Commento gara 5: Shengelia oltre la febbre, i ritorni di Jaiteh e Cordinier, la serata no di Shields

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Ci vorrebbero fiumi di inchiostro per commentare quello che è successo in gara 5 delle finali Scudetto tra Virtus Bologna e Olimpia Milano: sia per le cose legate al campo sia per quelle extra campo. Ma, di queste ultime, a chi scrive, non importa proprio nulla e parlarne a profusione non fa altro che avvelenare ancora dei pozzi già ampiamente inquinati.

Torniamo quindi subito al gioco. Per la Virtus era importantissimo portare a casa questa vittoria non tanto nell’ottica vittoria finale (difficile obiettivamente pensare che i bianconeri possano battere per tre volte consecutive la squadra di Messina), ma per vendicare l’orgoglio ferito. La Virtus vista al Forum è stata lontana anni luce dalla sua versione migliore e troppe cose non hanno funzionato: quelle due larghe sconfitte sono state difficili da digerire soprattutto per come sono arrivate, per quello che si è visto in campo.

In gara 5, quindi, l’imperativo era ritrovare il fuoco negli occhi e ritrovare, oltre alla vittoria, anche quella incisività che sembrava perduta. Insomma, chiudere 4-1, nonostante una stagione positiva, sarebbe stato più che amaro. Ora le vu nere, invece, in un certo senso “hanno la coscienza a posto” (prendete queste parole con mille pinze, senza fraintenderle) verso sé stessi e verso i propri tifosi (perdere due volte in casa avrebbe fatto male).

Ora, invece, questa vittoria ridà anche morale e speranze al popolo bianconero: giocare alla morte gara 6 per poi andare in gara 7 dove, si sa, tutto può succedere. Insomma, il peccato commesso da Milano è stato quello di ridare agli avversari la speranza e quella può essere un cattivo affare.

Virtus Olimpia Shengelia
La stoppa decisiva di Shengelia su Shields

Sì, perché per Milano forse era decisivo chiudere la questione a gara 5. Assestare il colpo decisivo mentre la vittima era ferita e non farla rivitalizzare: forse, a pensarci bene, un po’ di killer instinct è mancato alle scarpette rosse. Quella fame sulle palle perse, quell’energia costante in ogni azione di gioco, quella brillantezza nelle scelte figlia di un’ottima condizione fisica e mentale: tutte cose che avevano portato meritatamente l’Olimpia sul 3-1 e che stasera, in parte, sono mancate per dare la spallata finale alla serie.

Anche perché le prestazioni individuali sono state buone. Melli è tornare ad essere molto importante in attacco (20 punti con 14 tiri liberi guadagnati), Rodriguez si è finalmente sbloccato facendo una gara da 18 punti, Hines ha ricucito spesso gli allunghi virtussini con le sue rollate (15 punti) e Hall ha dato come al solito il suo contributo. Quello che è mancato è stato Shavon Shields: per lui 3 punti con 0/9 dal campo.

Dei dati che ci dicono ancora una volta di più quanto dalla prestazione di Shields dipenda la prestazione di Milano. Questo perché non solo spesso riesce a fatturare 15/20 punti, ma perché la sua capacità di battere spesso e volentieri l’uomo è la primaria fonte di creazione di vantaggi per l’attacco di Messina oltre al famoso pick&roll centrale. Se Shields è ingabbiato o semplicemente è in serata no allora tutta la produzione offensiva biancorossa ne risente.

E questo si è visto benissimo proprio in gara 5. Milano ha fatto enormemente più fatica in attacco rispetto alle gare precedenti al netto anche di certe sbavature virtussine (vedi i canestri facili concessi a Hines o gli errori da rimessa). Ma il fattore Shields ci dice anche quanto sia importante in questa serie il match-up tra ali piccole. Come ha sottolineato Scariolo anche in conferenza stampa, la Virtus si è ritrovata con Weems e Cordinier ben al di sotto della condizione fisica standard o necessaria, e quindi l’ex Baskonia ha potuto banchettare sulle loro difficoltà.

Questa sera Weems ha continuato a faticare, ma Cordinier ha giocato una partita di tutt’altro spessore. Come al solito granitico in difesa, ma questa volta è stato bravo a non farsi subito condizionare dai falli mantenendo una superiore lucidità. E poi finalmente si è visto in attacco: se la Virtus può contare sul suo apporto offensivo allora le cose cambiano parecchio. Lui, tanto quanto Shields, è uno di quelli che può creare vantaggi dal palleggio (quante volte ha iniziato lui l’azione sorpassata la metacampo? Tantissime) e contro una difesa ben posizionata come quella di Milano, è linfa vitale.

Per di più ha fatto tutto questo attaccando benissimo il ferro, sfruttando in modo positivo tutta la sua energia e mettendo a segno due schiacciate decisive negli equilibri della partita (soprattutto quella nel finale). Oltre a lui la Virtus ha ritrovato anche Jaiteh: primo tempo da 17 punti e 9 rimbalzi. Poi nel secondo si ferma, ma è più che sufficiente per indirizzare la partita: tutta un’altra presenza nei pressi del canestro rispetto alle prime 4 gare.

Infine, la solita grande certezza per le vu nere, ovvero Toko Shengelia. Nonostante la febbre e le difficoltà fisiche gioca un secondo tempo, di nuovo, da stella polare della squadra trascinando di fatto i compagni alla vittoria con la doppia giocata nei minuti finali: tripla e stoppata da cineteca su Shields. Il georgiano pare che a Bologna abbia ritrovato la qualità dei tempi migliori e sembra che con l’ambiente bolognese si sia creato proprio una sinergia speciale. A fine serata 15 punti per lui.

Ma in generale tutta la Virtus ha avuto un atteggiamento diverso: quello, appunto, delle serate migliori d’EuroCup. Perché chiaramente la condizione fisica del gruppo non è quella delle migliori, però l’altra condizione, quella mentale, se c’è, può sopperire a tante altre cose. E questa sera c’è stata.

Ora Milano dovrà essere brava a contenere l’onda d’urto bolognese, ricompattarsi e riprendere semplicemente da dove era rimasta. Se l’Olimpia sarà quella di gara 3 e gara 4 allora lo Scudetto è nelle sue mani; altrimenti si potrebbe parlare di una gara 7. Ci sarà un po’ di pressione addosso, ma quella pressione deve essere convertita in sana energia positiva dalla squadra di Messina, soprattutto sapendo di poter contare ancora sulla spinta del Forum.

L’altra grande domanda è se la Virtus, dopo lo sforzo fisico e mentale pagato questa sera, crollerà o meno proprio dal punto di vista fisico in gara 6, avendo visto già quali erano le condizioni precedenti.

Per tutto questo però non ci spetta che attendere gara 6, i cui presupposti sembrano essere altamente scoppiettanti. Il clima che aleggia è leggermente teso, ma quello che interessa a noi è solamente una cosa: il gioco! E quindi speriamo di vedere una grande gara 6 tanto quanto è stata bella ed emozionante gara 5.

(Credits photos: Virtus Bologna)

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