6 stagioni da vincente in LBA, l’addio di Julyan Stone alla Reyer ad ED: “Grazie, ho dato tutto a Venezia”

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I cicli sono fatti per essere chiusi, soprattutto quelli vincenti. Proprio questo è il caso del binomio Reyer Venezia Julyan Stone, un rapporto che si chiude dopo anni di successi e grandi emozioni per i tifosi oro-granata, specialmente in LBA. 2017-2020 il quadriennio che ha regalato gioie immense alla squadra di Walter De Raffaele, la vittoria di due scudetti ed una Coppa Italia con il numero #5 di Alexandria enorme protagonista delle cavalcate trionfali.

Salutare Venezia così – però – è quello che l’eclettico giocatore ex NBA non voleva: uscire dalla sua città con un secco e pesante ko nei quarti di playoff contro Derthona non è il modo migliore per lasciare la sua Reyer. Un cammino – quello di Julyan Stone – che va ripercorso con le parole finali di addio alla sua gente, alla sua città, a quella laguna che lo ha accolto a braccia aperte consapevole che difficilmente troverà un altro uomo simile. In campo e fuori.

Julyan Stone, la Reyer, i successi in LBA

Per raccontare la sua Reyer tra Europa e LBA chiediamo a Julyan Stone la differenza tra la prima squadra e l’ultima, a distanza di 8 anni l’una dall’altra.

Che differenza hai trovato a livello di organizzazione di team tra la tua prima Reyer e quella che ora ti appresti a salutare?

“Penso che la prima Reyer e questa sono molto vicine tra loro a livello strutturale, più vicine di quanto si possa pensare. Dal punto di vista di connessione e simbiosi tra giocatori non c’è paragone, la prima era più compatta ed aveva più alchimia.”

A Venezia ha vinto scudetti (2) e Coppa Italia, risultando uomo decisivo nei vari momenti. Ma una delle chiavi è la continuità che ha dato la Reyer in LBA ed in Europa con il pacchetto stranieri, una cosa non da tutti. Secondo Stone – però – non è sempre un vantaggio.

Negli anni Venezia ha avuto una grande continuità non solo tra gli italiani ma anche tra gli stranieri (Watt, Bramos, Daye, te..), cosa rara in questi tempi. Quanto ha influito questo per i successi ottenuti?

“Sicuramente è una cosa molto positiva ma che non ti dà vantaggi a lungo andare: ti conoscono, sei sempre quella squadra, le altre conoscono le tue potenzialità. La cosa bella però è che tutti coloro che hai nominato sono belle persone che hanno fatto qualcosa di importante e che si vogliono bene”

Quello dell’esterno numero 5 è un addio in una stagione complicatissima, un ciclo che si chiude nell’anno in cui lui doveva essere settimo straniero. Le parole malinconiche ma orgogliose di Julyan Stone descrivono al meglio le sue emozioni e sensazioni dopo gli anni di successi in LBA

Un ciclo che si chiude. Tanti senatori salutano. Che sensazioni ed emozioni provi? Cosa ti ha dato Venezia a te e cosa pensi di aver trasmesso te?

“Ho un mix di emozioni, sono deluso ed arrabbiato per come abbiamo finito il campionato con due sconfitte davvero brutte con Tortona. Credo fosse giunto il momento di salutarmi con la Reyer, avevo bisogno di chiudere questo capitolo, era una necessità, mi sentivo un po’ un uccello cui hanno tarpato le ali e che ora si sente libero di prendere in mano la sua vita di nuovo, facendo nuove esperienze nonostante il legame clamoroso che mi lega a questa città e questa squadra. Io credo di aver dato dedizione al lavoro, cuore, amore, passione ed anche una certa mentalità, credo di aver portato anche un certo senso di squadra ed una cultura della vittoria, perché nel quadriennio in cui si è vinto, l’unica volta che non è stato vinto il campionato io non c’ero. Dal punto di vista dell’orgoglio personale me lo porto dentro. Venezia mi ha dato la gioia di giocare a basket, di conoscere tante persone che sento come una famiglia ed anche l’aver potuto crescere mio figlio in un ambiente sano dandogli una prospettiva diversa di come guardare il mondo.”

Julyan Stone, la Reyer, i tifosi, i successi in LBA, legame indissolubile

Il legame che si è creato tra Julyan Stone, la Reyer Venezia ed i tifosi è davvero indissolubile, incredibile, pesantissimo. Arrivato probabilmente con un pizzico di scetticismo, l’esterno di Alexandria ha conquistato tutti in campo grazie alle prestazioni ed al suo mettere sempre il cuore in ogni azione, in ogni singolo secondo. Con i tifosi il rapporto è eccezionale, leader carismatico, vero guascone attaccato visceralmente ad una città che lo ha coccolato ed amato nel corso degli anni. Oggi, giugno 2022, si ammaina una delle ultime bandiere della squadra che negli ultimi anni ha vinto più di tutti in LBA: probabilmente sul viso da ragazzone di Stone e su quello dei tanti tifosi lagunari scorrerà una lacrima dal sapore amaro per un addio che nessuno voleva realmente mai arrivasse, ma è la storia.

La certezza che i successi di quella Reyer Venezia in LBA appartengono al passato non lontanissimo e che lo stesso Julyan Stone non sarà più nel presente degli oro-granata, ma l’altrettanta certezza che l’esterno con la maglia #5 ha dato tutto per raggiungere vette mai raggiunte dagli oro-granata. Figlio d’America ma ben presto diventato eroe in laguna all’ombra del campanile di San Marco, abbracciato dalla dolcezza di una laguna che non aspettava altro che questa personalità, si consuma l’addio alla maglia oro-granata di un giocatore che avrà per sempre un posto speciale nel cuore dei suoi tifosi, della sua Reyer. Uomo vero in campo e fuori senza tirarsi indietro, senza lesinare polemiche o punzecchiature: a Venezia mancherà la sua personalità, il suo cuore, il suo essere vincente. C’est la vie si può dire, ma quello che conta è il percorso. E quello resterà scolpito nei libri di storia di un giocatore vincente, di un americano-veneziano che è diventato bandiera della Reyer, che ha unito il suo cuore a quello dei tifosi, perché dopotutto lui è uno di loro. E lo ha dimostrato nei momenti buoni e non. Credeteci a Venezia, è proprio Stone il primo tifoso oro-granata. Passeranno gli anni, i mesi, i giorni, le ore, i secondi, non passerà mai il suo essere campione in una squadra vincente, non saranno realmente mai ammainate le bandiere… il passato non sarà mai sempre alle spalle e non sarà mai dimenticato.

Ecco il suo saluto:

“Devo ringraziare i tifosi perché mi hanno accolto, hanno capito chi è Julyan Stone, mi hanno aiutato nel mio percorso di crescita e lo hanno capito. Li ringrazio per il tempo trascorso, per i ricordi vissuti insieme e perché mi hanno fatto sentire parte di questa città. Dal punto di vista di squadra il consiglio che do è avere pazienza, continuare a credere in questo progetto di questo club, stare vicino ai giocatori sempre, nei momenti belli e nei momenti brutti, perché a loro serve percepire che i tifosi hanno a cuore le sorti della squadra.”

Perché si ammaineranno le bandiere, ma non si cancelleranno mai ricordi, successi, trionfi di un giocatore con il DNA da vincente in una squadra che in LBA ha vinto tanto.

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Lele

Atleta amatoriale e giudice di gara, appassionato di atletica e basket
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