Pochi volti nuovi, zero voglia di rischiare: il mercato di Eurolega ed un ricambio preoccupante

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Eurolega alle prese con un mercato che da un lato è attivissimo mentre dall’altro presenta un numero di novità e distrazioni accattivanti molto vicino allo zero.

La domanda più frequente che gli operatori di mercato e gli addetti ai lavori si pongono in questo momento è sempre la stessa: «Ma la squadra X è migliore rispetto alla versione della stagione appena conclusa dopo le operazioni di mercato che ha portato o sta portando a termine?»

La risposta più comune? «Non lo so ed ho dei dubbi, anche perchè il giocatore Y o quello Z hanno un anno in più e si avvicinano a fine carriera…»

E’ proprio così perchè a guardare bene gli uomini che spostano sono sempre gli stessi ed è su questi che si svolgono le mosse ritenute più importanti dalle dirigenze varie.

In fondo, a guardar bene, solo di spostamenti di equilibri si tratta, con ben poche situazioni definibili di reale cambiamento.

Injury report

Il Chacho lascia Milano (ci sta un punto di domanda fino all’ufficialità) per Madrid, Vesely passa dal Fener al Barça, Pangos arriva sotto la Madonnina da uno Zenit che era già ambiziosissimo, Will Clyburn “deve” rinunciare al rinnovo al Cska e lo fa in direzione di un’altra superpotenza, Nando De Colo tiene con un po’ di fiato sospeso la sponda asiatica del Bosforo, Voigtmann è deputato a sostituire Mitoglou, Brandon Davies si sposta dalla Catalunya alla Lombardia e tanti altri saranno i movimenti di questa portata, ma sempre riguardanti uomini che ormai queste latitudini le frequentano da anni.

E molto spesso, quasi sempre in questi casi, si parla di gente ben oltre i 30 anni, parecchi nella fase discendente della propria traiettoria agonistica.

Perchè un altro problema tanto palese quanto preoccupante è legato appunto all’età di questi giocatori.

Gigi, Nando, Chacho, Milos, Kyle, Jan, Rudy, Sergi, MJ, Nik, Will, Fabien, Kostas, Nikola, Cory, Daniel, Toko e tanti altri,: non servono i cognomi, li conosciamo ormai per nome, sono quelli che dominano questa manifestazione e lo fanno ormai da anni, taluni da oltre un decennio. Francamente si vede ben poco all’orizzonte a livello di ricambio a questi livelli.

Giocatori determinanti entro la soglia dei 30? Larkin e Micic, Tavares e Yabusele, Guduric e Wilbekin, Kevin Punter, Vezenkov, Shields e forse qualcun altro che sfugge poiché in realtà deve ancora dimostrare di esserlo. Non si arriva a 10 nomi su un totale di circa 270 componenti dei vari roster.

Ventenni o “youngsters” di impatto? Jokubaitis, ormai 22 enne, e null’altro, se non qualcosa di potenzialmente interessante come Blazevic che viene rilasciato… Wembanyama? Altro pianeta, ma addirittura a rischio prossima partecipazione (va a Parigi?) prima di abbandonarci per un draft che lo vedrà molto in alto.

Vogliamo andare oltre e parlare di allenatori? Forse ancor più netta la situazione. Gli ultimi 10 vincitori (9 stagioni concluse)? Bartzokas, Blatt, Laso (2), Itoudis (2), Obradovic ed Ataman (2). Aggiungiamoci Messina, altro maestro del pino, piuttosto che Sergio Scariolo, ulteriore guru, e verifichiamo con pochi dubbi come se si vuol vincere l’Eurolega non si possa uscire da un ristretto giro di Coach che sono certamente fenomeni ma ai quali non si è in realtà affiancato nulla di nuovo. Jasi è un Coach giovane, ma certamente non lo possiamo considerare alle prime armi vista l’esperienza a tutti massimi livelli da giocatore in giro per l’Europa.

Ed anche senza guardare alle sole squadre competitive per il successo finale, l’aria che tira è sempre la stessa. Un timido tentativo, un raggio di possibile luce nuova? Dusan Alimpijevic, sulla panca della Stella Rossa mostrando ottime cose a soli 31 anni, ma travolto dal “risultatismo” ed allontanato a maggio 2018. Quello che sarà lo ha poi fatto vedere con una straordinaria stagione alla guida del Bursasopr dei miracoli giunto in finale di Eurocup quest’anno. Ma no, per l’Eurolega non era pronto, come non era pronto quel Martin Schiller che ha guidato alla grande lo Zalgiris fino al limite della zona Playoff per poi esser esonerato con una decisione tra le peggiori dell’intero ventennio della manifestazione continentale.

Eurolega | Eurodevotion

Ciò che francamente stupisce di più è che stiamo parlando di una lega con la maggior parte delle squadre in possesso di licenze pluriennali che permetterebbero di programmare senza essere legati alla logica del solo risultato. Si potrebbe investire sul futuro almeno a medio termine, rischiando qualcosa ed inoltre conciliando il tutto con quell’esigenza di autosostenibilità che oggi è realtà solo per pochissimi club e certamente non per quelli che arrivano in fondo.

Perchè non lo si fa? Lo abbiamo chiesto proprio di recente, durante l’ultima puntata stagionale di AREA 52, ad uno dei migliori, se non “il migliore”, nel ruolo di dirigente di club europeo, ovvero Maurizio Gherardini, uno che ha ricoperto ruoli di massima importanza anche in NBA essendo parte della costruzione di un sistema che anni dopo si è rivelato vincente come quello dei Raptors.

«Ciò che succede è la conseguenza del quadro globale di mercato dove la NBA col suo perdurante successo, con condizioni sempre più interessanti anche a livello di G-League per i giovani prospetti, raccoglie sempre più talento ovunque e lo fa con sempre maggior precocità. Automaticamente i grandi club, riferendomi principalmente ai grandi allenatori che sono i “driver” della macchina che si costruisce, preferiscono il prodotto già pronto e vaccinato. I potenziali rischi, anche se calcolati, non sono mai sufficienti per poter sviluppare del talento che possa essere messo in movimento. Anche perchè spesso succede che se prendi giocatori nel loro “prime time” è sempre più difficile trattenerli dopo una grande stagione di EL. E’ sempre più difficile costruire progetti che durino negli anni e la prima condizione di ogni trattativa con questi profili è la clausola di uscita verso la NBA stessa. Una volta era diverso, oggi la continuità è difficilissima e solo i grandissimi club, con risorse superiori alla media, talvolta ci riescono. Non è quindi frequente vedere nomi veramente nuovi nella dimensione di top club di Eurolega».

Tutto vero e molto logico. Il problema però resta.

David Blatt, sempre ad AREA 52 diverse settimane fa, richiesto di un parte proprio sulla mancanza di ricambio rispetto ai grandi di oggi, che sono gli stessi di quando lui vinse la manifestazione europea nel 2014, fu molto chiaro: «I giovani sbagliano ad andare subito in NBA. Preferirei un percorso alla Ginobili, cresciuto qui e che ha attraversato l’oceano dimostrandosi pronto per quel livello quasi da subito».

Ed anche qui ci pare tutto estremamente lineare e condivisibile, ma all’orizzonte non si vede come invertire la tendenza.

Tutto quindi riconducibile ad una sorta di voracità senza limiti da parte della NBA? Certamente è la ragione principale, ma visto il livello di diversi giocatori circolanti in tanti club, perchè non aprire le porte a profili provenienti ad esempio dall’inesauribile serbatoio di talento dei Balcani piuttosto che a quei paesi europei che offrono nuovi prospetti con più frequenza rispetto al passato?

Sedersi attorno ad un tavolo con la NBA ed affrontare il problema cercando una soluzione che non si limiti alla semplice questione delle clausole di uscita, che tra l’altro di recente hanno riempito le casse di alcuni club in maniera importante (vedi Real coi casi Campazzo, Garuba e Deck per citare solo i più vicini), dovrebbe essere una delle problematiche primarie che l’Eurolega deve affrontare poiché altrimenti si rischia di diventare una lega di sviluppo senza in realtà goderne dei privilegi.

Esempi? Vedere uno Dzanan Musa che per riprendere il proprio percorso in carriera deve andare a Lugo siamo certi che sia la cosa migliore per questa Lega? Così come magari il caso di Petrusev, MVP di ABA Liga poi subito sparito dalle rotazioni dell’Efes: indipendentemente dal valore del giocatore, che deve ancora dimostrare tanto, siamo così sicuri che molti dei pari ruolo visti meritassero maggior esposizione del serbo?

Se non fosse chiaro, il parere personale è che un Nikola Djurisic o un Bassala Bagayoko, come tanti altri talenti ammirati durante la recente NEXT GEN, dovrebbero essere parte delle rotazioni già oggi in EL.

Sognare un club che si presenti al via con un roster formato da almeno quattro giovani prospetti di grande talento, altrettanti profili provenienti dal sommerso NCAA (anche Div 2) ed un gruppo di giocatori di maggior esperienza in grado di accompagnarli nella giungla di questa manifestazione è così impossibile visto, come detto sopra, che non vi è per molti l’obbligo del risultato?

I vari Chacho, Kyle, Rudy, Nando etc sono grandissimi che abbiamo apprezzato, apprezziamo ed ameremo sempre alla follia, ma visto che ogni stagione li avvicina sempre più al capolinea, vorremmo anche essere certi che che ci fossero dei degni sostituti. Oggi i dubbi che possa accadere sono veramente tanti.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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