Gara 3 è un’altro no-game, Penya in paradiso: è semifinale dopo 14 anni!

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La Penya asfalta Tenerife in un clima festante e si aggiudica così il pass per il derby catalano in semifinale

La serie conferma il trend evidenziato nei primi due incontri, che in entrambe le occasioni hanno registrato la netta affermazione della squadra di casa.

Penya vince - Eurodevotion

I ragazzi di Duran obbligano Tenerife ad un orrido primo quarto e veleggiano poi durante il corso della gara con serenità verso il successo, davanti ad un Pabellòn Olimpico adornato dell’abito delle migliori occasioni. Sotto gli occhi di Ricky Rubio e di Demond Mallet, entrambi celebrati ex, si consuma così la grande festa del Joventut, che ritrova i più alti palcoscenici dopo anni di purgatorio.

Il trionfo neroverde, marchiato dalla nitidezza del 81-58 conclusivo, merita così il nostro approfondimento, che realizzeremo in classico stile Eurodevotion.

5 punti

E’ il misero bottino cui la Penya ha costretto Tenerife nella prima frazione di gioco, il motivo per cui la gara è cominciata così dannatamente in salita per la truppa di Vidorreta, in un ritardo accumulato che si è rivelato incolmabile.

Come già abbiamo ricordato, infatti, l’atteso confronto di questa gara 3, in una serie tra le più equilibrate del lotto, si è ben presto rivelato l’ennesimo monologo. Stavolta di nuovo la Penya, come nel primo atto, è stata a fare il bello e il cattivo tempo nel corso dei 40′.

Torniamo però al primo quarto. La squadra ospite ha impiegato 3′ per muovere la retina per la prima volta, da quel momento in poi è rimasta a 2 punti per più di 6′, fino alla tripla realizzata solo negli ultimi scampoli di tale frazione di gioco che ha aggiornato a 5 punti il computo del primo parziale. Una pietra tombale, tecnica e morale, da cui gli isolani non si sono più rialzati.

Responsabile di questa difficoltà estrema una difesa catalana davvero esemplare, unita ad un ardore, una cattiveria, una ferocia agonistica impareggiabile per la squadra ospite.

Una pressione asfissiante sulla palla e una difesa sul pick and roll leonina, orchestrata grazie al rifiuto del difensore del palleggiatore di consentire un facile vantaggio sul blocco e, in seconda battuta, all’attenzione dei lunghi sugli show.

Sia Brigander che Tomic, nonostante una struttura fisica che impone loro una costitutiva lentezza hanno lottato e hanno speso falli piuttosto che lasciare al piccolo un qualsiasi vantaggio, consentendo di non venire mai esposti all’1vs1 contro l’esterno avversario.

La Penya è inoltre andata a prendere gli handler isolani molto vicini alla metà campo, ha saputo sfiancarli agli albori dell’azione offensiva, reggere bene i cambi e girare vorticosamente sulle rotazioni, per contestare ogni soluzione ricercata dalla manovra isolana.

Tenerife di contro ha faticato tremendamente, scheggiando i ferri per tutto il quarto e poi non riuscendo a brillare per tutto il corso della gara, nella quale non supererà mai i 20 punti in nessun parziale. Dall’arco l’inizio è gelido, leggermente migliorerà, ma si attesterà comunque su un rivedibile 26% finale.

Ancora più incredibile è la percentuale dal campo ospite all’intervallo, un orripilante 23%. Con questi dati e queste premesse, la vittoria è apparsa fin da subito un miraggio.

Penya, tutti i protagonisti

L’inizio è stato certamente di valore, ma c’è da dire che, anche Badalona, nonostante le difficoltà degli avversari, non fosse riuscita ad essere particolarmente travolgente in fase offensiva (solo 13 nei primi 10′), con i canari che erano per lo meno stati capaci di opporre un discreto sforzo difensivo.

Insomma, si trattava di un inizio in cui tensione, agonismo e fisicità prevalevano su tecnica e talento.

A spezzare questo paradigma ci ha pensato uno che in quanto a talento è secondo a pochi nella storia recente del basket europeo, un top-20 all-time per punti realizzati in Euroleague come Ante Tomic.

Le sue ricezioni nel cuore dell’area, soprattutto nel secondo quarto, hanno dato costanza e riferimento all’attacco catalano, così la Penya che ha iniziato a produrre efficacemente sulla scia del campione ex Barcellona. El faro de Dubrovnik ha concluso la sua partita con un succulento 17+11 ed è uscito tra i cori “MVP! MVP!” del pubblico adorante.

Altro elemento importantissimo della vittoria di Badalona è stato Andrés Feliz. Prima miccia dell’attacco neroverde, ha giocato una pregevolissima prestazione both-ends.

Il dominicano ha rappresentato il primo argine sulle fonti di gioco di Tenerife, agente in missione sia su Fitipaldo, che su Huertas. Pressione intensa e caparbia alle calcagna dei playmaker ospiti e combattimento su ogni blocco, come abbiamo detto prima alla base dell’ottima prova difensiva della Penya. Inoltre si è lanciato senza alcuna paura all’attacco del ferro e ha trovato penetrazioni di gran valore nel cuore dell’area ospite.

I suoi 16 punti pareggiano in numero quelli prodotti dall’ultimo uomo copertina della serata, ovvero Guillem Vives. Il playmaker di Barcellona si è formato nelle giovanili della Penya e con la squadra di Badalona ha debuttato in ACB, nell’anno del suo ritorno può quindi gioire con la sua gente.

Lenovo, basta la Champions?

C’è sicuramente delusione per una prova così negativa, con nessun tipo di reazione, disputata in una gara senza domani. L’amarezza è inevitabile, tuttavia il percorso stagionale prevede la vittoria di un importante trofeo internazionale e di un’annata più che dignitosa anche nei confini nazionali.

Le semifinali dello scorso anno erano un risultato che si poteva ambire a ripetere, ma, in una Liga così competitiva, uscire contro questa incredibile versione del Joventut non sembra peccato capitale, specialmente se consideriamo che dalle fantastiche quattro sono state escluse anche squadre prestigiose come Valencia, Gran Canaria e la stessa Manresa finalista di BCL.

Ieri sera la Penya ha semplicemente dimostrato il quadruplo della voglia di vincere, con un approccio che, a prescindere da qualsiasi considerazione tecnica, ha detto moltissimo sulle possibili sorti della gara sin dalle prime battute.

Un esempio? I padroni di casa hanno letteralmente, sin dall’inizio, fatto il vuoto a rimbalzo. Il duello sotto le plance ha recitato 50-32 a favore dei neroverdi, che si sono gettati con un cuore ed un agonismo incredibile a recuperare palloni sotto il ferro. Ancora più eloquente è il dato dei rimbalzi offensivi, addirittura 18 per i catalani.

Il disavanzo d’energia è stato incredibile e questo vantaggio sulle carambole da un lato ha evidenziato una forte successo emotivo, un segnale psicologico di predominio, a conferma della grande concentrazione e caparbietà domestica, nei riguardi di una maggiore passività e lassismo ospite, dall’altro ha consentito a Badalona di impedire qualsiasi tipo di facile transizione a Tenerife, impantanandone l’innesco sul nascere.

Offensivamente i ragazzi di Vidorreta hanno faticato tantissimo, trovando qualche risorsa in poche persone, tra cui il miglior realizzatore, Salin con 13 punti, che è riuscito a colpire dalla lunga (4 centri su 10 tentativi), laddove tanti tiratori hanno tradito (0/8 Doornekamp, 1/4 Witjer e 1/5 Soulejmanovic).

Il divario di energia spesa in campo è rimasto quindi invariato per gran parte della gara, che ha visto così la contesa scivolare inesorabilmente nelle mani della Penya.

Photo credit: CJB Twitter e cbcanarias.net

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