Final 4, perchè Efes e non Cska

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Final 4 pronte a regalare l’ultimo atto della stagione di Eurolega: nella serata di oggi conosceremo il nome della squadra campione. Torniamo brevemente sui verdetti di venerdì.

L’Efes ha superato il CSKA in una gara vissuta, e vinta, almeno due volte.

Fin dai primi possessi è parsa palese la superiorità dei turchi, in grado di disporre della difesa avversaria con grandissima naturalezza e facilità.

Come sempre, una situazione così sbilanciata è figlia di due possibili letture: grande fluidità di esecuzione per gli uomini di Ataman, scarsa opposizione da parte di quelli di Itoudis. Quale delle due situazioni sia stata più determinante è difficile dirlo, il concorso di colpe è la cosa più probabile.

Complicato capire il perché di 27′ così deludenti da parte dei moscoviti, soprattutto in virtù di un periodo, ormai lungo diverse settimane, nel quale il valore della prestazione, soprattutto a livello di intensità, era stato altissimo.

E’ arrivata la grande rimonta, anche in questo caso con collaborazione fondamentale di un Efes incomprensibilmente distratto (Madrid non ha insegnato nulla?), a testimoniare di una gara che sarebbe potuta essere ben diversa, ma la tripla di Clyburn, nonché la follia di Hilliard, non hanno rovesciato un verdetto che a metà gara sembrava abbondantemente deciso.

Dimitris Itoudis, orgogliosamente, non ha cercato scuse, nonostante ve ne fossero a decine da poter tirare in ballo, ma è evidente che una parte importante di stagione giocata con 4 assenze chiave e, di conseguenza, con rotazioni all’osso, ha giocato un ruolo fondamentale nella brutta prova dell’Armata per quasi tre quarti di gara.

Hilliard, appunto, Perchè quel tito in contrattempo affrettato? Non c’era ragione, si poteva andare tranquillamente per l’ultimo tiro sotto di un con un possesso semi-pieno (14 secondi) ed invece…

L’Efes è ricaduto negli errori del Wizink Center ed anche qui si fa fatica a comprenderne le ragioni. La squadra di Ataman è per lunghi tratti ingiocabile, ma quando toglie le mani dal manubrio fa paura… a se stessa. Contro il Barcellona potrebbe essere letale, senza appello.

In sostanza pare chiaro che in queste condizioni i turchi siano stati superiori e che l’essere così corti dei russi sia stata montagna insormontabile in una competizione come una finale a 4.

Due grandi squadre, nessun dubbio, una sfida non indimenticabile, altrettanto sicuro.

L’Efes gioca oggi una finale che merita più di chiunque altro: nessuno negli ultimi tre anni si è minimamente avvicinato al quoziente cestistico espresso da Ataman e soci. Un successo sarebbe la cosa più giusta del mondo, ma bisogna fare i conti con un Barça nato e costruito per un risultato unico, ovvero vincere.

Ataman e Jasi: uno dei due oggi perderà. Abbracceremo virtualmente chi vincerà, esprimendo il massimo rispetto ed ammirazione per chi sarà secondo, senza parlare di alcun fallimento, concetto che non esiste quando si arriva così lontano.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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