Real-Barça (G1): i Blancos guidati da Hanga e Deck sono da urlo, i blaugrana troppo molli e scarichi

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Difficile trovare nel panorama europeo qualcosa di meglio della finale di Liga ACB soprattutto quando va in scena l’ennesimo scontro tra Barcellona e Real Madrid. La squadra di coach Jasikevicius ha il fattore campo e deve a tutti i costi trionfare in terra nazionale se vuole riscattare una stagione che altrimenti sarebbe davvero deludente.

Ma le cose per i blaugrana non sembrano affatto andare bene. Il Real Madrid scende in campo con la faccia cattiva e con la voglia di vincere la partita dei campioni. I blancos scappano fin da subito e scavano poi un vantaggio talmente ampio da avere il lusso di amministrare per tutto il secondo tempo.

Il risultato finale di 75-88 è tripudio Madrid e enorme campanello d’allarme per i catalani. Proviamo ad entrare dentro le pieghe della partita con la nostra analisi in tre punti.

Il Real ha grande intensità, il Barça no: un primo tempo dal gap impensabile

L’equilibrio in campo dura pochissimo. Il Real fin da pochi minuti dopo la palla a due inizia a giocare una pallacanestro splendida soprattutto in attacco segnando la bellezza di 30 punti solo in un primo quarto in cui la costruzione dei tiri è stato pressoché perfetta e la realizzazione anche.

E tutto questo non è un dettaglio visti gli innumerevoli problemi in cabina di regia che avrebbero le merengues. Heurtel è fuori dalle rotazioni, Llull è ancora infortunato insieme a Williams-Goss e Abalde non è al meglio. Così il play della squadra è addirittura Adam Hanga con Deck e Causeur portatori di palla secondari. E, incredibile a dirsi, il playmaking madrileno è praticamente perfetto.

Controllo delle scelte inappuntabile da parte dei tre summenzionati a cui dedicheremo anche uno dei punti successivi. Poi sappiamo la differenza che può fare il Real anche sotto canestro con quel reparto lunghi che fa invidia a tutta Europa. La lotta a rimbalzo è nettamente blanca (38-30), ma la partita non è stata vinta solo lì: gli ospiti infatti hanno fatto tutto meglio rispetto ai padroni di casa.

In difesa sono stati puliti e precisi concedendo sempre poco all’attacco blaugrana che ha faticato enormemente a trovare buone soluzioni e, spesso, si è ritrovata a forzare dei tiri quando mancavano pochi secondi alla fine dei 24; vedere a proposito anche le 16 palle perse.

La marcia in più, però, il Real l’ha messa in attacco. Giochi alto/basso, ribaltamenti di campo perfetti, soluzioni personali, pick&roll giocati alla perfezione…veramente una pallacanestro di altissimo livello. E chi l’avrebbe detto a marzo/aprile quando il Real perdeva una partita dopo l’altra.

Oltre a questo, quello che ha fatto la differenza è parsa una condizione fisica nettamente superiore: lo si è visto a rimbalzo, nella ricerca delle palle vaganti e nell’esecuzione dei giochi. Molta più energia; nettamente di più. In tutto questo un applauso anche a coach Mateo Chus che, senza Pablo Laso, ha guidato benissimo la squadra. Chissà che a breve non possa avere la sua chanche da capo allenatore: le qualità pare le abbia.

Barça, è il momento di rialzarsi. Così non va

Chi scrive lo aveva detto più volte in primavera: allora il Barcellona era di gran lunga la migliore squadra d’Europa. Ora non lo è nemmeno lontanamente, e fa strano dirlo. Allora aveva aggiunto ad una difesa da manuale anche una buona fluidità d’attacco. Oggi non ci sono né l’una né l’altra cosa.

La squadra di Jasikevicius sono due anni che domina le stagioni regolari e poi quando c’è da ottenere i risultati balbetta puntualmente. L’anno scorso in Eurolega, quest’anno in Eurolega e rischia di farlo anche in questo finale di stagione in Liga Endesa.

L’impressione è che la squadra arrivi a questi appuntamenti stanca e con poca benzina nel serbatoio. Il Barça per tutto l’anno gioca ogni gara di stagione regolare sia in campionato che in coppa con la massima intensità per non lasciare nulla d’intentato sul campo, come richiede il suo allenatore. E tutto questo è molto meritevole.

Tuttavia, per arrivare in fondo e vincere, spesso è necessario spingere meno sull’acceleratore nelle partite di stagione regolare (che contano ovviamente, ma sempre il giusto), a costo di lasciare andare qualche partita. Se non lo si fa, il rischio è poi quello di arrivare a fare i conti finali da favoriti, facendo poi il tonfo più grande nell’impossibilità di avere la condizione giusta per chiudere il cerchio, come dovrebbe essere.

E’ una valutazione che va fatta e che magari è anche tardiva. Anche se sembra improbabile che Jasikevicius non sarà anche il prossimo anno sul pino del Barcellona.

L’impressione anche stasera è che il Barça non abbia difeso e attaccato male perché non lo sappia fare, ma perché non ne aveva. L’unico veramente in palla è stato il solito Nico Laprovittola, uno di quelli che quest’anno ha veramente buttato il cuore oltre l’ostacolo. Anche dallo stesso Mirotic, nonostante i 13 punti, è arrivata una prova incolore, dove le disattenzioni sono state troppe.

E’ solo 1-0, ma bisogna capire se fisicamente i blaugrana ne hanno abbastanza per reagire.

Deck, Hanga, Causeur: il trio delle meraviglie

Il Real sta bene, molto bene. Fisicamente la squadra di Chus corre e si muove come nei migliori momenti della stagione e lo fa nonostante i tanti problemi e le tante assenze. Oggi, purtroppo, abbiamo assistito anche all’ennesimo infortunio di Anthony Randolph il cui ginocchio ha fatto un movimento bruttissimo.

Il primo quarto è stato un clinic offensivo praticamente: spaziature perfette, circolazione di palla che meglio non si potrebbe e conclusioni altrettanto sontuose. Segnare 30 punti in un quarto al Barça, nonostante la condizione fisica avversaria, è cosa che hanno fatto in pochi.

Nella positività della prova di tutti gli interpreti sono brillati tre nomi su tutti: Hanga, Causeur e Deck. Nelle difficoltà generali del reparto guardie, proprio l’ex Barça si è preso sulle spalle la cabina regia e l’ha fatto magistralmente. Attacca benissimo dal palleggio, si crea ottime soluzioni personali, crea per gli altri ed è sempre pulitissimo nelle giocate. Con un atletismo che è quello dei tempi migliori.

Causeur, poi, è sempre il solito Causeur: quando c’è da vincere, lui c’è. A Belgrado era stato uno dei migliori dei suoi e anche stasera si è confermato come tale: cecchino letale e intelligenza cestistica come ce ne sono poche nel continente.

Poi c’è Deck che, se vuole, spesso è di un’altra categoria: la sua capacità atletica e di segnare in qualsiasi modo nei pressi del ferro lo rendono un rebus unico per le difese avversarie. Poi quando gli entra anche il tiro dall’arco diventa qualcosa di immarcabile. Era andato in NBA per un motivo.

Questi tre hanno segnato rispettivamente 15, 16 e 18 punti stasera. Sono in una forma splendida e se continuano così, le sorti di questa finale sono in buone mani per il Real.

Ora gara 2 diventa un’occasione ghiotta: il Real potrà giocare con serenità dopo aver strappato il fattore campo, mentre il Barcellona avrà tutta la pressione del caso per scongiurare un clamoroso 0-2. Chissà che…

(Credits photos: Real Madrid)

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