Frecciarossa Supercoppa: la pioggia di Brescia e la gioia Virtus

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Appunti, racconti ed impressioni del secondo e conclusivo giorno della Frecciarossa Supercoppa, coronato con la vittoria della Virtus

Virtus vince la Supercoppa - Eurodevotion

Il mio secondo giorno a Brescia comincia con un suggestivo giro in città, per ingannare l’attesa del clou della manifestazione. Un centro davvero incantevole, pennellato di storia, grazia e imponenza.

L’atmosfera è uggiosa, il cielo plumbeo di grigio ardesia, con nuvole cariche di aspettative di naufragio. Le bellezze della città si stagliano sull’etere tenebroso in quadretto sublime e profondamente romantico.

Mancano due ore alla palla a due quando la pioggia comincia il suo placido crepitio, avvolgendo con ritmo progressivamente scalpitante la città della Leonessa. Più si avvicina l’orario di gioco, più la pioggia sembra intensificarsi.

Attesa che invece, tra le mura sicure del palazzetto, estranee alla tempesta, è, come tutti i tempi che caratterizzano la Supercoppa, molto rilassata. Chiacchiere, colloqui e sorrisi nel placido strepitio pre-partita accolgono la finale. Nell’aria non c’è grande trepidazione, piuttosto un pizzico di interessata curiosità.

Ancora una volta la risposta di pubblico è estremamente ridotta, leggermente in calo nel dato ufficiale rispetto alla semifinale, – 1956 spettatori contro i 2152 – quasi un terzo della capienza del palaLeonessa. Un vero peccato, la sensazione è di nuovo quella di vivere un’esperienza monca.

Le ipotesi del pre-gara indicano come osservati speciali della Virtus Onuaku e Bendzius, accoppiamenti problematici in mancanza di Shengelia e Jaiteh, per la Dinamo la spia è invece sulla maggior fisicità e talento degli esterni bianconeri, cui sarà necessario far fronte con grinta e ardore.

Pronti via, subito si evidenzia infatti uno dei più rilevanti terreni di sfida. Bologna esegue bene sul pick and roll centrale, situazione con cui, come chiaramente espresso da Messina, aveva già ferito Milano ieri, e tira dentro Onuaku al meglio nelle proprie trame offensive, sfruttando il dinamismo di Mickey. I primi quattro punti arrivano così, è già allarme per la Dinamo.

Se far sentire scomodo il centro del Maryland in attacco riesce con buon profitto ai bolognesi, in difesa c’è qualche difficoltà in più perché l’ex Rockets è un vero e proprio catalizzatore per i sardi. Sembra infatti, paradossalmente, che la sua uscita dal campo con due falli, metta un tappo agli attacchi di entrambe le squadre. La Virtus ha più difficoltà ad esporre la difesa sassarese, la Dinamo manca del proprio riferimento principale.

Il centrone americano infatti non è solo il corpaccione che si porta appresso e quella tecnica ai liberi così bizzarra da strappare sempre qualche risatina agli spettatori, è un signor giocatore, ma soprattutto un signor passatore. Onuaku dal post alto si è rivelato bravissimo ad attendere che la difesa fosse concentrata su di lui, che il diretto avversario facesse quel passetto avanti, per smistare con competenza ai taglianti. Bendzius, ad esempio, è bravissimo a beneficiare più volte di questa situazione.

L’ex NBA è anima e corpo della squadra. In un paio di casi se la prende duramente con i compagni, autori di scelte non condivise, ma è anche molto impegnato nel finale, in cui si sacrifica buttandosi per recuperare palloni e segna canestri importanti spalle a canestro. Una delle cose che deve migliorare è la presenza in partita e la continuità dell’atteggiamento, perciò se anche in quello si dimostra di sicura affidabilità, stiamo parlando di un 5 che può spostare davvero oltre le aspettative.

Se la Sardegna è l’Isola dei Giganti, Onuaku ci si troverà benissimo.

Un altro centro su cui è giusto soffermarsi, un’altra delle note positive della due giorni bresciana, è certamente Ismael Bako, che gioca una gara per certi versi di segno opposto rispetto a quella di 24 ore prima.

Parte davvero molto bene, risultando molto solido nelle ricezioni sotto canestro, nelle quali segna a ripetizione. Anche in mancanza di limpide ricezioni dinamiche sul roll, che con Teodosic potranno fioccare, riesce ad essere assolutamente produttivo. Dal vivo è lunghissimo ed è sorprendente vedere come sembra sempre stare nella partita dal punto di vista mentale, anche quando le cose non gli riescono. Difficilmente si fa scalfire dagli avvenimenti, gioca e basta.

Tuttavia, con il corso della gara, è meno coinvolto e il suo contributo rimane fermo a 10 punti e 7 rimbalzi.

Il gioco interno, infatti, sarà sempre di più appannaggio della Dinamo, che, sfruttando il suo centro di gravità permanente e l’aggressività a rimbalzo (37-32 per Sassari nella battaglia dei tabelloni), conquista l’egemonia del pitturato (36-28 per quanto riguarda il rispettivo bottino sotto le plance).

La difesa bianconera nel primo tempo concede molto, in particolare in un secondo quarto giocato in modo ottimo da una Dinamo assolutamente in palla. I sardi infilano 30 punti nei secondi 10′, assurgendo con forza al comando della gara.

I ragazzi di Bucchi, infatti, hanno giocato una partita molto dignitosa, soprattutto in questa fase molto prolifica offensivamente. Buonissimo rapporto assist/palle perse e grande convinzione, l’unica cosa che latita sono le percentuali da fuori (21% alla sirena), anche su tiri molto ben presi e costruiti sulla fluente circolazione di palla.

La Virtus a questo riuscirà a porre limite soltanto nel secondo tempo, dove, come sottolineato con soddisfazione da Scariolo, sono stati concessi solo 20 punti agli avversari.

In tutto questo, ancora spazio ai protagonisti. Un Ojeleye questa volta molto meno appariscente, porta alla causa il suo contributo da tiratore (3/4 dalla lunga ieri sera), una nota molto positiva se consideriamo che la squadra bolognese non ha a disposizione molti specialisti e ha un sostanziale bisogno di pericolosità dall’arco. E’ lui in più ad avere il più alto plus-minus della squadra (+11) in una gara vinta di tre lunghezze, meritatissimo sarà per lui l’MVP.

Marco Belinelli è, per gran parte della serata, il simbolo insieme a Mannion delle difficoltà virtussine. Una partita difficile la sua, fatta di tanti errori (3/14) ed una selezione di tiro non perfetta, che però ha un decisivo punto di rimbalzo nei minuti finali, con due canestri dal peso specifico determinante per tenere i suoi in partita.

Come l’intera Bologna, poco scintillante, ma determinata con il suo grande talento nei minuti cruciali.

Isaia Cordiner invece rimane un’alternativa di gioco importantissima (12 punti) e una chiave d’accesso incredibilmente utile per il cuore delle aree avversarie. Ancora una volta, come con Milano, il francese è capace di giocate molto importanti in penetrazione 1vs1 che danno ossigeno ai suoi.

La partita è infatti a lungo in equilibrio, ma Sassari ne sembra padrona e ne tiene a lungo il controllo. La Virtus resta aggrappata, ma lasciando capire chiaramente che non è ancora un grande Virtus. Come meccanismi, come intesa, come consapevolezza.

La differenza di amalgama con i sardi si vede, la Dinamo appare più presente, compatta, si affida ai suoi due/tre leader tecnici e caratteriali, già riconosciuti, e loro si fidano dei compagni. Non sempre l’esecuzione è perfetta, ma c’è sicuramente più chiarezza di idee e di gerarchie tra le truppe di Bucchi.

Poi, a spezzare questo stato di cose, il finale. Curiosamente il terzo che arriva così concitato e in bilico su tutte le tre sfide della Supercoppa. Almeno la suspence non ha fatto sentire la sua mancanza!

La Virtus con una bomba di Mickey ritorna in vantaggio, ma Bendizus, abile tutta la partita a sfruttare la gravity di Onuaku come tagliante e a mettere in difficoltà le ali bolognesi col suo gioco dal perimetro e in avvicinamento al ferro, sposta nuovamente l’inerzia della sfida. La sua bomba a 2′ 40” dalla fine, praticamente dalla stessa mattonella da cui aveva giustiziato Tortona, mi aveva dato l’impressione di poter di nuovo essere svolta decisiva.

Mickey però non è d’accordo, e sfodera un’altra pregevole giocata nel finale. L’ex Zenit ha infatti riassunto talento e sagacia tattica in due unici gesti tecnici. Sulle penetrazioni sui cui Onuaku è stato costretto all’aiuto, è bravissimo a riposizionarsi, uscendo dal pitturato.

Mette fuori gioco così il centro avversario sulla rapidità e sulla lontananza da canestro, secondo principi molto simili a quelli di inizio gara, e poi è freddissimo nel far frusciare la retina. La prima bomba, quella del precedente sorpasso, arriva disorientando il marcatore e liberandosi da tre, il jumper dalla media invece sulla giusta scelta di posizione dopo la penetrazione di Lundberg, è quello il definitivo vantaggio bianconero.

Sassari ci prova, la sfortuna e qualche scelta affrettata le impediscono di ribattere.

A portarsi a casa la Supercoppa è, per il secondo anno di fila, Bologna.

Senza giocare una pallacanestro di strepitoso livello, la Virtus ha trovato ottime indicazioni dai nuovi innesti e si è dimostrata concreta nei finali di gara. Dalle dichiarazioni di Scariolo in sala stampa traspare limpidamente la consapevolezza delle dimensioni (relative) da dare a questo successo e soprattutto delle zone di difficoltà della squadra a questo punto della stagione.

15 assist e 17 palle perse non sono dato che soddisfa il coach bresciano, questo è stato evidenziato con grande chiarezza. La pallacanestro offensiva deve fare importanti passi avanti, sarà necessario per questo recuperare anche i due leader di reparto, Teodosic e Hackett. La difesa ha offerto dei brani molto più convincenti e continuativi, certo con degli alti e bassi e contro attacchi che non si possono dire, al pari di quello virtussino, completamente a pieno regime.

La gloria è quindi bianconera, che significa fiducia e un luccicante trofeo. Cose che certo non fanno dispiacere…

La pre-stagione è ufficialmente giunta al termine, ora non vediamo l’ora che si faccia a tutti gli effetti sul serio.

Photo credit: Virtus Bologna, Dinamo Sassari e Legabasket Facebook

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