La lavagnetta di Eurodevotion #11: un ATO di Bartzokas

Andrea Ranieri
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Per l’ennesima volta in questa stagione, al Mediolanum Forum è tempo di big match. A far visita all’Olimpia Milano (8-3) è infatti l’Olympiacos (7-4), quest’anno in decisa crescita rispetto alle ultime difficili stagioni. È dunque arrivato il momento di tornare in azione anche per la lavagnetta di Eurodevotion, che oggi vi racconterà un ATO di Bartzokas.

La partita è indubbiamente importante, perché entrambe le squadre hanno bisogno di punti in classifica per la corsa ai posti privilegiati. Soprattutto, Milano ha il dovere di riprendersi dopo la campagna di Russia di settimana scorsa. Noi, in vista di questa gara, abbiamo deciso di analizzare un tipo di gioco molto semplice, e per questo estremamente efficace, oltre che difficile da difendere. In questo ci viene in soccorso il materiale video di BasketHead. Spazio, quindi, a questo ATO di Bartzokas.

Come funziona: un ATO di Bartzokas

Una bella esecuzione di un interessante ATO di Bartzokas

Vedendo questo ATO di Bartzokas un occhio poco tecnico potrebbe pensare “grazie al c***o, uno prende la palla e arriva al ferro indisturbato”. In soldoni, è esattamente quello che succede, innegabile. Quel che è interessante però, come al solito, non è il fatto in sé, ma i motivi che portano a questo fatto. E l’analisi delle cause ci porterà a concludere che Georgios Bartzokas è l’ennesima grande mente che allena in Eurolega.

L’estratto arriva dalla partita casalinga contro l’Alba Berlino e comincia con Thomas Walkup che conduce la palla sul lato destro. Kostas Papanikolaou riceve il pallone dopo aver sfruttato uno stagger (due blocchi in fila) di blocchi verticali (di fatto due blocchi zipper, in gergo), il primo piazzato da Sasha Vezenkov, il secondo da Moustapha Fall.

Ora, in questo ATO di Bartzokas, i due bloccanti dello stagger vengono subito impegnati in altre azioni. Fall va a piazzare un blocco flare (in allontanamento rispetto alla palla) per Walkup, che ha appena passato a Papanikolaou, impegnando così già due difensori. Vezenkov va invece a giocare un finto blocco sulla palla (noto come ghost screen) e si apre, portando quindi via un terzo difensore e creando un’incertezza.

Il difensore di Papanikolaou, a questo punto, è in ritardo, e può sperare solo in una mano da parte di chi marca Tyler Dorsey. La guardia americana finge però di andare a prendere un handoff (passaggio consegnato) da Papanikolaou, generando un ulteriore dubbio nella difesa. Risultato? Strada spianata e canestro al ferro facilissimo con la mano forte.

Questo ATO di Bartzokas contiene diversi elementi complessi, che contribuiscono, in qualità di azioni di distrazione (decoy actions, il termine preciso), a costruire il più facile dei tiri, impegnando tutti gli uomini schierati in difesa e mettendo loro in situazioni di dubbio. Difendere su questa “robetta” qua? Difficilissimo.

Come si batte: un ATO di Bartzokas

Nel basket c’è un elemento su cui difendere è sempre molto complesso: le finte, tanto quelle utilizzate nei fondamentali, a livello individuale, tanto quelle usate di squadra, in situazioni di blocchi o collaborazioni. In questo ATO di Bartzokas il punto focale sta proprio in una finta, quella di pick and roll di Vezenkov, nota anche come ghost screen.

Riteniamo infatti che, per annullare gli effetti di questo gioco, sia proprio lì che bisogna fare il lavoro migliore. Non ci poniamo dunque troppo il problema dello stagger di blocchi verticali, su cui inseguire, come accade nel video, pare la scelta più saggia. Anche il flare settato dal secondo bloccante per il playmaker è un problema relativo, soprattutto se, come nelle immagini, non viene realmente giocato.

Il ghost screen, invece, crea incertezza assoluta nella difesa, preparata a difendere su una situazione di pick and roll e poi colta di sorpresa perché quel pick and roll non si verifica. Qui la comunicazione, la conoscenza del set e un’idea chiara del da farsi. Noi faremmo una giocata difensiva che, nel linguaggio tecnico, si chiama “ice”.

Questo tipo di difesa consiste nel negare il blocco all’attaccante e spingerlo sul fondo. Perché questa scelta? Noi sappiamo che tutto questo insieme di decoy actions ha lo scopo principale di liberare un lato al palleggiatore per arrivare al ferro. Benissimo, noi, sapendolo, lo mandiamo sul lato che invece resta affollato, sapendo che un’eventuale penetrazione sul fondo sarebbe difficile in spazi resi così stretti dalle stesse spaziature offensive.

Come sempre, parlerà il campo, noi attendiamo di vedere questo ATO di Bartzokas mentre viene eseguito, e la conseguente risposta di Ettore Messina.

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