Eurolega 2022/23: come stanno Olimpia, Asvel e Bayern

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OLIMPIA MILANO

La Milano più forte da quella che vinse nel 1988 in Coppa Campioni? Sì o almeno probabile. Alcuni addetti ai lavori non hanno dubbi, altri ne presentano qualcuno. Di certo la più lunga e profonda, con 12 giocatori (11 ad oggi…) destinati all’Eurolega che sono armi infinite a disposizione di Ettore Messina.

Proprio il Coach catanese disse due anni fa, nel momento del ritorno ai Playoff, che ciò non poteva bastare sottolineando come fosse necessario dare continuità a quella presenza nella postseason, con possibilità ripetute di raggiungere le Final 4. E la seconda stagione (la terza della nuova gestione) ha confermato tutto ciò con uno sfortunato turno di Playoff ma con la costanza di rendimento ad alto livello.

Che l’obiettivo sia entrare nelle prime 8 è certo, che questa squadra abbia l’obbligo, visto il mercato ed una serie di addizioni che la pongono tra i primissimi club a livello di sforzo finanziario, di guardare oltre lo è altrettanto. Senza dimenticare che si parla di Eurolega, ovvero un torneo che presenta insidie di ogni tipo ogni settimana tra ottobre e maggio.

Rivoluzionato il playmaking dopo il doloroso addio del Chacho e la fine della controversa e per certi versi ingiudicabile esperienza milanese di Delaney, si ripete da Kevin Pangos e Naz Mitrou-Long. Una certezza il primo, sebbene nell’unica esperienza ad altissimo livello col Barça non abbia fatto bene, anche perchè colpito da importanti stop fisici, un investimento il secondo, con tanto talento che va verificato in questa competizione.

Billy Baron, Stefano Tonut e Devon Hall rappresentano un reparto guardie di livello molto interessante. L’azzurro ci prova all’età giusta, con tanto basket alle spalle ma uno “0” alla casella gare di Eurolega nonostante la carta d’identità dica 1993 come anno di nascita. Ha tutto per fare bene, c’è fiducia che deve accompagnarsi ad uno stato fisico che spesso lo ha tormentato negli anni ritardandone probabilmente l’approdo nei quartieri alti europei. Devon Hall è la splendida scoperta del 21/22 ed ora è atteso ad un ulteriore passo avanti, con limiti tutti da definire verso l’alto. L’ex Zenit Baron è un bel giocatore e basta questo.

Shavon Shields non mi stupirebbe se fosse parte della conversazione a livello di MVP. Pochi giocatori sono cresciuti come lui negli anni, tra l’altro in grado di giocare anche da 2 in determinati quintetti senza alcun problema.

Gigi Datome, la vera differenza tra la Milano delle finali italiane 2021 e 2022, è un campione. Si sa cosa può dare e si conoscono le sue criticità, largamente inferiori a quanto porta alla squadra. Con lui ci sarà, da 3 o da 4 “speciale”, Deshaun Thomas, uno che sa giocare, che fa tante cose e le fa bene. I due sommano 19 stagioni e 464 gare di Eurolega, dato da non sottovalutare.

Nik Melli con Kyle Hines e Brandon Davies sono gli uomini per la lotta sono canestro, in attesa di Voigtmann, sul quale si attendono novità nel breve. Quest’ultimo e proprio Nik sono in grado di aprire il campo dando corpo a soluzioni di altissimo profilo. Di Hines non serve nemmeno parlare. Andrà gestito come una sacra reliquia perchè quanto sa fare su un campo da basket lo sanno fare in pochissimi altri.

Brandon Davies è capitolo a parte. Perfetto “fit” nel sistema di Messina, ha giocato una stagione non straordinaria chiusa in una condizione fisica pessima, massacrato da Tavares (ma a chi non è successo?) e Poirier in Liga. Se starà bene, se recupererà l’efficienza che lo ha portato in alto, se quella spalla benedetta non farà i capricci, sarà una soluzione di grande importanza.

Torniamo al capitolo Shields ed alla questione MVP. perchè no? Oggi il danese è probabilmente il giocato che offre il miglior rendimento sui due lati del campo di tutta la lega dopo Tavares. Così diversi, così efficaci. Difficile ricordare un attaccante del genere in grado di difendere sull’avversario più forte allo stesso tempo.

Ma soprattutto difficile trovare un IQ cestistico del valore di quello di Shields. In una squadra allenata da Messina non è poco.

Milano quindi una delle favorite di Eurolega? Sì, ma a parere di chi scrive un passettino dietro a Efes, Real e Barça. Attenzione però, perchè sul pino milanese non c’è un allenatore qualunque.

Proprio il valore di Ettore Messina è quello che può fare la differenza, senza alcun dubbio, colmando quel gap. Stupido parlare di pressione, concetto che vale per tutti i Coach. Pensate a Jasi al Barça, costretto da idee balzane a vincere tutto, a Mateo a Madrid, che sostituisce Laso e lo fa con una squadra costruitagli in maniera infinta, piuttosto che ad Ataman che dopo un mercato sontuoso sente parlare (in realtà lo fa lui…) solo di “threepeat”.

Messina oggi allena una squadra che ha 9/10 giocatori che sono certezze in EL, ne attende un altro come Voigtmann ed ha 2 profili come Mitrou-Long e Tonut che promettono assai bene, ma come ogni club ha delle domande che possono al momento trovare risposte positive o negative soltanto al momento del verdetto del campo. Però affrontare queste domande con al timone uno come Ettore resta un vantaggio che molti vorrebbero avere.

Ed allora sì, Milano tra le favorite, magari con una concentrazione maggiore sull’obiettivo Final 4 accettando di lasciare qualcosa prima, come insegnano l’Efes recente piuttosto che Cska, Real o Fener rispettivamente nel 2019, 2018 e 2017. E se arrivi alle F4 è chiaro che l’obiettivo non possa che essere l’argenteria pesante.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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