Presentazione Olympiacos-Monaco, filosofie a confronto: la solidità greca contro la fantasia monegasca

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La serie playoffs tra Olympiacos e Monaco riassume alla perfezione quella che sembra essere (tolta forse una serie) la caratteristica fondante delle sfide tra le migliori otto della stagione d’Eurolega: l’imprevedibilità.

In teoria sarebbe lo scontro tra la seconda e la settima della stagione regolare, presupponendo quindi che tra le due ci sia un gap, se non evidente, quantomeno presente. Niente di tutto ciò: la sfida tra le compagini di Bartzokas e Obradovic sembra quanto ci possa essere di più vicino all’impronosticabile con la bilancia che, forse, pende dalla parte dei greci per un discorso che riguarda l’esperienza di certi interpreti. Ricordando che Monaco, dal canto suo, annovera tanti rookies, il cui rendimento altamente sopra le aspettative ha portato la squadra dove ora si trova.

Non resta che vedere come le due squadre arrivano alle partite nelle rispettive condizioni e attraverso le possibili chiavi-tattiche che potranno contraddistinguere la serie.

baskonia oympiacos vezenkov
Vezenkov, il migliore della stagione dei reds

Olympiacos-Monaco: la stagione delle due squadre

19-9 dice il record dei biancorossi. Un percorso molto più lineare e costante di quello, che poi vedremo, degli avversari. Gli uomini di Bartzokas sono partiti forti e non si sono praticamente quasi mai fermati: unica striscia negativa quella di quattro sconfitte consecutive lungo tutto gennaio. Per il resto una proposta di gioco che ha convinto tanti addetti ai lavori e che si è dimostrata davvero solida: un attacco che fa del tiro dall’arco la sua forza con alle spalle una difesa più che compatta.

Probabilmente è l’unica squadra, insieme all’Olimpia Milano, a cui la parola “solidità” si può applicare senza parsimonia. Quello che hanno dimostrato i “reds” durante l’anno è che le fiammate di inizio anno non erano fuochi di paglia, ma il risultato di un percorso iniziato da Bartzokas già l’anno scorso, che quest’anno ha iniziato a raccogliere quello che aveva seminato.

15-13 il record finale dei monegaschi, ma qui il discorso è ben diverso rispetto a quello fatto sopra. La stagione di Monaco, infatti, si può dividere benissimo in due metà nette. La prima sotto Zvezdan Mitrovic alquanto deludente e poco produttiva con un misero 3-9 di record. La seconda, invece, capitanata da coach Sasa Obradovic di tutt’altro sapore: 12-4. Dal 22 dicembre solo tre sconfitte: quella al supplementare contro il Real, quella rocambolesca in casa con lo Zalgiris e quella al Palau. Per il resto solo vittorie.

I numeri di una squadra rivoltata come un calzino su cui è stato fatto un lavoro semplice e al tempo stesso complesso: esaltare fino all’ultimo centimetro le singole qualità dei giocatori a disposizione. Perché quando sulla carta sei inferiore all’avversario per nomi, ma te la giochi e vinci, allora significa che dietro è stato fatto un ottimo lavoro. Quello fatto da Obradovic appunto.

Lo abbiamo scritto più volte: da quel 22 dicembre Monaco, dopo il Barcelona, ci è sembrata la squadra che ha espresso la migliore pallacanestro d’Europa per qualità e risultati.

Olympiacos Monaco Motiejunas
Donatas Motiejunas al lavoro

Lo stato di forma

Sulla carta ottimale per entrambe le compagini. Soprattutto per Monaco: la squadra di Obradovic in Euroleague viene da una striscia di vittorie impressionante (in particolar modo se si toglie la caduta normalissima al Palau di Barcellona).

La lunga cavalcata da dicembre degli uomini di Obradovic non sembra aver lasciato nemmeno troppe scorie fisiche ai vari giocatori: nelle ultime gare viste non si sono notate particolari avvisaglie in questo senso. Questo periodo di pausa tra fine della regular season e l’ inizio dei playoffs, tra l’altro, può essere servito ai monegaschi per ricaricare davvero al massimo le energie per dare battaglia fin da subito al Pireo.

Discorso un po’ diverso per i greci che in teoria dovrebbero essere riposatissimi in vista del 20 di aprile. L’Oly, infatti, non gioca in Eurolega dall’1 aprile: tra quella data e l’inizio dei playoffs passerebbero praticamente tre settimane. Un lasso di tempo per niente insignificante.

E’ vero che nel frattempo i greci sono stati impegnati in territorio nazionale, ma diciamo che i test non sono stati molto probanti in un campionato il cui livello non si fa notare per qualità. Ecco allora che il fatto di non giocare “gare importanti” da quasi un mese potrebbe essere un fattore da non sottovalutare per i reds che non dovranno sbagliare l’approccio alla gara.

Soprattutto perché dall’altra parte c’è una squadra che ti attacca fin da subito e che alza i ritmi in un amen: non ci sarà spazio per i cosiddetti momenti di studio.

Mike James
Mike James al lavoro

Situazione infortuni

Nessuna delle due squadre (covid a parte) durante la stagione ha avuto tra i suoi ranghi gravi o numerosi problemi fisici: gli allenatori, bene o male, hanno potuto contare spesso sulla gran parte dei componenti del roster.

La situazione anche in vista di gara 1 e della serie in generale è al momento la stessa. Nessun problema di infortuni per coach Obradovic che potrà contare su tutti i suoi giocatori. L’unico dubbio in casa Olympiacos, invece, è legato alla presenza di Livio Jean-Charles che al momento è dato come “game-time decision”.

Insomma, nessun intoppo all’orizzonte che potrebbe rovinarci lo spettacolo.

Duelli chiave

Molto stuzzicante ed intrigante la sfida tra Mike James e Kostas Sloukas, due playmaker decisivi a queste latitudini, eppure tanto diversi. Il primo genio e follia; il secondo molto più di sistema e ragionatore. Due punti di vista quasi completamente opposti di giocare la pallacanestro.

Anche se MJ sarò molto meno con la palla in mano rispetto a Sloukas che, invece, sarà il motore di gran parte delle azioni offensive della sua squadra. Il fenomeno di Portland, infatti, lascerà spesso il compito di iniziare l’azione a Leo Westermann o Paris Lee per concludere l’azione stessa giocando anche lontano dalla palla. Sembra questa la formula più vincente con cui impegnare l’ex CSKA; ovvero quella che lo ha reso quest’anno un candidato per il premio di MVP.

Kostas Sloukas, l’anima dell’Oly

L’altro duello sarà quello che vedrà il candidato numero uno per il MIP (ed anche qualcosa di più) Sasha Vezenkov contro Diallo e Bacon. Obradovic spesso cambia i suoi quintetti e Vezenkov potrebbe trovarsi contro entrambi. Dovrà essere bravo a giocare contro il grande atletismo dei due, difensori che potrebbero metterlo in difficoltà limitando la sua efficacia dall’arco.

L’altra grande sfida sarà poi sotto canestro: quale soluzione adotterà Obradovic contro la montagna Moustapha Fall (è il lungo Oly che gioca più minuti anche se non quello che di solito chiude i finali di partita). Si può optare per la qualità di Motiejunas, ma, sapendo dell’atavica lentezza negli spostamenti di Fall, potrebbe essere molto interessante mettergli contro uno con l’agilità e l’atletismo di Donta Hall. Il centro di Bartzokas allora potrebbe ritrovarsi in grave difficoltà nel contenere le velocità del pari ruolo avversario, costringendo il suo allenatore a rivedere magari le rotazioni. L’arma Donta Hall potrebbe essere una di quelle decisive per Monaco.

L’atletismo di Donta Hall

E, poi, il grande duello sarà tra i sistemi proposti dalle due squadre. Quello dei greci fatto di sistema, di solidità e compattezza; quello dei monegaschi fatto di ritmi alti, atletismo e arrembaggi. L’impressione, leggendo i dati, è che la vincente della serie sarà la squadra che riuscirà ad essere più incisiva dall’arco (o a limitare di più l’altra: è la stessa cosa) ed a raccogliere più rimbalzi – come hanno giustamente sottolineato Menego e Marza.

La bellezza di questa serie sta proprio qui: nello scontro tra due filosofie di gioco tanto diverse e tanto efficaci allo stesso tempo.

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