Zenit-Barcelona (G3): nella battaglia delle difese prevale il Barça

Andrea Ranieri
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Zenit-Barcelona è l’ennesima lotta senza quartiere di quella che fin qui è parsa nettamente la serie più equilibrata dei playoff 2020/2021 di Euroleague. In un terzo atto caratterizzato ancora da un alto tasso di fisicità e dal dominio delle difese, alla fine prevale per la seconda volta consecutiva il Barcellona di Sarunas Jasikevicius, capace di passare a San Pietroburgo per 70-78.

E d’altronde, come lo stesso coach lituano aveva preannunciato, i blaugrana hanno dovuto soffrire fino ai minuti finali, nonostante un terzo quarto che aveva messo in mostra un’impressione di fuga definitiva. Merito anche della compagine russa, ben organizzata in difesa da Xavi Pascual, che paga, esattamente come già accaduto in gara due, la mancanza di reali alternative palla in mano alla stella Kevin Pangos. Finiti i preamboli, entriamo nel vivo. Gara tre Zenit-Barcelona è nei tre punti di Eurodevotion.

Zenit-Barcelona: la fisicità e il tiro da tre punti

19/42 per i padroni di casa, 19/43 per i viaggianti. Questo recitano le percentuali al tiro da due punti del terzo atto di Zenit-Barcelona. Percentuali peraltro cresciute nel corso del match, cominciato con uno stillicidio di errori dalla breve o brevissima distanza, indifferentemente in ambedue le metà campo. Ci sono alcuni errori banali, certo, ma il merito è da attribuirsi anche alle difese, capaci di mettere corpi e fisicità contro ogni tiro da distanza ravvicinata.

E qui interviene il tiro da tre punti, che diventa inevitabilmente un fattore realizzativo decisivo. In una contesa terminata di fatto punto a punto lo Zenit tira 6/15, il Barcellona 8/14. Pochi tentativi da entrambe le parti, ma quel paio di bombe in più segnate dagli spagnoli fanno statisticamente la differenza. Un uso misurato del tiro da lontano, ma quantomai determinante per indirizzare la partita.

Zenit-Barcelona: tutto o quasi ruota intorno a Kevin Pangos

Le prime due gare della serie avevano evidenziato come il giocatore chiave per entrambe le formazioni si chiamasse Kevin Pangos. La pointguard canadese è infatti insostituibile nel sistema offensivo di coach Pascual e, allo stesso tempo, è l’uomo in grado di creare scompiglio, con il proprio uno contro uno, nella solidissima difesa catalana. Il terzo atto di Zenit-Barcelona ha esplicato una volta di più questo concetto. E’ interessante notare quali siano state questa volta le scelte di Jasikevicius.

L’ordine di scuderia era chiaro: far di tutto per togliere la palla dalle mani di Pangos, già dalle rimesse che lo Zenit batteva sulla propria linea di fondo. In questa situazioni sono stati continui i blitz del lungo per costringere il numero quattro russo a lasciare la palla ai compagni. Una volta ripresa, il tempo a disposizione sui ventiquattro secondi era sempre ridotto e l’uso dei cambi per costringere Pangos a pensare più del solito si è rivelato efficace. E’ questo il vero X-factor della serie.

Zenit-Barcelona
Zenit-Barcelona: togliere la palla dalle mani di Pangos chiave difensiva per i blaugrana

La variabile Nick Calathes e la costante Brandon Davies

Tra le grandi differenze rispetto ai primi due atti della serie non si può non annoverare l’apporto offerto da Nick Calathes. Parso inutile, se non addirittura dannoso, in gara uno e due, il playmaker greco ha iniziato male anche a San Pietroburgo, salvo poi risvegliarsi nella seconda metà del match, grazie a un paio di canestri da fuori contro la chiara sfida della difesa e alla ritrovata capacità di creare dal pick and roll e leggere le linee di passaggio verso i propri lunghi. Un’alternativa importante in assenza del solito apporto da parte di Nikola Mirotic.

Non è una sorpresa invece la prova di Brandon Davies, autore di 22 punti con 9/14 al tiro e 8 rimbalzi. Lavora ottimamente in difesa, dove altera diverse parabole degli avversari, ed è chirurgico in attacco. Bravo a giocare pick and roll, è efficiente in post basso grazie a un grande uso del piede porno (scusate, perno…). Ora sta iniziando a costruirsi anche una dimensione perimetrale, come testimonia il 2/2 dall’arco. Chi scrive vi lancia una provocazione: tra i vari Walter Tavares, Jan Vesely e Nikola Milutinov, a nessuno è venuto il dubbio che in questo momento il numero cinque più forte d’Europa si chiami Brandon Davies?

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