Fisicità, energia, preparazione: il Real surclassa il Barça ed è 2-1

alberto marzagalia
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Real nettamente superiore anche nel terzo episodio di finale in Liga Endesa. La squadra di Laso, guidata da Chus Mateo per le note ragioni, domani potrebbe conquistare il titolo.

81-66 ma forse il punteggio dice addirittura poco rispetto a quanto visto in campo ieri sera al Wizink Center, che poi rispecchia fedelmente i primi due episodi del Palau, dove solo quella casualità che è tipica di alcune fasi del basket ha permesso ai blaugrana di restare sportivamente vivi sull’1-1.

Va detto che non è stata una partita travolgente per qualità: di spettacoli migliori queste due squadre ne hanno offerti parecchi altri, anche in stagione. Se una delle discriminanti per valutare la qualità cestistica di una gara è quella della ratio assist/perse, ecco che un 11/12 madrileno ed un terribile 14/19 catalano ci dicono tanto.

Le palle perse ed i rimbalzi hanno scavato un profondo solco tra le due squadre, ma quanto visto va ben oltre i numeri. Jasi col volto rassegnato, tranquillo oltremodo, quasi razionalmente consapevole della differenza attuale rispetto ai rivali è l’immagine che si accompagna a quel Mirotic con lo sguardo perso nel vuoto che ad un certo punto della gara chiede al suo Coach di togliere i titolari perchè non ne hanno più.

Quattro quarti vinti dal Real, +7 a metà gara, un unico momento didifficoltà sul 55-50 che pareva poter dare qualche speranza al Barça: nessun problema, parziale di 6-0 e tutto che torna perfettamente in controllo per Mateo ed i suoi uomini.

Yabusele e Deck sono in copertina, come immagini di una squadra che si dimostra tale anche non giocando un basket offensivo di alta qualità. Le finali sono così, i madridisti lo sanno e le interpretano al meglio facendo ciò che serve.

E’ ovvio che una finale sul 2-1 non si possa definire chiusa, ma gli indizi sono tanti, forse troppi, e tutti portano nella direzione di Cibeles e della sua fontana.

Gara 1 era stata recital della “casa blanca”, in gara 2 Mirotic aveva deciso che non poteva finire con un’asfaltata, ieri sera è stata la semplice conferma di tutte le sensazioni che abbiamo dalla prima palla a due.

69 tiri “blancos” contro 50 “blaugrana” sono un’enormità soprattutto se si pensa che gli ospiti hanno avuto percentuali migliori: 58% e 37% rispettivamente da due e da tre, contro il 59% ed il 24%.

Di solito in questi casi si parla di squadra più preparata: la traduzione è energia, fisicità debordante come nel caso dell’impatto di Yabusele, difesa che ne è conseguenza ed attitudine alla lotta, vista solo da un parte.

Il Real sta peggio a livello di infortuni, è assolutamente decimato, tuttavia è nella serie al 100%, contrariamente ai rivali del tutto assenti. La valutazione di 91-59 è altro dato chiarissimo.

Jasikevicius manda un messaggio ai suoi, condito da una bugia finale che si può definire doverosa: «E’ il momento di dimostrare carattere, è il momento di lottare per la nostra vita sportiva e capire che la vittoria passa da rimbalzi, palle perse e dal prossimo possesso che sarà sempre il più importante. Ogni partita fa storia sé e lo abbiamo dimostrato in gara 2 dove siamo stati molto solidi». Eccola la bugia, solo un Mirotic eccelso li ha tenuti nella serie, insieme a quella casualità, che può essere banalmente tradotta in tre errori abbastanza clamorosi della terna arbitrale.

Chus Mateo è molto chiaro: «Siamo una squadra dura e non smetterò mai di esserlo. Cuore ed attitudine di oggi sono stati difficile da pareggiare per un Barça che resta uno squadrone con quasi tutti i giocatori che possono fare la differenza. Una delle immagini è rappresentata da Gaby Deck, infortunatosi al quadricipite in gara 2. Gli ho chiesto se poteva giocare e lui mi ha risposto “Sei matto Chus, è una finale, non me la perderei per nulla al mondo…”. Siamo 2-1 ma ci manca una W».

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Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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