelte. Bello da analizzare.
  • Il “supporting cast” sloveno: Prepelic e Vidmar su tutti. Duri, decisi, in piena coscienza del proprio ruolo. Queste gare si vincono anche per questo tipo di giocatori. 12 su 12 ai liberi in un quarto di finale europeo tale, non lo fai se non sei vero al 100%.
  • La Slovenia giocherà la semifinale con la Spagna meritatamente, come sarebbe stato meritato un successo lettone. Il confine tra vincere e perdere a volte è così sottile, tanto da dipendere,magari,  dopo una sfida fantastica, da una tabellata da nove metri… Nulla mi toglie la sensazione che la pallacanestro lettone avrebbe potuto mettere in grandissima difficoltà le “furie rosse” molto più di quanto possano fare gli uomini di Igor Kokoskov, eccelso allenatore comunque. Duelli individuali più duri da gestire e quei quattro-cinque minuti di striscia offensiva che avrebbero potuto far male alle disattenzioni spagnole.
  • La tecnica di tiro di Davis Bertans. L’equilibrio perfetto di piedi, spalle e braccia per un rilascio che è solo ed unicamente sinfonia. Ma dai, coach Pop ed Ettore: lo sapete meglio di chiunque altro che è un 3 fatto e finito. Mamma mia come lo vedo bene nella vostra pallacanestro fantastica!

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