Real Madrid, la crisi nei numeri e nel rendimento

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Real Madrid alle prese con il momento più delicato della stagione. La squadra che stava dominando in patria ed in Europa sembra non saper più vincere.

«Uno squadrone!», «Sono i netti favoriti per questa Eurolega», «Non vedo come non si possa non considerarli già alle Final 4», «Hanno una profondità ed una forza sotto canestro che non ha eguali»…

Sono solo alcune delle affermazioni che abbiamo letto (e noi siamo stati i primi a scriverle) riguardo il Real Madrid sino ad almeno la secondà metà di gennaio. C’era quella sorta di nemesi chiamata Barcellona, una serie di sconti diretti che non davano scampo ai “blancos” che anche in occasione della finale di Supercopa a settembre erano stati sotto abbondantemente in doppia cifra e salvati solo da un Sergi Llull stellare, tuttavia Madrid sembrava non avere rivali.

Barça-Real

Prima del 23 gennaio, data del rovescio interno di Liga contro i blaugrana, il record in patria diceva 16/1, con la sola Gran Canaria passata al Wizink in un ormai lontano 24 ottobre. In Eurolega, estendendo il periodo al 4 febbraio, si stava sul 20/3: sconfitte soltanto ad Atene sponda “reds”, a Kazan e sempre a Barcellona. Il tutto con la Supercopa già in bacheca ad attestare una ragione sino ad allora immacolata.

A cavallo della fine di gennaio è iniziato un vero e proprio tracollo in termini di risultati. E di prestazioni.

«Sono preoccupato perchè abbiamo perso il nostro ritmo e non riusciamo più a trovarlo» lamentava giustamente Pablo Laso in quelle settimane.

Dopo la metà di febbraio è stato tempo di Copa del Rey, persa ma tutto sommato nemmeno troppo negativa, se mai una sconfitta col Barça possa non essere considerata negativamente da quelle parti.

Copa del Rey

«Scambio volentieri una sconfitta oggi con la vittoria in finale di Eurolega» ci diceva la mattina della finale di Copa a Granada una fonte “merengue”. C’era consapevolezza del momento difficile, ma anche certezza di voler andare fino in fondo, poiché alla fine di ogni discorso l’Eurolega è quella che pesa di più e lì i madrileni volevano, e vogliono, arrivare.

Vittoria non brillante col Breogan nei quarti, successo molto più convincente in semifinale con Tenerife e poi la finale persa coi rivali di sempre, quando quel “layup” mancato di Deck ha cambiato il destino del trofeo. Allarme? Prova rientrato.

Ma torniamo alla fine di gennaio…

Il 23/1, perso il “clàsico liguero” 75-85, inizia il crollo. Da allora 9 gare giocate e ben 6 sconfitte, con W arrivate contro Malaga e Burgos in trafserta e con il solo Urbas Fuenlanbrada in casa. Al Wizink oltre ai blaugrana hanno banchettato Andorra, Valencia, Baskonia e Manresa mentre fuori casa, dove c’era in corso un “clean sheet”, si è caduti domenica sorsa al Santiago Martin di Tenerife.

Eurolega? 2/7 il record dall’8 febbraio. Battute (in casa) Milano ed Asvel, sconfitta da incubo sempre a Madrid col Barça, sono arrivate cadute in serie lontano dal parquet amico. Fenerbahçe, Zalgiris, Stella Rossa, Efes, Maccabi e Panathinaikos: 4 di queste squadre non fanno i Playoff e due sono le peggiori della stagione.

Come può essere che una squadra del genere, che pareva dominante, si ritrovi ad un totale combinato tra Liga ed Eurolega di 5 successi e 13 sconfitte, cui va aggiunto il 2/1 di Copa del Rey?

Detto molto sinceramente, facciamo fatica a capirlo. Sia tecnicamente che dal punto di vista ambientale.

Che Madrid non sia una piazza facile lo sappiamo bene, ma esattamente come sappiamo bene quanto alto sia il valore di un Pablo Laso che ha perfettamente capito una cosa che tanti altri condottieri, nel basket come nel calcio, non hanno compreso bene: qualunque cosa tu vinca, qualsiasi record tu stabilisca, il Real sarà sempre più importante e glorioso di quanto tu possa dare al club. Non per niente si parla del club più importante del mondo.

Le parole dei coach | Eurodevotion

Sono circolate voci di una rottura col Coach da parte di alcuni giocatori e di alcuni dirigenti, che però non pare abbiano avuto alcun legame con la realtà, ma si sa, da questo punto di vista la capitale è particolarmente delicata.

Ed allora, che succede?

Riconfermando la nostra difficoltà, si può però ragionare su alcuni punti chiave.

Il rendimento di giocatori come Huertel e Williams-Goss, su cui c’erano tanti dubbi dall’inizio, ha subito un crollo deciso soprattutto nei momenti in cui la palla scotta maggiormente. Avere la squadra completamente nelle mani di Sergi Llull, vista l’assenza prolungata di Fabien Causeur, ha reso le cose molto complicate poiché il campionissimo maiorchino non può essere l’unica arma nei ruoli 1-2 alla sua età e coi gravi infortuni che ha alle palle, anche recenti.

Eurodevotion-Backdoor Podcast

L’impatto di Guerschon Yabusele, devastante per tre-quattro mesi, ha subito una notevole diminuzione. Gli anno preso le misure? Una sorta di “rookie wall” per questi livelli? La sofferenza dall’arrivo di quel Gabriel Deck che va ad occupare spesso la zona del campo in post tanto cara a chi è stato soprannominato da Jaylen Brown ai tempi di Boston “orso ballerino”? Tutte possibilità concrete, di fronte ad una realtà che non lascia dubbi sulla sostanza delle cose.

Real-Maccabi | Round 13

Tavares e Poirier, la coppia che nessuno ha, nemmeno lontanamente. Il capoverdiano resta la nota eternamente positiva in questo roster: il suo, ed anche di più, lo porta sempre ma non si può certo pensare che un corpaccione del genere sia al 101% per nove mesi. Il suo pari ruolo francese ha giocato alcune gare raccapriccianti, dopo aver fornito diverse prove convincenti nella prima parte di stagione. Il fatto di essere la seconda punta nel ruolo dietro a “Edy” può essere causa di sofferenza? La realtà, anche in questo caso, ci racconta di un giocatore spesso troppo lontano dai fasti di Vitoria, quando dominava in lungo ed in largo l’Eurolega.

Gabriel Deck

Infine Gaby Deck e Fabien Causeur. Il primo è tornato dalla disgraziate esperienza NBA, ci ha messo un po’ ma sta ritrovando la forma migliore, quella di uno che sposta eccome ad alto livello. Ma spazio a lui vuol dire toglierlo ad altri, e qui forse manca un po’ di equilibrio al quale deve lavorare Laso. Causeur è l’ago della bilancia di questa squadra dai tempi di Doncic. Averlo in campo in salute o non averlo fa tutta la differenza del mondo e la sua assenza delle ultime settimane lo dimostra ampiamente.

Sullo sfondo di tutti questi nomi c’è quello di Pablo Laso, vera e propria leggenda della panchina, ormai stabilmente nella storia del club e della pallacanestro mondiale. 11 anni di trionfi, di traguardi raggiunti e di gioco di altissima fattura. Mettere in dubbio lui vuol dire essere una parallela ai concetti di pallacanestro, oltre che non leggere nel lavoro in corso in queste settimane difficili.

A tal proposito citiamo le parole di David Blatt ad Area 52 ieri sera: «Se sulla panchina c’è uno come Pablo Laso credo tu abbia grandi possibilità».

Sin dalla palla a due della trasferta di Istanbul, la scorsa settimana, così come in Liga, si è visto un chiarissimo tentativo di rivoluzione del ritmo, in ottica crescita dal punto di vista di transizioni rapide, entrate nei giochi molto più immediate e circolazione di palla più intensa. Operazione riuscita per diversi tratti delle gare ma che non si è confermata sui 40 minuti, portando ancora a diverse sconfitte. E’ la strada giusta? Personalmente riteniamo di sì, sebbene si debba fare i conti con accelerazioni continue che richiedono uno sforzo extra a senatori ormai avanti con gli anni e che quindi possono garantirle per limitati tratti delle gare. Così come non si può chiederlo a Tavares per troppi minuti ed allora diventa fondamentale l’apporto di Poirier per la riuscita del piano.

In sostanza, pensiamo che sì, aumentare il ritmo possa essere la via che riporti il Real in alto ma per quello è necessario che quasi ogni componente del roster possa portare il proprio tassello in un mosaico complicato ma potenzialmente vincente.

Il futuro prossimo ci dirà già molto. Venerdì il Bayern al Wizink Center per blindare la seconda piazza europea, poi domenica altro “clàsico” al Palau: occasione di svolta o prolungamento del tunnel?

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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