Profilo giocatori: Jaime Pradilla, futuro e presente di Valencia

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I dati e la carriera

Jaime Pradilla nasce il 3 gennaio 2001 a Saragozza e proprio con quella squadra muove i primissimi passi all’interno della pallacanestro spagnola. Nella stagione 2019/20 finisce in prestito a Palencia, dove mette in mostra tutto il suo incredibile potenziale, quello di un centro/ala grande con delle caratteristiche assolutamente peculiari.

Nella stagione successiva non tarda ad arrivare la chiamata di Valencia in cui milita dal 2020 e con cui continua a crescere esponenzialmente anno dopo anno. Ha appena 21 anni, ma le cose che ha fatto vedere sono già notevoli, soprattutto per quello che può essere in prospettiva.

Nella scorsa stagione di EuroCup ha viaggiato in media a 8.7 punti, 4.0 rimbalzi e 1.2 assist a partita col 33.3% dall’arco (segna precisamente un tiro su tre tentati), il tutto in quasi 16 minuti in media di impiego a partita. Questo significa che quando è stato in campo ha messo a segno, più o meno, più di almeno un punto ogni due minuti.

Intanto, nel suo personale palmares, ha già due vittorie agli Europei under 16 del 2016 e under 18 del 2018 con la sua Spagna.

Caratteristiche tecniche

Pradilla è 2.06 metri per circa 106 kg e può giocare sia da ala grande che da centro. Il ragazzo di Saragozza sa fare tante cose molto bene, anche se non eccelle in nessuna. Quello che è lampante è che i margini di miglioramento su cui scommettere sono veramente molto ampi.

Il suo meglio lo dà in post basso e spesso nelle situazioni in cui deve fare da tagliante in mezzo all’area partendo da fuori. Negli ultimi anni si è creato un buon tiro da fuori e su questo fondamentale dovrà insistere se, secondo chi scrive, vuole farà un grande salto di qualità. Infatti rischia di essere non adeguatamente stazzato per essere il centro di riferimento in una squadra di Eurolega: allora potrebbe essere quell’ala grande molto fisica, dotata di molti movimenti del centro, capace però di spaziare benissimo il campo e di garantire buone percentuali dall’arco (Johannes Voigtmann è un giocatore molto vicino a queste caratteristiche).

Questo anche perché è sì un buon rimbalzista, ma non in modo totale: tende, infatti, a soffrire i centri di alto tonnellaggio, mentre da “4” potrebbe molto di più trarre vantaggio dalla sua struttura fisica. In aggiunta a ciò è un atleta nella media, sa attaccare bene il ferro ma non ama correre il campo. E’ tuttavia dotato di una buona dose di playmaking: sa leggere bene le situazioni quando si ritrova con la palla in mano sia in post che successivamente a un rimbalzo.

In difesa c’è da migliorare: a volte rimane preso in mezzo, come si dice in gergo, e la sua attitudine difensiva non è delle migliori. Sa giocare di sistema in quella parte del campo, ma ancora pecca in alcune circostanze. Si può e si deve migliorare.

Ripetiamo che il grande fondamentale su cui dovrebbe puntare è il tiro da fuori perché unito alle sue ottime qualità in post lo rendono un attaccante molto completo che può essere un grattacapo costante per le difese.

Oltre a tutte queste cose ci potrebbe stare bene, in aggiunta, anche una cattiveria agonistica maggiore. L’aspetto mentale, spesso, lo si sottovaluta troppo: ecco, in questo caso, aumentare il voltaggio della ferocia sul parquet potrebbe portare a risultati notevoli.

Jaime Pradilla: ruolo e impatto previsto a Valencia

L’anno passato era il futuro di Valencia; quest’anno lo è ancora, ma allo stesso tempo è anche qualcosa di più. Quest’anno potrebbe (o dovrebbe?) essere anche il presente dei taronja: ci si aspetta da lui un ulteriore salto di qualità in termini di resa, efficacia e durezza mentale.

Dando un’occhiata a quello che, ad oggi, è il roster della squadra spagnola la volontà con cui si scommette su questa evoluzione del giocatore è tanta. Al momento il reparto lunghi (ali grandi e centri puri, senza contare quelli che possono eventualmente essere sfruttati da “4”) è composto da Bojan Dubljevic, Jasiel Rivero, Kyle Alexander e proprio Jaime Pradilla.

Inutile dire che i titolari saranno Dubljevic e Rivero: il primo è uno che in EL può essere uno dei migliori nel ruolo e che ormai è uomo-squadra. Il secondo è stato uno dei migliori della passata stagione col suo enorme atletismo e la sua fisicità: ha dimostrato di poter essere giocatore affidabile in EL. Alexander, invece, è una sorta di scommessa e idealmente è il vice Dubljevic; allo stesso modo Pradilla dovrebbe essere il vice Rivero.

In questo senso, i minuti del giovane ragazzo di Saragozza dovrebbero essere tanti, o almeno quanto basta per fare quel salto di qualità di cui si diceva sopra. Quel salto di qualità che lo porterebbe ad essere il presente, oltre che il futuro della squadra. Al momento non ci sono molti elementi per dire se questo accadrà, ma i primi a crederci sono proprio i membri della società valenciana.

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