Sarunas Jasikevicius, la forza nei numeri

alberto marzagalia
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Sarunas Jasikevicius porta il Barcellona per il secondo anno consecutivo all’atto finale di Eurolega. I giocatori a disposizione sono tanti e forti, ma il Coach è già vicino ai più grandi.

Belgrado, maggio 2018. Quell’abbraccio di Zeljko dopo la sirena della semifinale e quelle parole: «Presto toccherà a te».

Ne è passata di acqua sotto i ponti di Eurolega ma una certezza è davanti a tutti: il percorso di Sarunas Jasikevicius verso l’Olimpo dei migliori Coach continentali non conosce sosta.

Si è discusso mille volte delle similitudini con il mentore che fu anche duro maestro ai tempi del Pana, quando l’allora grandissimo play lituano affrontava momenti anche complicati nella sua vita non solo sul campo, come racconta lui stesso nello splendido libro “Vincere non basta” scritto con Pietro Scibetta. Ciò che non si è mai considerato, sbagliando di grosso, è che di Zele ce n’è uno solo e non sarà certo un linguaggio del corpo a bordo campo molto simile od un credo tecnico che percorre gli stessi sentieri ad avvicinare Saras al più grande di tutti. Se tra trent’anni il percorso sarà dello stesso livello allora ne riparleremo, ma oggi, né per lui né per nessun altro, il paragone è lontanamente pensabile.

Ma Saras è (già) grande perchè è… Saras.

Dicono i detrattori che è “facile allenare uno squadrone come il Barça”. Certamente allenare i blaugrana è un privilegio, ma ritenere che sia più facile rispetto ad allenare altre realtà è completamente fuori strada. Ogni club ha i propri vantaggi ed i propri svantaggi ed essere capace di gestire quelli di minor fascino e storia così come quelli da sempre al top è la dimostrazione della reale grandezza di un Coach.

E Saras ha saputo, sinora, dimostrasi un vincente vero in entrambi i contesti, così differenti.

Infatti non si può dimenticare, come fanno quei suoi detrattori con facilità forse volontaria a supporto della propria teoria, che agli albori della sua carriera da allenatore Jasikevicius ha portato uno Zalgiris senza grandi pretese ai Playoff, proprio in quel 2018 di Belgrado in cui fu sconfitto dal Fenerbahçe del maestro in semifinale. L’anno seguente, quando tutti pensavano che quanto accaduto la stagione precedente fosse soltanto un caso, portò i suoi ancora una volta ai Playoff, sconfitto, sempre lui, da Obradovic 3/1 dopo aver vinto gara 2 ad Istanbul.

Nel 2019/20 al momento della sospensione dovuta alla pandemia, con un record di 12/16 era ad una sola W dalla quota postseason ed a due dal sesto posto, in piena corsa e pari a corazzate ben più attrezzate come Milano e l’Olympiacos.

La chiamata del Barça, arrivata nell’estate 2020, è stata qualcosa di naturale. In fondo i blaugrana sono stati parte fondamentale della sua carriera da giocatore, unico capace di vincere l’Eurolega con tre squadre diverse (Maccabi, Barça e Pana) e di farlo per tre stagioni consecutive (2003-04-05) tra la Catalunya ed Israele.

In aggiunta da ieri sera, appartiene ad un club esclusivissimo, di cui è… unico membro: nessuno ha mai raggiunto le Final 4 per ben tre volte sia da giocatore che da allenatore.

Poche firme di allenatori sono state accolte con l’entusiasmo che ha caratterizzato l’arrivo di Saras in quell’estate, nonostante il Covid fosse ancora padrone di molto del nostro destino e delle nostre libertà.

Ora però vincere non era più soltanto un’opzione, diventava quasi un dovere, soprattutto di fronte ad un Real in piena era Laso, che voleva dire gloria e successi a partire da quei due tronfi in Eurolega che sono diventati immediatamente obiettivo principale.

Le qualità notevolissime dell’allenatore si conoscevano già ed erano moltissimi gli estimatori, in aperta guerra coi detrattori di cui sopra. Fu automatico una sorta di contrapposizione tra chi lo aspettava al varco della grande pressione catalana e chi invece contava i giorni che lo separavano dai primi trionfi.

Si può star qua a discutere per ore, sebbene tutto appaia chiarissimo e questa chiarezza derivi dai numeri.

Da quando Saras siede sul pino blaugrana, in due stagioni di cui l’ultima, quella in corso, da completare, la storia dice così:

  • Liga Endesa. Nel 2020/21 record di 32/4 in stagione regolare (1°), 6/2 ai Playoff e titolo vinto in finale con il Real 2/0. Nel 2021/22, annata in corso, è primo con 24W e 7L, posizione pressochè certa quando mancano tre turni al via dei Playoff.
  • Eurolega. Nel 20/21 primo posto in “regular season” con 24W e 10L, vittoria 3/2 con lo Zenit ai Playoff, accesso alle Final 4 dove, dopo aver sconfitto Milano in semifinale, si è arreso solo all’Efes campione. Quest’anno conferma del primo posto in stagione regolare (21/7 che sarebbe 24/8 contando le gare cancellate con le russe), Playoff vincente contro il Bayern (3/2) ed ora Belgrado che attende, dove arriva da favorito numero uno.
  • Copa del Rey sempre vinta con un record globale di 6/0. Le finali hanno registrato il successo contro il Real, cosa che da quelle parti non stona.
  • Supercopa che è l’unico passaggio negativo, sebbene nel trofeo meno significativo. Sconfitta sempre in finale contro i madrileni. Record globale di 2 vinte e 2 perse.
Sarunas Jasikevicius

Globalmente parliamo di un record di 122 vittorie e 37 sconfitte, ovvero il 76,7% di successi. 62/13 in Liga, 52/22 in Eurolega, 6/0 in Copa del Rey e 2/2 in Supercopa.

6 trofei completati di cui 3 vinti (1 Liga e 2 Copa del Rey) e tre persi solo in finale (1 Eurolega e 2 Supecopa). 2 trofei ancora da concludere (Liga ed Eurolega 2021/22) nei quali ha sinora condotto percorso di testa e si appresta a giocane le fasi decisive.

Questi numeri sono ancora più eclatanti se li consideriamo ottenuti sì con uno squadrone, ma molti di essi in una realtà come la Liga Endesa, ovvero il torneo largamente più competitivo d’Europa.

La crudeltà dei giudizi sommari e la terribile legge del risultato lo pone ora di fronte ad un appuntamento fondamentale, quelle Final 4 in cui, non dovesse vincere, torneranno alla carica i critici, dimenticando che un grande allenatore non si giudica solo dai trofei ma da quanto costruisce e dalla continuità di rendimento ad alto livello che garantisce alle proprie squadre, nonchè dalla crescita dei giocatori che allena. Tutti elementi che caratterizzano la carriera di Jasikevicius da sempre.

Quindi, semplicemente, SVEIKINU SARUNAS! #thebestisyettocome

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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