Milano stende la Virtus in gara 6 e diventa campione d’Italia! I playoffs perfetti dell’Olimpia

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L’Olimpia Milano è campione d’Italia! Una frase che i tifosi biancorossi aspettavano da qualche anno e che finalmente è arrivata. Agognata, ma anche meritatissima.

Poteva essere una gara 6 delicata e ricca di tensioni per i padroni di casa: niente di tutto questo. La squadra di Messina scende in campo in modo perfetto con la mentalità dei giorni migliori e comanda la gara dal primo secondo fino all’ultimo non dando mai l’impressione di poter farsi sfuggire la partita dalle mani.

Il risultato finale di 81-64 è anche bugiardo alla luce di un quarto quarto che praticamente è solo garbage time. Gli ultimi 10 minuti, infatti, sono tripudio per tutto il Mediolanum Forum che è stato grande protagonista di questa serie essendo stato un fattore e avendo reso la propria casa, di fatto, un fortino.

Vediamo quali sono state le chiavi dell’incontro (in realtà molto poche) con già qualche valutazione verso un bilancio finale.

Gara 6 è dominio Olimpia: la voglia di vincere biancorossa

Non c’è stata storia né partita. Da gara 6 ci si potevano aspettare diverse cose: la Virtus dopo gara 5 poteva aver preso fiducia e probabilmente aver ritrovato anche la speranza di poterla ribaltare. Allo stesso modo per l’Olimpia ci poteva essere un po’ di tensione per il fatto di sapere di non poter sbagliare perché tornare a Bologna per gara 7 sarebbe stato drammatico.

Ecco, l’Olimpia prende tutta quella tensione e la trasforma in energia positiva, giocando una gara al limite della perfezione in cui veramente ha sbagliato poco o nulla. Facendo vedere tutto il gap che in questa serie playoff c’è stato rispetto agli avversari.

Il parziale del primo quarto è già tonitruante con l’Olimpia che in difesa abbassa la saracinesca e in attacco produce un’ottima pallacanestro approfittando di una retroguardia virtussina disattenta. Ma l’attacco di Messina muove bene la palla, sfrutta bene ogni vantaggio ed è in fiducia.

L’Olimpia va anche sul +16 e riesce a contenere l’unica reazione d’orgoglio bianconera che avviene nel secondo quarto fino ad arrivare al -5. Poi al rientro dagli spogliatoi la Virtus non ne ha più; l’Olimpia gioca un terzo periodo in stile Golden State Warriors per parziale e per intensità, e di fatto la partita finisce già a qualche minuto dalla fine dei primi 30 minuti. Il quarto quarto è puro garbage time.

Una gara 6 dominata in lungo e in largo che sancisce tutta la qualità e la volontà che Milano ha messo in questa serie meritando profondamente questo titolo.

Virtus, una finale in chiaroscuro, ma rimane una grande stagione

Della prestazione virtussina in gara 6 c’è poco da dire: probabilmente la squadra ha pagato molto lo sforzo fisico e mentale di gara 5. Contando che già Bologna era parsa parecchio stanca nelle gare precedenti.

Ecco, questa sera la Segafredo è sembrata proprio sfinita sia a livello fisico che mentale, ma sappiamo che queste cose spesso avvengono insieme. L’impressione, come già è stato evidenziato, è che dopo la vittoria d’EuroCup arrivata in data 11 maggio, la Virtus abbia vissuto un senso d’appagamento e abbia abbassato il proprio livello d’attenzione.

Ci sta, è umano abbassare il proprio livello di concentrazione quando si raggiunge un grande obiettivo. L’impressione poi è che il calo sia stato evidente anche a livello fisico al termine di una cavalcata europea che è stata molto lunga.

E tutto questo è stato evidente nelle 6 gare giocate in questa finale Scudetto. Le due vittorie sono state più dettate dall’orgoglio e da quello che era rimasto nel serbatoio, più che da una reale forza che avrebbe potuto portare il gruppo fino in fondo. Ci si è aggrappati tanto a Shengelia, attestato che praticamente tutti gli altri fisicamente non stavano bene. Chi in maniera evidente (Weems su tutti, poi Cordinier e Jaiteh) chi in maniera più celata ma molto presente (Teodosic, Belinelli, Hackett con annesso infortunio, eccetera).

Ogni stagione sportiva è fatta a sé e quest’anno la Virtus è arrivata in condizioni fisiche molto diverse da quelle dello scorso anno. Probabilmente non si è giocata la finale come si avrebbe voluto: i rammarichi ci sono e non saranno nemmeno pochi. Ma questo non deve fare dimenticare la grande stagione fatta dai bianconeri dove sono stati vinti due titoli di cui uno che ha coronato il grande obiettivo stagionale: il ritorno in Eurolega.

Da qui ripartirà la Virtus verso la prossima stagione in cui le ambizioni saranno ancora innalzate, e di molto.

Olimpia Virtus Melli Shengelia

La cavalcata playoffs perfetta di Milano: complimenti all’Olimpia!

Dopo la delusione dell’eliminazione ai playoff di Eurolega per mano dei futuri campioni dell’Efes, Milano si è compattata ed ha fatto una cavalcata playoffs straordinaria e soprattutto fatta di un’ottima pallacanestro.

Un’eliminazione europea che sapeva molto di beffa alla luce dei tanti infortuni che non hanno permesso a Milano di giocarsela alla pari contro i turchi. Poi, piano piano, sono tutti rientrati nei ranghi (tranne Delaney) e Milano ha alzato notevolmente il livello della propria produzione in campo.

Il tempo extra avuto per lavorare in palestra si è visto tutto ed anche le serie impegnative ma non probanti al massimo livello contro Reggio e Sassari hanno permesso di provare tante cose e di mettere quei solidi mattoncini che poi hanno permesso la costruzione di un muro granitico in finale Scudetto.

Sì, perché alla vigilia della finale Milano è arrivata in modo perfetto dal punto di vista fisico, mentale e tattico. In difesa l’Olimpia è stata quella dei tempi migliori come nelle grandi notte di Eurolega (quella del Palau o della Ulker Arena per capirci), ma questo ce lo si poteva anche aspettare.

Quello che ha sorpreso è stata la qualità della produzione offensiva che è cresciuta esponenzialmente nell’ultimo mese. E’ stato questo a fare la differenza oltre alle performance dei singoli di cui avremo modo di parlare anche successivamente.

In attacco Milano ha saputo trovare una letalità estrema dal pick&roll centrale, ha saputo sfruttare i vantaggi presi dagli 1c1, ha trovato interpreti diversi e variegati in ogni partita e, appunto, è riuscita sempre a coinvolgere tutti. Questa è stata la forza di Milano: essersi compattata in maniera incredibile ed essere stata un gruppo unitissimo, oltre ogni avversità.

La coralità unita a una mentalità dura come l’acciaio e a una voglia di vincere che è stata clamorosamente forte. Questo è stato il segreto milanese oltre a tutte le componenti tattiche. Quindi, ora, non c’è nient’altro da dire se non fare nuovamente i complimenti all’Olimpia Milano!

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