Il racconto di Gara 3 – La magia delle notti Olimpia, il rombo del Forum

Jean Claude Mariani
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Al Mediolanum Forum la vittoria dell’Olimpia è coronata da una serata di meravigliose emozioni

La mia prima volta nel palazzetto di Assago risale all’incirca otto anni fa, era un caldo, caldissimo, rovente 23 giugno. Anno di grazia, 2014.

Un anno che ai tifosi meneghini rapisce la memoria, si tratta dell’anno più indimenticabile degli ultimi trenta per i sostenitori biancorossi. L’anno della rivincita e della gloria, della rivalsa e della immensa gioia, del tripudio, dell’invasione di campo e dell’agognato trofeo alzato al cielo da Alessandro Gentile.

Quella in cui un giovanissimo me si presentava tra le mura della casa moderna dell’Olimpia, era quella Gara 5 che stava per infliggere un colpo pesante alle scarpette rosse. Quella stessa sconfitta che fu soltanto preludio delle prodezze di Jerrells al Palaestra e della fuga per la vittoria del Capitano nel giorno della eterna gloria.

Il kleos aphthiton degli antichi greci, quell’imperitura memoria che solo le notti da Olimpia sanno regalare.

Non voglio certo trasformare questo articolo in un pezzo amarcord, nè strappare lacrime gratuite a qualche lettore. La serata di ieri però, per il coinvolgimento e l’atmosfera con cui la gente ha lottato con la squadra, è davvero qualcosa che non si vedeva in questi termini proprio da quell’epopea d’oro.

Otto anni in cui l’attaccamento del popolo biancorosso è stato minato prima dalla disaffezione verso la dirigenza, poi dall’infingardo avvento del Covid, hanno ritrovato nella serata di ieri l’incredibile occasione di dar vita ad una grande festa biancorossa.

Il clima è stato sensazionale, come ha riconosciuto lo stesso coach Messina in sala stampa.

 Un bellissimo pubblico. In tutti i momenti difficili ci ha sostenuto e questa è la grande differenza. Sentirti spingere così aiuta a ritrovare fiducia. Spero avremo tante serate così in futuro, sia nel finale di stagione, che per le prossime annate. 

Il pubblico è stato caldissimo, sin dalle presentazioni dei giocatori il boato del Forum è stato tonante.

L’inizio, favorevole ai biancorossi, è un continuo esaltarsi ed esaltare la folla, un processo osmotico che esplode a ogni canestro, a ogni recupero. Un’atmosfera galvanizzante.

Il tutto è reso ancor più elettrizzante dalla corposa e rumorosa presenza dell’impavido contingente virtussino, lodevolissimo per passione e attaccamento, che ingaggia gagliardamente una guerra ai decibel con il resto del “muro rosso” del Forum. La maggioranza è però spesso soverchiante e ogni coro dei fan delle VuNere viene inondato e ricoperto dai fischi biancorossi.

Un botta e risposta degno della più grande rivalità d’Italia, che si accende e si realizza anche nel duello sano tra tifoserie.

Non è un caso che questa passione torni dalle parti del Forum così forte oggi, proprio come fu quando un’altra delle grande rivalità percepite giungeva al suo culmine ed insieme al suo canto del cigno, otto anni fa. Non è un caso che l’attuale rivalità abbia tutto il potenziale per diventare una delle più grandi dicotomie della storia del basket italiano.

Poi ci sono le istantanee, quelle momenti quasi sovrannaturali che tingono di storia notti come queste, che, come diceva il maestro, sono fatte della stessa sostanza dei sogni.

I recuperi, le giocate del parziale iniziale nel crescendo del pubblico, ma soprattutto, un’incantevole no-look del Chacho in transizione che spedisce il tagliante Gigione ad inchiodare sul ferro.

Le stoppate clamorose di Kyle Hines, che esemplifica il titanico sforzo di intensità biancorossa, il DPOY di Eurolega cancella più volte con i suoi zompi imperiosi i tentativi dei lunghi avversari.

Una notte da Olimpia, di grande grinta e sacrificio, che passa anche dal carisma delle “barbe” di Milano. Dal Chacho che chiama il pubblico nel momento di difficoltà più alto, quello del parziale Virtus, e che lo anima nell’ultimo quarto quando l’Olimpia sta allungando le mani sull’incontro, da un sublime Datome, che carica i tifosi sin dalla bomba che sgancia a inizio secondo tempo e lancia la riscossa.

Lottare #insieme non si è rivelato solo uno slogan, ma la più concreta delle realtà, quando la platea del Forum è stata vicina alla squadra nella confusione e nel calo d’entusiasmo dovuto al parziale subito nella seconda frazione.

E’ stata poi una notte di protagonisti. Da una parte Hackett, lui che fu grande leader biancorosso in quella serie del 2014, oggi beneficiario di un “trattamento speciale” dal pubblico meneghino, ha giocato una gara di grande personalità, nonostante le tutti i punti di domanda fisici del pre-gara.

Dall’altra Nicolò Melli, altro reduce del ventiseiesimo scudetto dell’Olimpia, che ha scacciato tutti i dubbi, tutte le insicurezze e ha realizzato una performance da campione, da vero capitano.

C’è tutto della sua ira cestistica nel momento in cui, a 2′ minuti dalla fine, strappa prepotentemente un rimbalzo e prende fallo da Shengelia. Si scatena in mezzo ai suoi tifosi e manda in visibilio il Forum.

Segna, difende, coinvolge. La tecnica dei fasti di Belgrado, l’urlo che ha caratterizzato i giorni più belli della storia recente dell’Olimpia.

E poi, come tutte le serate magiche, c’è sempre una favola da raccontare. Questa favola stasera porta il nome di Holdyn Jerian Grant, da Silver Spring. Nel terzo quarto l’ingresso suo e di Baldasso dà un boost incredibile alla squadra.

Quest’Olimpia è infatti un gruppo serio, solido e in missione, l’uso e l’apporto delle seconde linee ne è naturale conseguenza.

Il Forum va in delirio quando l’americano inizia a torturare a ripetizione la retroguardia della Virtus, in una trance agonistica che sembra non aver mai fine. In the zone in attacco, animalesco in difesa, dove vola su ogni linea di passaggio e strappa palloni con energia disumana.

Molto importante secondo Messina anche la sua capacità di far entrare velocemente la squadra nei giochi, portando la palla in transizione. Non è un caso che l’ex NBA abbia prodotto questa gara quando ha avuto la bravura e la possibilità di giocare in questo modo, la confort zone per uno che, attaccando a metà campo, ha decisamente le armi spuntate.

Emozioni, energia, lotta. Anche in lui gli ingredienti delle magiche serate che han costruito il DNA Olimpia.

Tutto questo vuol dire che, anche nel parallelismo con il 2014, le cose finiranno necessariamente bene per l’Olimpia? Assolutamente no, si tratta solo di considerazioni ambientali. Di un ambiente che è stato speciale, senza ombra di dubbio, una cornice di pregio che rende queste Finals ancora più cariche di valore.

Difatti, a proposito di sensazioni della notte del Forum, possiamo trovare in questo senso dalla sala stampa indicazioni per quanto riguarda il Messina e Scariolo pensiero sulla serie.

L’approccio è simile, per entrambi i leggendari coach, ovvero archiviare Gara 3 con la consapevolezza di aver davanti ancora una lunga sequela di battaglie, una serie lunga.

Dichiarazioni che possono sicuramente suonare obbligate, da parte del tecnico dell’Olimpia per non lasciare che l’ambiente si lasci andare a facili ubriacature e non mettere eccessiva pressione sui suoi, lato allenatore della Virtus invece per trasmettere tranquillità e cercare con serenità di ribaltare l’inerzia della serie. Ma sono anche parole sincere di chi ne ha viste tante.

Quanto forte sia stato il segno lasciato da questa notte, che ha generato una favolosa scarica di adrenalina in ambiente Olimpia, lo capiremo forse con il tempo. La prima risposta al Forum, tra poco più di 24 ore, per un altro capitolo di storia.

Photo credit: Olimpia Milano Twitter, Virtus Bologna Twitter

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