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Squadre

Euroleague Power Ranking

E’ tempo di Power Ranking anche per Eurodevotion.
Uno sguardo in profondità alle 16 protagoniste che da domani si daranno battaglia sui parquet di tutta Europa.

POWERHOUSES

FENERBAHCE e CSKA un passo avanti a tutte le altre soprattutto per avere confermato strutture solide e vincenti con addizioni assai sistematiche, come Nunnally per Obradovic ed Augustine ed Ayres per Itoudis.
Ad Istanbul si partirà dal duo Udoh/Veselj unico in Europa, mentre è atteso alla conferma Luigi Datome, dopo la prima vera stagione ad alto livello in carriera.
Personalmente è amore puro verso Sloukas che mi auguro possa stare lontano dagli infortuni che ne hanno limitato molto il rendimento la stagione passata, anche perché potrebbe sopperire a degli evidenti limiti ad alto livello che imputo a Bobby Dixon. Bogdanovic continuerà sulla strada che lo porterà , prima o dopo, oltre il grande stagno.
A Mosca si prosegue nella tradizione dei coach che fanno giocare bene a pallacanestro: Itoudis per me è la prima punta. Augustine viene da 11p e 6,7r al Khimki (leader in EL col 68,8% da 2), è esperto e potrà, insieme al “gettonaro” Ayres (16,9p + 9,5 in D-League) coprire le falle momentaneamente lasciate da Freeland, che riprenderà ad allenarsi a dicembre, ed Hines, reduce da un operazione al polso che necessita di ancora qualche settimana per il recupero completo.
Quando hai De Colo e Teodosic, in ogni caso, il limite è il cielo, tra l’altro stellato dai vari Kurbanov, Jackson..

CONTENDERS

OLYMPIAKOS con una frontline devastante, se Young sarà perfettamente tornato quello di prima. Con Birch e Milutinov, la profondità sotto canestro non può essere pareggiata da nessuno. Se aggiungiamo le possibilità di quintetti con un Papanikolaou che quelli del Pireo si aspettano essere quello di prima dell’NBA o con un Printezis per il quale gli aggettivi sono terminati, la faccenda si complica molto per gli avversari dei rossi.
Erick Green aggiunge doti realizzative ma dovrà inserirsi bene nel sistema difensivo non facile di Sfairopoulos. Per Hackett l’auspicio è che sia in una delle annate buone, mentre Mantzaris dovrà fare soltanto il Mantzaris.
Il più grande di tutti, il “dio” Vassilis, è ad una delle ultime chiamate di una carriera leggendaria: a parte i dieci minuti di applausi che meriterebbe in ogni arena solo per questo, nel caso fosse “the last dance”, l’eventuale e comprensibile suo logorìo potrebbe essere effettivamente un problema per il coach, che in ogni caso lavorerà per non fare superare i 70 a nessun avversario, come tradizione soprattutto al Pireo.
REAL MADRID assai intrigante a partire dagli esterni, dove Luka Doncic è già chiamato in causa pesantemente: sarà in grado di guidare i blancos ad altissimo livello? Da molte parti la risposta è un sì chiaro e netto. Perdere Rodriguez non è poca roba come leadership, talento ed esperienza: la sfida del coach, del talento sloveno e di Llull è tutta qui. Aggiungere un Randolph da 14,5p + 6r è ottima cosa per formare un pacchetto di lunghi molto efficace e completo con Ayon, Reyes, e la coppia Thomkins-Hunter, questi ultimi due che non credo però appartengano a questi palcoscenici, se non a sprazzi. Dall’ex Kuban ci si attende che sia capace di inserirsi in un sistema che non giocherà principalmente per lui ma che potrà creargli opportunità magiche, visto il talento dietro.
Pensi poi a Carroll, Nocioni, Maciulis, Fernandez, Taylor ed all’esperienza di Draper: ma allora perché questa squadra non dovrebbe essere allo stesso livello delle due favorite?
Magari solo perché Laso non è né Obradovic, né Itoudis.

CORSA PLAYOFF

BAMBERG atteso alla conferma. Gioca bene, a volte molto bene, ma forse il limite è proprio quello, spesso espresso dal suo coach, di esserne un po’ troppo consci, col rischio di sfociare nella presunzione. Perdere Wanamaker non è poco, ma Causeur è al contrario una grandissima aggiunta (39,5% da tre a Vitoria). Veremeenko non può essere la differenza ma solo giocatore di complemento e rotazione, visto che non è stato in grado di fare grandi vuoti in Italia, dove non hai avversari se non un paio in quel ruolo, mentre grande curiosità è legata a Maodo Lo. E’ playmaker di nazionalità tedesca non conosciutissimo ma titolare di una carriera universitaria notevole, sebbene con Columbia University nella Ivy League, che non vuol dire Hoosiers e Big Ten. Scouting molto positivo su di lui. Melli atteso al difficile varco della conferma: perché no?
In sostanza dubbi su Bamberg principalmente sotto canestro dove ci sono il già citato Veremeenko, Theis e Radosevic.

BARCELLONA in qualche modo ingiudicabile. Molti movimenti di roster e squadra saldamente in mano a Tyrece Rice, che dovrà dirci se è quello affamato di Tel Aviv o quello più imborghesito di Khimki, dove ha forse sofferto un eccessivo “ball sharing” con Shved. Con Koponen, al rientro dopo il terribile incidente automobilistico di metà settembre, avranno in mano chiavi e futuro della squadra, che sarà ottimamente guidata dal nuovo coach Bartzokas, uno che l’Eurolega la conosce e sa vincerla. Claver è un bel colpo, col suo 40% da tre, i suoi 5,9 rimbalzi ed un bel bagaglio di esperienza.
I problemi a mio parere arriveranno sotto canestro, dove Tomic può essere Tomic o l’anti-Tomic, dipende da come si sveglia, mentre Dorsey può dare solo fisicità e per Lawal non si sanno ancora i tempi di recupero (rischio stagione).
Navarro (37) potrebbe essere ai titoli di coda, Ribas (30) dà rendimento ed esperienza così come il sempre ottimo e lineare Perperoglou (33), uno che sa giocare come pochi: tanti palloni decisivi “lasciati” da Rice scommetto che finiranno nelle mani del “Mr Clutch” di Eurolega, Justin Doellmann.

MILANO è squadra vera: da una base solida è migliorata con l’aggiunta ben mirata di parecchio talento, esperienza e solidità su entrambi i lati del campo. Inutile negare che l’ago della bilancia sarà rappresentato da Raduljica: se il centro serbo garantirà un rendimento almeno pari a quello espresso recentemente a Rio, le porte dell’alta classifica potrebbero schiudersi per l’Olimpia. Nei minuti, probabilmente non pochi, in cui non sarà sul terreno di gioco sarà fondamentale che gli uomini di Repesa sappiano fare ciò che ci ha recentemente detto Flavio Portaluppi: imporre il dinamismo e la diversa fisicità che il roster può offrire.
Il movimento di palla richiesto dal coach unitamente alla volontà di provare a pressare a tutto campo per un lasso di tempo che sia il più esteso possibile rappresentano la sfida milanese all’Europa. E’ chiaro che in tempi recenti altri sistemi, sia davanti che dietro, hanno dato i risultati maggiori, tuttavia affascina non poco questo mix di un basket in grado di competere come tecnica in tre decenni consecutivi. Non escludo una zona assai aggressiva nell’arsenale di Repesa, talvolta al fine di nascondere qualche attitudine dei singoli non eccelsa nella fase difensiva.
Le punte dell’attacco milanese cambieranno di partita in partita, sebbene la qualità dell’asse play/pivot, con buona pace di chi l’ha prematuramente sepolto, rappresenta un’assoluta eccellenza, perché al pari di Raduljica, il Kalnietis di Rio è il fascino della poesia del gioco.
Unico tassello forse mancante al completamento di una squadra da primissimi posti è l’assenza di un tiratore di striscia piedi per terra, che non è Simon, tanta ma ben altra roba: un tipo di giocatore alla Diebler o alla Carroll.

GALATASARAY da “all in”. Chi e cosa saranno i turchi dipenderà principalmente da una dimensione difensiva che singolarmente pare latitare ma che coach Ataman sono certo voglia, debba e possa costruire.
Se si arriverà a tutto ciò, ben poco è precluso, ma uno scarso rendimento difensivo potrebbe trascinare molto indietro
Russ Smith viene da Louisville (titolo 2013), garanzia di attributi ed intensità, più ancora dei 28,1 di media lo scorso anno in D-League. Se Tibor Pleiss fosse quello di qualche stagione fa allora con Daye potremmo vedere una coppia da 218+211 cm pressoché immarcabile, con le spalle coperte dall’esperienza di Tyus, sebbene non in fase di crescita. L’esperienza e la praticità di gente come Schilb, Deon Thompson e Preldzic peserà molto, mentre decisivo sarà l’equilibrio derivante dal ruolo di Micov. Jon Diebler è uno dei due migliori in Europa nel ruolo: continuerà a metterla da ogni dove, al ritmo del suo recente 49,5% oltre l’arco.

PANATHINAIKOS sulle spalle di Pedoulakis, ma saranno spalle abbastanza forti? Tanti, forse troppi nuovi innesti, come accade da troppo tempo freneticamente ad Oaka.
La leadership di Diamantidis non si sostituisce assolutamente, sebbene Mike James, Bourousis e Singleton non siano poca roba. Il primo, fuori comunque per due mesi causa un’idiozia tremenda come dare un pugno ad un plexiglass, deve confermare in un club con pressione tremenda i numeri di Vitoria, dove però giocava un basket che qui non giocherà, mentre “Bou” è chiamato a ripetere, alla tenera età di 34 anni, una stagione da MVP. Singleton è ottimo arrivo, Nichols ha tutto per fare ancora bene e KC Rivers il suo mattoncino lo porta sempre. Da verificare la posizione di Gist.
In buona sostanza sarà decisivo il raggiungimento di una buona chimica in tempi rapidi, perché gli uomini ci sono: un coach di grandi capacità e di quasi ingombrante personalità lo potrebbe fare. Torniamo all’inizio, Pedoulakis è tutto ciò?

MACCABI semplicemente affascinante perché la sola presenza di Erez Edelstein in panchina vuole dire pallacanestro vera e brani di Princeton offense che non si vedono dalla splendida nazionale di Euro 2015. Allora fu la sotto dimensione del roster a creare una sorta di necessità-virtu’, mentre ora, con uomini fisicamente molto più validi ed esperti interpreti quali ad esempio Devin Smith, il livello potrebbe raggiungere vette impensabili.
Certo, anche qui molti, forse troppi nuovi (8). Il sacco di Belgrado ha portato Zirbes e Quincy Miller, quest’ultimo fuori fino ad inizio 2017 e prontamente sostituito da Victor Rudd come realizzatore. I 14,1 con 5,7 rimbalzi dell’americano fecero con i 12,4 e 6,1 di Zirbes le fortune della Stella Rossa: l’auspicio israeliano è che i due possano ripetersi ad un livello più alto.
Sarà importante verificare l’inserimento del grande talento di Andrew Goudelock, spesso non accompagnato da una perfetta attitudine al gioco di squadra, ancor più difficile forse in un sistema che farà dell’organizzazione la sua forza, possibilmente correndo molto.
DJ Seeley, da Gran Canaria, Colton Iverson, dal Pinar Karsiyaka e Sonny Weens, da Mosca via NBA, sono discrete garanzie di rendimento e potrebbero perfettamente fare al caso di Edelstein.
Mekel e Pnini saranno l’anima.

DARUSSAFAKA vuol dire il nuovo che avanza in Turchia. Il giovane club della capitale ha fatto la voce grossa sul mercato a partire dal coach: David Blatt è senza alcun dubbio la stella della squadra. Wanamaker dovrà essere il suo braccio armato sul campo, dimostrando di valere i migliori, cosa su cui, tra i pochissimi, nutro qualche dubbio.
Lo stesso Moerman è atteso alla prova del nove, dopo aver fatto vedere ottime cose ad un gradino inferiore.
Leadership che verrà forse meglio esercitata da Luke Harangody, con la durezza che contraddistingue certi uomini di Notre Dame.
James Anderson porterà certamente talento coi suoi 14,5 punti dell’ultima esperienza in EL con lo Zalgiris: Blatt avrà un carico di esperienza e concretezza dai vari Erden, Savas e Slaughter.
Il 48,5% da tre di Bertans a Bilbao sarà fondamentale come l’apporto dell’ex Florida Scottie Wilbekin, anch’egli atteso a buoni numeri dall’arco.
A livello globale è chiaro che la sola presenza di un coach di tale livello garantisce competitività, lavoro e miglioramento nel corso della stagione. Personalmente ritengo che sia necessario almeno un anno e magari un successivo mercato di aggiustamento per poter competere non solo saltuariamente coi più forti.

L’EFES ISTANBUL esce dalle stagioni di Dusan Ivkovic che hanno rappresentato il nulla in termini di risultati anche, se non soprattutto, a causa del “rallentato dinamismo” della gestione tecnica.
“You know, this is Euroleague Basketball..” Parole che non mancavano mai all’inizio di ogni intervista del santone serbo: ecco, appunto coach, con tutto il rispetto verso una grande carriera, credo che Perasovic oggi sia un upgrade notevole.
Il nuovo comandante in capo di Abdi Ipecki è assolutamente ancor più affascinante se lo si pensa abbinato alla pallacanestro di Heurtel, superstar troppo spesso dimenticata. Penso anche ad un Cedi Osman che potrebbe trovarsi nell’ambiente finalmente ideale, con il supporto di Omic, i cui 217cm reduci dai fasti di Gran Canaria (14 + 7,6r in Eurocup) potranno dare moltissimo.
Bryce Cotton e la sua stazza un po’ alla Bobby Dixon sarà spesso al comando delle operazioni insieme a quel Granger che è stato a lungo e non certo a caso inseguito da Milano: obiettivo innescare Deshaun Thomas (201cm 15,4+6,11r in D-League) e Tyler Honeycutt, che arriva dal Khimki coi suoi 6+6. Dunston sarà da rilanciare, se poi mai fu di impatto vero in questa competizione.
Un coach con una carriera stellare da giocatore fin dai tempi della Jugoplastika perfettamente adattata alla panca, a formare un duo dal QI cestistico a ritmi infernali con Heurtel, talento sparso qua e là a partire da Osman, stazza e kg: gli ingredienti perché si possa fare bene ci sono tutti, con buona pace delle recenti delusioni.

QUARTA FASCIA DA SORPRESE

Unics Kazan, Zalgiris Kaunas, Baskonia e Stella Rossa partono un buon passo dietro alle altre.
Il che non vuole dire impossibilità di creare sorprese, tuttavia sarei molto stupito se più di una di queste squadre entrasse nei Playoff e se almeno due non si trovassero già fuori dai giochi entro Natale.
Poi chiaramente i campi su cui giocano non saranno facili per nessuno, a partire dall’inferno di Belgrado piuttosto che la lunga trasferta in Tatarstan: imprese isolate possibilissime ma miracoli richiesti per volare più alto.
Lituani e baschi migliori delle altre due del gruppo, comunque.
L’UNICS si basa principalmente sulla classe di Keith Langford, che non è poco ma pare un po’ solo, nonché 33enne. Sotto canestro Parakhouski dovrà tirare fuori una stagione perfetta per reggere con le batterie di lunghi avversari, affiancato dal Latavious Williams, riconfermato dopo la buona stagione di Eurocup, mentre starà alla gestione spesso libera di Pashutin creare opportunità e crescita per l’altro USA Coty Clarke, realizzatore e discreto rimbalzista di 201 cm in arrivo da Portorico,
La tradizione dello ZALGIRIS verrà portata avanti dal talento di Pangos e Westermann in regia, agli ordini del mito assoluto di Eurolega in panchina, quel Sarunas Jasikevicius che dalle parole di Mantas Kalnietis vive il basket oggi ancor più di quanto facesse in campo: se solo avesse in panca la metà del genio che ebbe sul campo avremmo modo di vedere un coach già straordinario.
Augusto Cesar Lima, all’ennesimo prestito della carriera, dovrà provare di valere minuti e numeri veri: l’esperienza non gli manca, viste le cinque stagioni di Eurolega.
Vecchi leoni lituani quali Seibutis, Kavaliauskas, Jankunas e Javtokas non vanno sottovalutati perché sanno giocare ed hanno esperienza da vendere, mentre si affacceranno a questi palcoscenici le giovani guardie Lekavicius (1994), Valinskas (1995) e Varnas(1997), tutti con una buona carriera alle nazionali giovanili alle spalle.
BASKONIA ha smantellato e riparte dall’asse Shane Larkin-Andrea Bargnani, con tutti i dubbi del caso, soprattutto sul secondo in generale e sull’adattabilità del primo al gioco europeo.
Johannes Voigtmann può dire la sua, anche perché il Mago contro i centri veri sparirà come sempre, mentre Adam Hanga è atteso alla conferma.
Rodrigue Beaubois ha tutto per fare bene e con Larkin può essere coppia difficile da contenere per caratteristiche fisiche un po’ “alla Rice”.
Jaka Blazic, buon giocatore, più di Tillie e Diop, sarà molto importante, mentre da Syracuse, fresco di Final 4 NCAA, Trevor Cooney lavorerà al tiro per guadagnarsi la conferma del bimestrale.
Josh Akognon non si capisce bene cosa ci faccia in Eurolega, ma la questione vera, in terra basca, si chiama Andrea Bargnani.
Chi e cosa sarà il Mago? Da quanto tempo non gioca partite vere ad alto livello? Sia chiaro che ha tutto per essere assolutamente importante se non addirittura dominante in Europa, tuttavia l’attitudine mentale degli ultimi anni ed alcune scelte fatte (vedi permanenza newyorchese) dicono chiaramente di un giocatore perso. Le prime uscite in ACB sono discrete ma dovranno essere accompagnate da una questione fisica che lascia più di un dubbio.
Coach Sito Alonso, 40enne con un’esperienza otto anni fa in EL con Badalona, avrà molto da fare e molto da dimostrare perché Vitoria è terra basca ma non è certo Bilbao.
La STELLA ROSSA di Stefan Jovic ha perso Miller e Zirbes, ovvero due terzi dell’asse che l’ha portata ad un canestro da un miracoloso successo a Mosca nei Playoff 2016: è tantissimo e colpo non facilmente parabile. Ovviamente riparte dal play che avrà in mano pressoché tutto, mentre la sola addizione Usa di Charles Jenkins, con tutto il rispetto verso la sua intensità, non pare essere sufficiente per poter competere. Grande curiosità per Rebic, Goduric e Simanic: una conferma del grande vivaio slavo potrebbe dare una dimensione diversa alla stagione biancorossa.

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