Dalla crisi al 3-0: il Real Madrid è tornato grande favorito

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Il Real Madrid è stata l’unica squadra a chiudere la serie-playoff in tre gare. Dopo la crisi di fine stagione, con due vittorie nelle ultime 10 partite, sembra tornato a essere dominante come nei primi mesi dell’anno.

Fra ottobre e gennaio, pronosticare la squadra campione sarebbe stato semplice. Il Real Madrid, dominante, brillante e lunghissimo per quantità e qualità del roster, era una scelta quasi obbligata. A inizio aprile, pronosticare l’upset più probabile nei playoff, prima della chilometrica lista infortunati dell’Olimpia, sarebbe stato ugualmente facile. Il Real Madrid era la squadra più a rischio.

L’Eurolega a girone unico ha trasformato le stagioni dei top-team europei in annate sfibranti con calendari simil-NBA. Arrivare in fondo a tutte le competizioni comporta giocare più di 90 partite. Ed è fisiologico che, nel corso di un anno lunghissimo e ricco di insidie, si vivano periodi, anche marcati, di up&down. Il Real, in questo senso, è forse l’esempio migliore. E anche più accessibile e comprensibile a tutti per la notorietà della squadra e degli interpreti principali.

Adam Hanga esulta durante gara-2 tra Real Madrid e Maccabi Playtika Tel Aviv

Il crollo di febbraio dopo metà stagione dominata

I blancos hanno chiuso la regular-season di Eurolega con un bilancio di 18-10, comunque buono per il quarto posto. Ma otto di queste sconfitte sono arrivate nelle ultime dieci partite, vissute in una pericolosissima picchiata verso il basso. Il primo blocco di ko, tra febbraio e marzo, ha sorpreso per le dimensioni delle sconfitte stesse. -15 contro il Fenerbahçe. -18 casalingo nel Clasico con il Barcellona. -19 contro lo Zalgiris, ultimo in classifica. E sconfitta in volata a Belgrado. Uno degli attacchi più incontenibili del torneo è svanito in un fumo di polvere. 51 punti con il Fener. 68 con il Barça. 47, minimo storico, a Kaunas. 62 a Belgrado. La media fa 57. Una media da ultima, anzi, ultimissima in classifica.

Le due vittorie contro Milano e Asvel hanno salvato la panchina di coach Pablo Laso ma senza dare l’impressione di una vera svolta. L’Olimpia, in realtà, ha gettato quella partita nel finale. E l’Asvel, involuto e massacrato dagli infortuni, è stato un test poco probante. L’ultimo mese di regular-season ha confermato i presagi foschi.

Jeyhve Floyd schiaccia contro Vincent Porier nella partita vinta dal Fenerbahçe Beko Istanbul sul Real Madrid

Un finale terribile, tra sconfitte, fischi, critiche e spogliatoio a pezzi

Altro blocco di quattro ko consecutivi, compreso l’ultimo, al limite dell’imbarazzante, contro il Bayern Monaco, capace di rimontare dal -20 con un ultimo periodo da 13-38 al Wizink Center. Il Real Madrid, uscito tra i fischi del pubblico e martoriato da nuovi problemi interni di spogliatoio, sfociati nella messa fuori squadra di Thomas Heurtel e Trey Thompkins, aveva il mirino puntato addosso. Tanto che, come vorrebbero le malelingue, il Maccabi, di fronte alla possibilità di “scegliersi” l’avversaria nei playoff con l’ultimo recupero di regular-season, avrebbe battuto il Fenerbahçe già eliminato per accoppiarsi con i blancos (tra l’altro già battuti in quell’ultima serie di partite perse) ed evitare l’Olimpia.

Alberto Abalde contro Augustine Rubit, Real Madrid-FC Bayern Monaco

La rinascita nei playoff: 3-0 a senso unico contro il Maccabi

Il risultato? Il Real Madrid, nella serie più equilibrata sulla carta, ha spazzato via il Maccabi come fosse polvere, unica squadra in grado di chiudere i playoff in sole tre gare. Mentre Barcellona e Olympiacos, nei due accoppiamenti dal pronostico più chiuso, sono state trascinate alla “bella”, con rischi enormi. E Milano-Efes, senza quelle sfortune incredibili accanitesi sulla squadra di coach Ettore Messina, avrebbe avuto probabilmente un esito molto differente.

Da squadra morente, distrutta all’interno con problemi gravi di spogliatoio, massacrata all’esterno da avversarie, critica e pubblico, e sull’orlo di perdere un ammiraglio leggendario come Pablo Laso, il Real Madrid è tornato, nel giro di due settimane, favorito per sollevare il trofeo a Belgrado. La rivoluzione è stata tanto netta quanto sorprendente. Perché la serie contro il Maccabi, arrivato ai playoff con una rifioritura pazzesca sotto coach Avi Even nelle vesti di mina vagante pericolosissima, non è praticamente quasi mai iniziata.

Vincent Poirier schiaccia durante gara-3 tra Real Madrid e Maccabi Playtika Tel Aviv

Lo stesso Real Madrid di inizio stagione: è di nuovo il grande favorito?

Nel +10 di gara-1, il Real ha sempre avuto il controllo. La cavalcata di gara-2, chiusa con un eclatante +29 e 95 punti segnati, ha riproposto la stessa squadra dominante della prima metà di stagione. E, nella decisiva gara-3, i blancos hanno preso subito il controllo, facendo saltare anche il fattore-pubblico in un campo infernale. La media punti è schizzata a 88.7 a partita, 32 in più rispetto a quella serie di ko di inizio crisi. Un exploit incredibile in una stagione di Eurolega contrassegnata da un appassimento generalizzato degli attacchi di fronte a sistemi difensivi sempre più fisici e organizzati.

Sbaragliando il Maccabi, il Real Madrid ha reindossato le vesti di schiacciasassi e grande favorita che avevamo già dipinto quattro mesi fa. Lo ha fatto con quel mix intrigante tra nuovi innesti e Vecchia Guardia, aprendo un nuovo ciclo prim’ancora della fine ufficiale di quello precedente, campione nel 2015 e nel 2018. Sergio Llull e Rudy Fernandez, simboli per eccellenza di quelle squadre da titolo assieme a coach Pablo Laso, sono tornati a giocare una pallacanestro paradisiaca, sempre più sorprendente per qualità ed efficacia in rapporto all’età avanzata. Ma, si sa: i grandi campioni, come narra ogni leggenda, non sfioriscono mai.

Maccabi-Real
Maccabi-Real (G3): Blancos incredibili e volano a Belgrado
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