Allarme ricambio in Eurolega! Dominano sempre gli stessi, nessun giovane

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Eurolega, tra tanti altri problemi, pare sottovalutare quello che è un fattore che potrà avere un impatto ancora superiore nei prossimi anni: manca il ricambio e di nomi dei protagonisti principali sono sempre gli stessi.

Così, a memoria ed all’improvviso: quanti nomi di giovani che abbiano un reale impatto vi vengono in mente se pensate all’Eurolega?

So che ci state provando in una sorta di “brainstorming” individuale ma so anche che è difficilissimo arrivare al dunque. Perchè? No, non è colpa vostra, è che proprio di quei nomi ce ne sono pochissimi, o meglio praticamente zero.

E’ un tema su cui sto riflettendo da mesi, già dalla scorsa stagione, ed è una situazione che ritengo stia già creando oggi dei problemi e che lo farà in misura ancor maggiore nei prossimi anni.

Ho provato a porre la domanda a David Blatt, durante una puntata di diverse settimane fa di AREA 52 (da 4’00” la domanda e la risposta del Coach) e la sua risposta è stata chiara e basata su diverse considerazioni. Creare ricambio per una generazione di grandi campioni non è facile, ma andare da quasi “teenager” in NBA non è la soluzione migliore per i giovani talenti del vecchio continente.

Proprio a Belgrado, la scorsa settimana, osservando la quantità straordinaria di talento nelle gare della Next Gen mi chiedevo chi di quei diciottenni fenomeni avrei avuto il piacere di vedere in Eurolega nelle prossime stagioni, magari oltre quella singola annata che è soltanto obbligatoria prima di potersi dichiarare al “draft”. Confrontandomi con diversi osservatori (allenatori, scout, dirigenti), la risposta è stata «pochissimi e non certo i migliori». Certo, perchè questi, appena possibile verranno inghiottiti dalla macchina della NBA dove spenderanno alcuni anni per capire se in realtà saranno validi per quel livello, per poi magari rientrare in Europa dove avrebbero potuto completare un percorso di crescita in stile Ginobili, come da esempio di Blatt, o di Doncic.

Ginobili e Doncic, direte voi, sono fenomeni e quindi non spendibili come esempio. Verissimo, ma lo è altrettanto il fatto che abbiano giocato stagioni determinanti per la loro crescita in Europa e soprattutto che abbiano attraversato l’oceano dopo aver già scritto parole importanti da queste parti, non come tanti giovanotti che lo hanno fatto quando a queste latitudini non avevano dimostrato ancora nulla se non i talentuosi prodromi del giocatore che si potrebbe diventare. E tutto ciò senza andare indietro a situazioni di altri grandissimi come Petrovic, Kukoc o Sabonis, gente che ha fatto la storia di qua prima di farla di là.

La realtà è questa, oggi appena hai un corpo su cui provare ad investire piuttosto che delle caratteristiche tecniche ancora da esplorare ma attraenti, le franchigie NBA si buttano su di te e chiaramente il sogno (ed il denaro) supera qualunque altra considerazione. Però chi li circonda dovrebbe ricordare a dei ragazzi così giovani quale dovrebbe essere il miglior precorso da intraprendere.

La mappa dell’Eurolega è chiara: da diversi anni i dominatori, o comunque gli atleti più importanti, sono i De Colo, Hines, Rodriguez, Rudy, Llull, Datome, Calathes, Hackett, Sloukas, Teodosic e tanti altri ben oltre la trentina. Ci sono all’orizzonte talenti in grado di sostituire questa generazione? No. O meglio, se ci sono, appena ventenni se ne sono già andati senza aver lasciato il minimo segno.

Oggi un Bogdanovic sarebbe già di là da qualche anno e non lo vedremmo dominare le Final 4 a 25 anni come fece lui ad Istanbul nel 2017.

Tre nomi a caso: Goga Bitadze, Deividas Sirvidis o Aleksei Pokusevski. Il centro georgiano, come l’ala lituana e quella serba, sono tra gli ultimi ad aver fatto il grande salto, ma di loro esperienza europea di livello non vi è traccia. Il solo Bitadze destò grande impressione con il Buducnost, ma sarebbe stato bello vederlo in contesti più competitivi ancora almeno per un paio d’anni. Sirvidis dominò la finale di Next Gen del 2018 proprio a Belgrado, in coppia con quel Marek Blazevic oggi ancora qui allo Zalgiris. Pokusevsi, quello che sta avendo l’utilizzo maggiore, seppur in un contesto abbastanza disastrato come OKC, qua non si è proprio visto (3 partite in 2 stagioni all’Oly per un totale di 7’33”). Ma è definito un “long term project” ed allora succede che venga scelto alla #17.

Sia chiaro, qua non si sta demonizzando il sistema NBA, operazione che lasciamo a chi non perde occasione di usare termini come circo etc, roba che non condividiamo né ci appartiene, qua si guarda solo alla mancanza di ricambio in Eurolega ed a quella che potrebbe essere un crescita progressiva anche dal punto di vista umano prima di spiccare un volo che è importante e si potrebbe affrontare con maggior equilibrio ed esperienza.

Non vi convince la storia della mancanza di ricambio in Eurolega? Ecco alcuni dati allora.

EFES – Se è vero che la chiave della squadra sono i due fenomeni Larkin e Micic, rispettivamente del 1992 e del 1994 quindi concerto giovanissimi, la squadra dei titoli “back-to-back” ha però schierato ben 8 giocatori nati tra il 1985 ed il 1989. Petrusev (2000), prospetto su cui si è puntato forte, ha rappresentato un fallimento tecnico.

REAL MADRID – Rudy (1985) e Llull (1987), eterni campioni, sono stati fondamentali per tutta la stagione, così come l’apporto dei vari Causeur (1987), Taylor (1989) ed Hanga (1989) ha avuto un valore importantissimo. La freschezza è derivata da Tavares (1992), Poirier (1993) e Yabusele (1995): comunque due su tre intorno ai 30. Il raggio di luce della grande impresa dei bambini (Klavzar, Garuba etc) contro il Cska è rimasto singolo, sebbene Pablo Laso resti l’allenatore che ha lanciato più giovani ad alto livello di tutti.

BARCELLONA – 32 anni per Laprovittola, 33 per Higgins, Calathes e Kuric, 31 per Mirotic, Davies e Sanli. Il cuore del Barça ha pulsato qui ed il solo Jokubaitis è stato eccezione ad alto livello, con quel 2000 come data di nascita.

OLYMPIACOS – 32 primavere per Sloukas, Mc Kissic e Papanikolaou, 30 per Walkup e Fall senza menzionare la leggenda Printezis, utilizzato poco nella sua “last dance” e titolare di carta d’identità che riporta il 1985 come data di nascita. Vezenkov, il migliore, dice 1995.

OLIMPIA – La squadra di Messina è l’epitome del concetto di squadra che si affida a giocatori esperti ed avanti con l’età. 1986 per Hines e Rodriguez, 1987 per Datome, 1989 per Malcolm Delaney e 1991 per Nik Melli. Il solo Shields tra i profili significativi sotto i 30, coi suoi 28 anni. Di giovani, anche in prospettiva, non vi è traccia. Devon Hall, per Eurodevotion “rookie of the year”, è comunque del 1995.

Injury report

BAYERN – Vladimir Lucic, leader totale del gruppo, è del 1989. Othello Hunter, “big man” dalla grande esperienza, spegne nel 2022 36 candeline. Dedovic e Radosevic sono del 1990, mentre Deshaun Thomas, il famoso “coltellino svizzero”, come lo definì Trinchieri sempre ad AREA 52, è del 1991. Intorno alla trentina Walden e Hilliard, si sono viste buone cose alla bisogna da Jason George (2000) senza che si possa parlare di giocatore in grado di fare la differenza in futuro. Bene Weiler-Babb e Sisko, 1995 e 1997.

MACCABI – Meno avanti con l’età il roster israeliano, che tra i giocatori di maggior peso ha visto Wilbekin (1993), Reynolds (1992) e Nunnally (1990), mentre più giovani ma comunque di impatto sono stati Ziv (1995), Zizic (1997) e Keenan Evans (1996). La necessaria dose di esperienza è arrivata da capitan Dibartolomeo (1991) e da Caloiaro (1989). Profili giovanissimi emergenti ? Nessuno. C’era Avdija, ma è già di là.

MONACO – Anche i monegaschi non hanno schierato vecchie volpi, fatta eccezione per Will Thomas (1986). E’ però vero che l’impatto chiave è arrivato da Mike James (1990), affiancato dai vari Motum e Motiejunas (1990) ma soprattutto da Bacon (1995) e dai due giovani, ma non giovanissimi, D.Hall e A.Diallo (1997). Sorpresissima finale da Yakuba Ouattara (1992) ed addizione di esperienza da Leo Westermann (stesso anno).

Andando oltre le squadre che hanno fatto i Playoff, ci sono dosi di esperienza in grande quantità anche tra le altre, comprese le russe escluse aznotempo.

Ma soprattutto ciò che impressiona maggiormente è che in ogni squadra i profili determinanti siano sempre e comunque giocatori sopra i 30 anni, più o meno abbondantemente.

Kalinic (1991) per la Stella Rossa, Shabazz Napier (1991) lo sarebbe stato allo Zenit, Clyburn (1990) al Cska, Lorenzo Brown (1990) all’Unics, Luke Sikma (1989) per l’Alba ed il duo De Colo (1987)-Vesely (1990) al Fenerbahçe.

Fanno eccezione Zalgiris, Asvel, Pana e Baskonia che hanno schierato uomini chiave sotto la trentina. Sono arrivate rispettivamente 18ma, 17ma, 16ma e 9a: un caso? Per nulla, visto che il mercato sta registrando i movimenti più interessanti sempre sui soliti nomi testatissimi ad alto livello.

Questa totale mancanza di giovani profili nei roster più ambiziosi è ormai una tendenza tanto chiara quanto negativa. Così l’Eurolega ha un futuro tecnico dal livello assai dubbio.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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