L’impresa Virtus arriva con la mentalità dei campioni! Shengelia è magistrale, Belinelli da urlo

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Sì, quella della Virtus è stata un‘impresa: giusto chiamare le cose per quello che sono. Valencia non cadeva a La Fonteta da dicembre, aveva già vinto questa coppa per 4 volte e i due scontri stagionali contro le vu nere recitavano proprio 2-0 per i taronja.

La Virtus ribalta tutti questi pronostici, fa la prestazione perfetta e compie l’impresa che regala una vittoria dal peso specifico poderoso e soprattutto una finale di EuroCup che sarà giocata in casa propria. E’ magia, gioia e tripudio assoluto a Valencia per il popolo bianconero.

Ma proviamo ad andare dentro alle pieghe delle partita: ai suoi risvolti tecnico-tattici e, soprattutto, anche mentali. L’impressione, in primo luogo, è che, fatta eccezione per qualche scampolo di partita la Virtus abbia sistematicamente imposto i propri ritmi ai padroni di casa costringendoli a giocare a delle velocità a cui gli uomini di Penarroya fanno storicamente fatica a giocare.

Lo si era detto in sede di presentazione della sfida: Valencia vanta uno dei reparti lunghi migliori d’Europa con una varietà di soluzioni pressoché infinita e con una fisicità unica. Per giocare contro i loro “quintettoni” la chiave era appunto quella di alzare i ritmi in modo da non permettere alla difesa valenciana di schierarsi per sfruttare la “pesantezza” delle loro àncore difensive.

Bene, i bianconeri hanno fatto questo dalla palla a due per tutti i 40 minuti. Questo ha prodotto una difesa valenciana molto più sfilacciata e disattenta rispetto al solito che ha concesso agli ospiti tanti tiri comodi anche da dentro l’area (soprattutto nel primo tempo). Sfruttare la transizione ed attaccare fin dai primi secondi disponibili ha permesso alle vu nere di colpire a dovere le sbavature nelle rotazioni avversarie.

Valencia Virtus Teodosic

Virtus, tra le chiavi tattiche c’è la masterclass di Shengelia su Dubljevic

Questa una cosa. Un’altra ovviamente era la lotta a rimbalzo. Il tabellino finale recita solamente 39-36: due numeri che contro dei rimbalzisti come i valenciani è un risultato ottimo. Tutto questo nonostante una delle pochissime prove stagionali incolori di un Mam Jaiteh più falloso e meno lucido del solito (ma una serata non brillante gliela si concede anche dopo le prestazioni che ha sfornato quest’anno). Allora ci hanno pensato la solita energia di JaKarr Sampson e soprattutto la presenza di Toko Shengelia.

Questa è stata la partita di Shengelia: senza ombra di dubbio la migliore da quando è approdato sotto le Due Torri. Ago della bilancia in difesa dove tiene alla grande contro i lunghi valenciani ed anzi li mette in costante difficoltà con la sua agilità, e in attacco dove prende palla in post e vince continuamente l’uno contro uno a prescindere da chi lo abbia preso in marcatura.

Cosa manca? La masterclass che ha regalato su come cancellare dal campo uno come Dubljevic. Per Scariolo era il pericolo numero uno (metterlo in fiducia avrebbe voluto dire rischiare seriamente di perdere) ed allora l’ex CSKA non parte in quintetto, ma aspetta sornione l’ingresso del montenegrino per essere la sua ombra dall’inizio alla fine.

Dubljevic in attacco non riesce mai a batterlo: Shengelia sa benissimo come giocare contro la fisicità energumena e straripante dell’avversario (esemplare il momento in cui gli “toglie la sedia” e ne provoca i passi). In attacco, poi, lo porta letteralmente a spasso: qualche palleggio di circospezione e poi la partenza a mille all’ora dal post che lascia costantemente fermo sul posto il montenegrino. 15 punti e 16 di valutazione per Shengelia; 2 punti con 0 punti dal campo per Dubljevic. Il risultato del mismatch è tutto qui.

Valencia Virtus Shengelia

Tolto il protagonista numero uno, la Virtus permette a Rivero e Lopez-Arostegui di essere i principali pericoli in attacco (17 e 16 punti in attacco), ma va bene così: non sono i giocatori che sanno trascinare con loro tutta la squadra quando segnano. Come saprebbe fare invece un Van Rossom che, però, non trova mai l’occasione di entrare veramente in partita.

Scariolo in generale può dirsi soddisfatto di tutti: dalla grande fluidità – ma non lo scopriamo certamente ora – che Teodosic riesce a dare a tutti i suoi compagni fino alla sempre essenziale presenza in campo di Daniel Hackett: uno dei leader del gruppo, trascinatore, pretoriano della fase difensiva e letale quando serve in attacco.

La grande prova però arriva da uno che non ci si aspettava: il capitano Marco Belinelli. Perché diciamo che non ci saremmo aspettati questa prospettiva? Perché era il giocatore virtussino rientrato da un infortunio più recente e soprattutto nelle ultime uscite era sembrato indietro fisicamente rispetto ai compagni. Niente di tutto questo: l’ex campiona NBA entra fin da subito con le giocate giuste, segnando con ritmo e non subendo troppo in difesa le scorribande offensive.

Anche nei momenti del terzo quarto in cui Valencia stava prepotentemente rientrando in attacco spesso ci ha pensato lui a togliere le castagne dal fuoco; in questo senso folgorante e sublime la schiacciata ai danni di Labeyrie. Francamente non ci aspettavamo che il Beli potesse fare ancora questo tipo di giocata. Ebbene l’ha fatta: siamo rimasti a bocca aperta. Scariolo poi vede che è in serata e lo cavalca: fa sempre le scelte giuste, mette sicurezza ai compagni, recupera anche palloni preziosi in difesa…insomma, è un fattore determinante.

Tutto questo e tante altre cose di cui si potrebbe parlare a lungo. Ma la cosa in più rispetto alla Virtus dello scorso anno ed a quella della fase ai gironi è stata una che ancora non abbiamo menzionato: la mentalità dei campioni. Sì, perché la Virtus di qualche tempo fa dopo essere stata in vantaggio in doppia cifra e vedendo Valencia col vento in poppa rientrare sul -3 avrebbe perso questa partita. Ne abbiamo avuto esempio più volte.

Questa volta no. Il gruppo ha dimostrato di aver imparato a saper soffrire, a saper rimanere concentrato nei momenti cruciali e a rimanere attaccato alla partita senza lasciarla sfuggire dalle proprie mani. Questa è la differenza che passa tra una buona squadra ed una squadra di campioni.

Ora le vu nere sembrano avere veramente le effigi dei campioni e per metterlo nero su bianco definitivamente servirà confermarlo la prossima settimana in finale contro Bursaspor. Come sanno fare i campioni: giocando ogni minuto con un’attenzione maniacale ai dettagli.

Intanto la notte di Valencia è tutta da godere nel presente e nel futuro per il patrimonio che può lasciare a tutto il gruppo.

(Credits photos: EuroCup, Virtus Bologna)

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