Presidente Petrucci, noi ci chiediamo il perchè ma non dovremmo essere i soli…

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Petrucci ancora una volta protagonista attraverso parole che lasciano esterrefatti per forma e sostanza. Un altro episodio che ci fa pensare ad un futuro nerissimo per il basket italiano.

Perchè? E’ la prima, fondamentale e forse unica domanda che ogni appassionato amante della pallacanestro si chiede ogni volta che la stampa riporta dichiarazioni del presidente federale Gianni Petrucci.

Il tema fondamentale questa volta però non riguarda soltanto noi, piccole componenti di un sistema che ha ben altri ingranaggi alla base, ma appunto chi il mondo del basket lo vive direttamente, ovvero club, giocatori e protagonisti a qualsiasi livello.

Sono decine le uscite pubbliche cha hanno lasciato sgomenti negli anni, tuttavia quelle delle ultime settimane aprono ulteriori scenari a dir poco inquietanti per contenuti ed opportunità.

Sappiamo bene da tempo che l’attenzione del presidente non è minimamente rivolta al mondo del web, quindi non ci aspettiamo certamente che possa derivare alcunché dalla nostra critica, anche se forse quella posizione potrebbe essere rivista essendo nel 2022. O no?

In ordine più o meno sparso, anche perchè ci risulta pressochè impossibile trovare un filone logico in tutte queste parole, proviamo a ricostruire quanto abbiamo letto nelle ultime settimane.

In un mondo italiano in cui la rivalità tra Milano e Bologna ha toccato momenti assai delicati, senza entrare in dettagli arcinoti, a pochi giorni dalla Supercoppa di Brescia, altro evento che. per usare un eufemismo, come abbiamo ampiamente espresso un mese fa ha lasciato l’amaro in bocca agli amanti del basket, il presidente se ne è uscito con sperticati elogi ad Ettore Messina, colui il quale «può tutto, tranne la salvezza delle anime…».

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Detto che non siamo certamente noi a dover sottolineare una volta di la grandezza del Messina allenatore, avendolo fatto più e più volte, è da considerarsi un’uscita pubblica consona al momento quella del presidente federale visto il clima che si stava vivendo alla vigilia di una semifinale proprio tra le due grandi contendenti?

Oltre ad avvelenare ulteriormente quell’attesa ed il momento in generale, ci viene semplice pensare che non abbia fatto nemmeno un grande favore allo stesso coach milanese, mettendolo in una posizione che potremmo definire di sgradito piedistallo di cui non crediamo Messina sentisse il bisogno.

Il peggio però, la parte più grave, doveva ancora arrivare…

«A seguito di una mia battuta su Messina la Virtus ha creato un clima ostile nei miei confronti. Non andrò a vedere le loro partite, non ho rapporti con loro».

Prego? Il presidente federale dichiara di non avere rapporti con un club che ha scritto la storia del gioco italiano e che oggi rappresenta una delle due eccellenze cestistiche del paese protagonista in Eurolega, la massima manifestazione continentale?

Ora, diteci che era uno scherzo, dai… Veramente non è possibile e non è minimamente accettabile. Provate a pensare al presidente della FIGC che dichiara di non avere rapporti con Juve, Inter o Milan: è sufficiente per capire la follia di tutto ciò?

Non bastasse, tra quelle eccellenze italiane in Eurolega vi è anche un allenatore, al secolo Andrea Trinchieri che nelle ultime due stagioni ha compiuto miracoli tecnici portando il Bayern a gara 5 di Playoff contro corazzate come la stessa Milano ed il Barcellona. Ebbene, cosa ne pensa il presidente? «Sembra un buon allenatore, ma è uno di quelli che crede di sapere tutto ed a me le persone così fanno paura».

Beh, detto da chi si è autodefintio “decisionista”nell’occasione di una scelta tecnica che ha capito solo lui non è male.

Ripetiamolo insieme perchè è dura crederci: Andrea Trinchieri per il presidente “sembra” un buon allenatore? Sembra? Ok che una certa distanza dalle cose tecniche si era già compresa con l’allontanamento di Meo Sacchetti a tre mesi dagli Europei, ma qui si toccano vette inesplorate. Il tutto perchè attualmente il paragone col volley italico fa un po’ impallidire, ma ovviamente questo non lo si può ammettere o almeno non se ne può discutere serenamente ed in modo costruttivo.

Passa qualche giorno e leggiamo che, sempre secondo il presidente, Paolo Banchero sognerebbe il Dream Team americano, ma che il nostro movimento non può considerarsi il terzo mondo. Maniavantismo in attesa della decisione dello straordinario talento in possesso di passaporto italico? Altro? Un bel “boh” ci sta bene, almeno fino a pochi giorni dopo, quando apprendiamo dalla bocca dello stesso Banchero, ospite di una conversazione col compagno RJ Hampton nella trasmissione “Young person”, le seguenti parole: «Non vedo l’ora di andare in Italia, sto programmando di giocare con la nazionale azzurra ma non so quando. Non ci sono ancora stato ma la quantità di affetto che ricevo dagli italiani è pazzesca». E quando RJ, scherzando ma non troppo, gli ha detto che presto potrebbe essere un membro della nazionale USA, la risposta è stata chiara: «Sono con l’Italia ora». (fonte BasketNews).

Non possiamo che augurarci che il prossimo viaggio programmato dal presidente negli Stati Uniti per affrontare la questione non faccia cambiare idea al talentuosissimo rookie degli Orlando Magic. E’ un rischio che purtroppo va preso in considerazione.

In realtà tutto ciò non rappresenta una novità nel panorama della gestione Petrucci e delle sue parole. Tralasciando altre questioni tipo quelle riguardanti giocatori come Belinelli e Hackett, potremmo tornare su questioni incredibili come quelle descritte in pieno Covid riguardo la differenza tra i palazzi italiani e quelli spagnoli, piuttosto che tante altre.

Incredibile Petrucci

La domanda però, una volta per tutte, è una e soltanto una. Cosa aspettano i club e tutti protagonisti a ribellarsi ad una situazione come questa?

Dalle “big” Milano e Bologna fino all’ultima squadra di Serie A per poi scendere a pioggia su tutte le altre realtà, perchè si accetta tutto ciò? Perchè manca il coraggio di dichiarare cosa si pensa apertamente di una guida che ogni volta che apre bocca sembra fare il male del basket tricolore?

La gente normale, quella ben lontana da politiche di palazzo etc, si chiede come sia possibile, di fronte ad una situazione come questa, che non vi sia una ribellione per il vero bene comune?

Detto molto chiaramente, nel panorama italiano vi sarà meno dell’1% di operatori che si trovi in accordo con le ripetute uscite del presidente: per quale ragione si continua a tacere? Perchè farsi belli criticando al bar con gli amici od in conversazioni private è una cosa, mentre mettere sul tavolo apertamente i problemi, anche a costo di essere impopolari e di pagarne le conseguenze, è di ben altro spessore.

Se non fi fa nulla allora può sorgere il dubbio che a qualcuno, se non incredibilmente alla maggioranza, faccia comodo così. Ma allora, se così fosse, che si smetta immediatamente di parlare del bene del movimento perchè la realtà sarebbe ben diversa. E’ in sostanza il momento di esporsi per i grandi club come per quelli di dimensioni inferiori e dichiarare se tutto ciò va bene oppure se si vuole cambiare.

Il silenzio, ancora una volta, sarebbe complicità ed a non stare in silenzio non può essere solo un micro protagonista di quel web tanto inviso alla presidenza federale. Non può più essere così e sarebbe bene che fischiassero tante orecchie.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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