Euroleague Man of the week: La furia di Mike James, l’eroismo di Rodriguez e Thomas e l’incontrastabile superiorità del talento

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La fase più calda della stagione esige il ritorno della nostra rubrica, l’Euroleague Man of the week nella sua playoff edition. Parliamo di Mike James come principale protagonista, ma saranno doverosamente tanti altri i personaggi che condivideranno insieme a lui il palcoscenico.

Le gare 2 la fanno da padrone nelle considerazioni di fine settimana. Questo perché da un lato quando c’è così tanto da commentare, è talmente difficile orientarsi, che è inevitabile cedere inclinazione umana della volubilità e farsi guidare dal più recente ricordo, a scapito di quello più passato – che comunque sia è anche indicativo di un valore inerziale discreto dei recenti fatti sull’andamento psicologico e tecnico dei duelli di cui parliamo.

D’altra parte, però, è anche evidente che i secondi match siano stati portatori di performance individuali davvero spaventose, dalla Peace and Friendship Arena al Mediolanum Forum, passando per il Palau. E ci perdonerete se per oggi trascureremo il WiZink Center.

Mike James - Eurodevotion

In una rubrica che celebra i protagonisti settimanali, perciò, non possiamo che concentrarci sulle gesta di questi grandi uomini. D’altronde, secondo Hegel, sono loro il mezzo tramite cui si realizza lo spirito della storia.

Se quindi di Mike James, parafrasando il filosofo tedesco, si può dire che è “lo spirito del mondo … in palleggio“, allora è lecito riprendere qui, tramite i loro leader, le tre riscosse vincenti dei secondi atti delle serie in gioco. Il cui minimo comun denominatore? Il talento con la T maiuscola.

Il primo da cui cominceremo è, appunto, la personificazione per eccellenza di qualità innate su un campo da basket, ovvero la guardia di Portland.

Il folletto dell’Oregon ha realizzato una prestazione di vera onnipotenza nel secondo tempo di Atene, consegnando ai monegaschi a il pareggio nella serie con i greci. I suoi numeri sono 23 punti e 3 assist, raggiunti grazie al 5/8 da tre e ad un contributo esiziale nei secondi 20′.

Il Pireo tra l’altro era stato, in un momento che i tifosi di Milano ricordano bene, un luogo dove il fenomeno statunitense aveva già dato prova delle enormi potenzialità di trascinatore che possiede quando è nella sua migliore versione, psicologica e tecnica.

Se vogliamo lasciarci stuzzicare infatti dai corsi e ricorsi storici, la Grecia è ancora una volta nel suo destino, dopo che l’esperienza a Rodi gli aveva aperto le porte del Baskonia e che quella al Pana lo aveva lanciato nell’élite della pallacanestro europea.

La sua ultima apparizione alla post-season di Eurolega, il più riuscito esperimento vincente delle incarnazioni europee di James, proprio quella di Atene, sia coincisa con un feeling con allenatore e compagni che si sta replicando solo ora sotto l’illuminata guida di Sasa Obradovic.

Il serbo, come unicamente Pascual prima di lui, sta riuscendo a limare le spigolosità dell’uomo per sprigionare a tutto tondo l’efficacia del giocatore.

Un incredibile individualità che non si ferma, come capitato in passato, ad eccezionalità solitaria, ad individualismo da torre d’avorio, ma fonda le basi su un compiuto atteggiamento simbiotico di squadra. James si fida dei suoi compagni e li coinvolge, moltiplica a potenza la propria produzione, permettendo ai compagni di capitalizzare la sua gravity.

Che sia la volta buona? Che questa gara in terra ellenica posso essere viatico del coronamento di un percorso? Soltanto i limiti d’esperienza e d’organico sembrano ad oggi poter frenare il Monaco, ma il duello contro l’Olympiacos ha ancora tantissimo da dire.

Tanto della maturità e della serenità del James di oggi, si è vista proprio nel suo exploit di Gara 2.

Dopo una prima gara in cui gli uomini di Bartzokas avevano lavorato benissimo nel limitarlo – si vede benissimo l’efficacia del piano difensivo del coach ellenico nell’analisi sottostante – e un primo spaccato di partita silente, in cui avevano faticato a fargli arrivare il pallone, il 55 ha dato una svolta decisa alla sua prestazione.

Il Monaco ha lavorato bene per plasmare la difesa secondo le sue volontà e ha permesso alle strabordanti qualità di James di esprimersi, lo statunitense ha più volte avuto l’occasione di attaccare un difensore mediocre come Sloukas e in generale ha disintegrato qualsiasi matchup, dopo che in gara 1 aveva sofferto un demoniaco Walkup in single coverage.

La realtà è che il talento nella sua massima espressione non ha alcuna possibilità di essere circoscritto, degradato, limitato. E’ semplicemente un punto di contatto con l’infinito che in nulla è paragonabile a cose umane e troppo umane.

La brillantezza di un diamante può essere celata, nascosta, persino annebbiata, mai, però, annullata. Così, il talento dei campioni.

E’ un discorso che ci porta lontano, oltre 1000 km a Ovest di Atene, dove in un palazzetto tinto anch’esso di biancorosso, sono altre due le pietre preziose, preziosissime, a splendere più che mai.

Shavon Shields e Sergio Rodriguez hanno guidato la notte magica delle scarpette rosse.

Contro infortuni e infinite avversità tecniche e psicologiche, l’esiziale talento dei due principali riferimenti offensivi di Milano si dimostra semplicemente superiore. Giocatori veri, campioni unici che sanno esprimersi in modi che prescindono da qualsiasi freno contingente.

Lo spagnolo fa quello che ha sempre fatto in anni di onorata carriera, trascina ed emoziona. Galvanizza l’ambiente, si presenta in battaglia in prima linea e convince tutti ad unirsi alla sua guerra, Rodriguez si conferma l’anima di una squadra, di un popolo, di una città.

Alla sua caduta, dovuta alla sfortuna di una caviglia girata, subentra quindi la grandiosa affermazione dell’ala danese, un momento di immanenza cestistica con pochi eguali. L’impeto di Shields ci ricorda che, anche dopo l’infortunio, rimane nella top 3 del suo reparto nel continente.

Per finire, è la gara di Barcellona a regalarci l’ultimo protagonista.

Il Bayern contro la squadra più forte d’Europa, privo di Hillard e ormai creduto da tutti spacciato, riapre la serie con la prestazione dell’ex di un incredibile Deshaun Thomas.

Incarnazione del cuore tedesco, ennesima e importante risorsa massimizzata dall’opera di un infinito Trinchieri – il cui talento andrebbe anch’esso celebrato – l’ala dell’Indiana brilla di luce propria. Solitamente sottovalutato, il nativo di Fort Wayne conferma qualità di enorme livello, e incrina le certezze catalane, mandando al tappeto il Barça con i suoi 25 punti (6/7 dalla lunga).

L’incontrastabile superiorità del talento, essenza più alta del gioco, è la più incantevole protagonista di questi momenti della stagione e noi non vediamo l’ora di raccontarla. Oggi e domani ancora di più.

Photo credit: asmonaco.basketball, euroleague.net

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