La classe di Pablo Laso: Sto bene, voglio allenare ma dopo 11 anni posso solo essere riconoscente al Real

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Pablo Laso ha parlato in pubblico per la prima volta dopo il problema di salute che è stato alla base della fine del suo rapporto col Real Madrid.

Pablo Laso, al via della quarta edizione del suo “training camp” con Gigantes come patrocinatore, ha parlato alla stampa per la prima volta dopo il problema fisico che si è chiuso con la fine della sua avventura al Real Madrid (qui la ricostruzione scritta di Marca).

Apertura sul successo del suo camp ma poi ovviamente si è passati al tema della separazione dal Real Madrid.

«Non so come vi vedete, ma sto abbastanza bene».

«Ho avuto un infarto ma grazie alla rapidità del medico del club che mi ha mandato subito in ospedale per gli esami possiamo parlare di un “piccolo infarto” come me lo ha descritto qualche medico».

«Sono entrato in ospedale la domenica, mi hanno applicato un catetere arterioso e mi hanno dato la possibilità di uscire il giorno seguente».

«Ho un cuore con una funzionalità perfetta, senza cicatrici e senza conseguenze. Quando si parla di infarto e di gente che sta in ospedale per 5 o 7 giorni, diciamo che ho avuto la fortuna che dopo 7 giorni stavo già allenando».

«Voglio ringraziare Miguel medico della squadra, che mi ha trattato dall’inizio, e tutti quelli che mi hanno seguito».

«Non c’è storia aggiuntiva a quello che vi sto dicendo perchè sto abbastanza bene».

«Ovviamente non sono più allenatore del Real Madrid. Dopo 11 anni nel club posso essere solo riconoscente al presidente, al direttivo ed ai tifosi, per me importantissimi. Ho avuto la fortuna di lavorare in questi anni con uno staff magnifico: a tutti loro dico che sono amici oltre che colleghi e lo dico con orgoglio».

«Per me è stato un privilegio poter rimanere in questo club e ringrazio per avermi permesso di fare ciò che amo di più, cioè allenare, e farlo in un club del livello del Real».

Partono le domande dei giornalisti.

Sulla stagione prossima…

«Non sto cercando una squadra da allenare. Voglio allenare? Sì, ma non lo farò tanto per fare. Per come sono fatto mi piacerebbe un progetto secondo lamia passione. Oggi siamo qui, in un campus che mi piace. Allenare mi piace, è la mia vita, è il mio lavoro? Nessun dubbio ma non vuol dire che stia cercando dove allenare domani. Spero di aver una nuova opportunità e che questa mi trasmetta il piacere che ho sempre avuto».

Su come abbia vissuto il fatto che parte della sua famiglia abbia saputo dell’infarto attraverso la televisione…

«Potresti rispondere tu stesso, non è gradevole. Non mi è piaciuto ma non gli dò troppa importanza. I dati medici sono confidenziali, come sai, e già mi espongo abbastanza oggi spiegando come sto. Ovviamente però non farebbe piacere a nessuno».

Sulla decisione del Real: solo medica?

«Mi fai una domanda che è solo per il Real. Ciò che penso è che se erano così preoccupati per me avrei gradito che mi dessero le informazioni mediche che avevano… Ho avuto la fortuna che la gente che mi ha curato mi ha dato la certezza che sono una persona abbastanza… normale».

Sulla fine del ciclo a Madrid: meritava un altro finale invece di un comunicato?

«Sono un allenatore di pallacanestro. Ciò che mi avrebbe fatto più piacere è avere una grande squadra per la prossima stagione, a parte come si è conclusa quella passata. Che il Real possa prescindere da me lo capisco, lo accetto. Quanto è un ciclo? 11 anni, 5, 25? Non lo so, può essere di 3 mesi. Non dò tanta importanza a questo. Ciò che mi intristisce è che Pablo Laso non allenerà il Real Madrid l’anno prossimo».

Sulla differenza della considerazione del suo stato di salute tra il club ed i suoi medici personali, se si può prefigurare come un tradimento, e sulla forma di rescissione del contratto che durava sino al 2023…

«Abbiamo rescisso, di mutuo accordo: quando mi hanno detto che non avrei più allenato ho preferito rescindere».

«Le informazioni mediche che ha il Real non le conosco. Ho le mie. Non so se sia un tradimento, mi piacerebbe che me le passassero… Mi fido ovviamente delle mie informazioni sulla mia salute».

Domanda secca: ha un nome proprio la tua uscita dal Real?

«Sì certo, il primo è Pablo Laso… Magari ci sono persone ma sopra le persone c’è sempre il club».

Nella sicurezza di poter allenare, se c’è stata un’offerta da parte del club sulla possibilità di attendere un certo periodo di tempo…

«La mia priorità è la salute. Se domani avessi la partita del secolo e rischiassi qualcosa non allenerei, lo farei io prima che mia moglie mi desse una legnata in testa. C’è una persona che ha spiegato il tutto al meglio ed è JC Carroll: la decisione deve essere medica, sua e della sua famiglia».

«Ci sono lavori più importanti dell’allenatore. Un esempio? Il pilota di un aereo, perchè se saliamo su quell’aereo vogliamo che il pilota stia bene».

«Non ho avuto alcuna offerta formale dal club per attendere del tempo».

Sulla sensazione che la decisione sarebbe stata presa indipendentemente da ragioni mediche…

«E’ una domanda per il Real. Dal comunicato credo siano solo ragioni mediche, il resto sono congetture che non mi piacciono, è la mia sensazione».

Delle sensazioni personali su un eventuale pretesto…

«Dopo aver vinto la Liga la mia sensazione è che abbiamo fatto una buona stagione. Il Real è quello che decide, le mie sensazioni non contano. Ero pronto per allenare anche in finale, ho scelto di non farlo perchè ho pensato fosse meglio per la squadra: capisco bene che il Real possa prescindere da me, non capisco le altre ragioni».

La reazione alla nomina di Chus Mateo e quella dei giocatori alla sua uscita…

«I giocatori mi hanno reso orgoglioso perchè mi hanno dato valore come persona. Mi hanno emozionato. Chus? Se non alleno io non mi preoccupo chi lo allena. Ho rispetto ed affetto per Chus, costruito negli anni, e gli auguro il meglio».

Su un possibile futuro ritorno al Real…

«Si dice che si torna a casa per Natale, come non vorresti tornare se è casa tua? E’ una domanda facile e difficile. Il Real è casa mia, il mio club, dove ho amici, non cambierà mai ovunque io alleni…».

Sulla Nazionale…

«La Nazionale ha un grandissimo allenatore e tutta la storia della “seleccion” lo dimostra. Mi piacerebbe? E’ una domanda da bar…».

Su come ci si sente dopo 11 anni al Real indipendentemente dal l discorso sportivo… E sulle voci dalla Stella Rossa…

«Mi ha sorpreso la voce da Belgrado perchè non ho avuto alcun contatto. Il mio agente mi ha confermato la sorpresa».

«Ripeto che l’unica cosa che mi dà fastidio è a livello personale. Il resto è la storia degli allenatori, normalmente ti buttano via…».

Sui rapporti col club di oggi?

«Com’è finita? Male? No. Ho amici che restano come ho detto».

Futuro: Liga, estero, Eurolega?

«Non posso risponderti. Non ho idea dove possa essere».

Sul progetto futuro…

«Chiaro che ci siano progetti che mi piacciono ed altri no, visti da fuori. Non è facile sapere appunto da fuori. Vorrei allenare con la stessa passione che ho avuto al Real. Non voglio che l’ansia di allenare si ponga dinnanzi a questa passione».

Sul non aver utilizzato Thompkins e heurtel come motivo di tensione eventuale…

«Sarebbe assurdo parlarne, gli allenatori devono prendere decisioni. A chi mi dice che con Heurtel avremmo vinto l’Eurolega dico che senza Heurtel non l’abbiamo vinta e con lui non avremmo giocato la finale. E non è parlare male o bene di Thomas, è la realtà. Ho preso decisioni pensando la bene della squadra al di sopra di ogni persona. Come ho fatto decidendo di non allenare in finale di Liga».

Sui rapporti col GM Juan Carlos Sanchez…

«Sul mio capo, o meglio mio ex capo, dico che si possono aver opinioni differenti. Tu vai sempre d’accordo col tuo capo? No. Dentro una squadra, ti piaccia o meno, la produttività della squadra dev’essere la priorità, e non avremmo vinto 22 titoli senza quella».

Sulle due settimane tra la finale e… la fine.

«Stavo recuperando dopo uno sforzo importante. Avevo contatti con Alberto Herreros su come rinforzare la squadra. Quel famoso lunedì in cui sono emerse le voci dell’addio? In realtà ero stato informato qualche giorno prima, mercoledì o giovedì».

Sui molti amici al Real: ma ci sono anche nemici?

«Per come sono fatto non ho nemici. Non mi piace non ne ho voglia. Sono orgoglioso degli amici. C’è gente che vuoi mettere da parte nella tua vita? Succede a tutti. E chi metto da parte non è mio nemico. Se qualcuno mi crede nemico non riguarda me. Per tornare a casa per Natale vorrei sapere cosa c’è a cena, è certo».

Sul fatto che abbia uno scritto che autorizza ad allenare?

«No, non ce l’ho. Sei un giornalista: hai uno scritto di un medico che ti dice che puoi svolgere la tua professione? Non credo sia questo il problema».

Sulla nuova vita…

«Sto molto bene. Di solito in estate si cerca di disconnettersi, per me era difficile, si parlava sempre di nuovi acquisti etc. Oggi non ho quegli obblighi per la nuova stagione. I miei famigliari sono felici di vedermi senza partite e viaggi, ma io continuo a guardare partite».

Sulla reazione dei tifosi contro la decisione del club…

«Sono orgoglioso di tutto questo rispetto, mi ha emozionato».

Su un eventuale conversazione con Florentino Perez…

«Non ho parlato di persona col Pres, ma l’ho scritto al telefono e ci siamo fatti gli auguri reciproci per il futuro. Ho un buon rapporto con lui».

Sull’eventualità che questa fine del rapporto col Madrid possa pregiudicare il suo futuro in un altro club…

«Può pregiudicare di più questo o che io perda 30 partite di fila?».

Ancora sul futuro ed un possibile interesse a ruoli da DS o da assistente…

«Mi stai offrendo un lavoro? Non so, io sono un allenatore, è quello che voglio fare, è la mia vita… Può succedere altro, anche fuori dal basket, ma ripeto che voglio allenare. Assitente? E’ allenare, perchè no…».

La netta impressione dopo questa conferenza è che la leggenda madrilena ne esca nel modo migliore possibile una volta di più. Non una parola fuori posto, la capacità di esprimere tutta la sua riconoscenza al club senza dare peso alle congetture

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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