Bentornati Zeljko e Virtus! Laso e Cska, ci mancherete…

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Virtus in campo per il primo Round di Eurolega dopo oltre 14 anni. Torna anche il più grande di tutti, mentre uno squadrone storico ed un allenatore unico non saranno al via della stagione.

30 gennaio 2008 – 7 ottobre 2022: 5360 giorni dopo la Virtus torna in Eurolega.

Uno dei club storici della pallacanestro continentale, nonchè una delle poche squadre che ha vissuto un periodo di reale dominio sul basket europeo, torna sul palcoscenico che merita una città che di questo gioco vive 24 ore al giorno, 7 giorni la settimana.

Quel 30 gennaio di quasi 15 anni fa non fu una serata memorabile per il risultato e per il rendimento generale dei bianconeri di allora. Quel 68-92 fu confezionato dal Cska di Ettore Messina, proprio l’uomo della storia virtussina, con David Andersen, altro grande ex, protagonista e miglior realizzatore della serata. Era uno squadrone quello russo, tanto che qualche mese dopo arrivò il trionfo in Eurolega.

E siccome di sentieri incrociati il mondo del basket si nutre, questa sera si ripartirà dopo i 5360 giorni già menzionati, contro quel Mike James ripudiato da Messina al suo arrivo a Milano.

Storie di amici e di nemici, degli uni che diventano gli altri, storie di palla a spicchi che oggi ci portano soltanto ad esprimere un concetto chiaro e sentito: BENTORNATA VIRTUS! L’Eurolega ti è mancata e tu sei mancata all’Eurolega.

Ore 2000, Mercedes Arena: il più grande di tutti torna nel mondo che ha dominato ed ha sostanzialmente contribuito, più di chiunque altro, a rendere grande. Non esiste leggenda paragonabile a quella di Zeljko, non esiste allenatore in grado dai attraversare almeno tre decadi di pallacanestro così differenti dimostrandosi sempre attuale ed indicando la via ad una marea di colleghi.

Zeljko Obradovic parte in un certo senso a fari spenti, il suo Partizan non è favorito e per molti nemmeno da postseason. Per quanto tempo quei fari non ricominceranno ad illuminare il mondo del basket non lo sappiamo, ma non saremmo stupiti se fosse un lasso di tempo assai breve.

Per lui parla un suo ex giocatore, con semplicità: «Se eseguiamo ciò che ci chiede abbiamo un tiro facile ad ogni possesso, è di un’altra categoria, qualcuno gli si avvicina ma eguagliarlo è impossibile». Amen. BENTORNATO ZELE!

E se qualcuno può essere considerato quasi al livello del grande Zoc questi risponde al nome di Pablo Laso Biurrun da Vitoria, 55 anni tra una settimana.

Ma… ma sì, è incredibile, non lo vedremo quest’anno (almeno per ora) in panchina. Una strana vicenda che ancora oggi fatichiamo a comprendere bene ha consumato il suo divorzio dal Real Madrid, anche se più che divorzio sarebbe meglio parlare di abbandono unidirezionale.

Non vedere il Coach vitoriano sulla panca dei “blancos” è uno choc. Lo abbiamo già vissuto a Siviglia per la Supercopa, ci ha fatto ancora più effetto, questa volta solo da spettatori televisivi, nella gara di Oaka di ieri sera.

Non sentire quel classico ed unico “Bien!” mentre i suoi eseguono, quell’incitare al “Rebote” appena partiva un tiro avversario è cosa che ci mancherà incredibilmente. E se vi viene il dubbio che chi scrive di Laso sia di parte, ebbene sì, è così. Ma credetemi, basta chiacchierare 5 minuti con la persona, allenatore a parte, per esserlo. Poi c’è appunto un basket straordinario regalatoci per più di 10 anni su una della panchine più prestigiose del pianeta. Come si dice di là? “Can’t wait” che torni sul pino.

real-laso

Laso mancherà, tantissimo, così come mancherà il CSKA, superpotenza che ha dominato questa lega per un ventennio come lo ha fatto Obradovic da allenatore.

E’ un tema delicato, ma sgombriamo il campo da ogni possibile equivoco: la politica sta ben lontana da queste pagine, qui manca uno squadrone che ci ha regalato proprie versioni indimenticabili, come quella di Vitoria 2019, di Berlino 2016, di Madrid 2008 e di Praga 2006, ma anche tante altre, non nell’albo d’oro e magari solo sfortunate a dimenarsi tra quei due impostori della stessa pasta che sono la vittoria e la sconfitta. Le altre considerazioni le lasciamo ad altri, a noi resta il ricordo di campioni come Papaloukas, JR Holden, Langdon, De Colo, Hines e tanti altri, con Messina ed Itoudis a guidarli. Meno male che alcuni di questi protagonisti possiamo goderceli ancora con altre maglie.

Sarà una grande stagione di Eurolega e lo sarà anche per i sentimenti di chi ama questo gioco e questa manifestazione alla follia. Sentimenti che si nutrono di pezzi di storia che ritornano ed altri che se ne vanno, speriamo solo temporaneamente.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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